Elkann: «Fiducia nei pm, ne usciremo più forti»

Calcio

Il sistema delle plusvalenze rischia di mandare in tilt non solo la Juventus ma l’intera Serie A

Elkann: «Fiducia nei pm, ne usciremo più forti»
John Elkann con Christine Lagarde. © EPA/TINO ROMANO

Elkann: «Fiducia nei pm, ne usciremo più forti»

John Elkann con Christine Lagarde. © EPA/TINO ROMANO

Non solo Juventus. Il sistema delle plusvalenze incrociate rischia di mandare in tilt il calcio italiano. «È un fenomeno che può mandare in crisi i club che lo adottano perché genera ricavi fittizi senza liquidità». A parlare all’ANSA è una fonte della Covisoc, l’organismo di controllo sulle società di calcio che a partire dall’autunno 2020 ha individuato «decine di operazioni» e che lo scorso ottobre ha inoltrato il tutto alla procura della Figc. Nel rapporto la società bianconera è quella che compare più volte, ma non è l’unica: ci sono il Napoli, il Pescara, il Parma, la Sampdoria, l’Empoli, il Chievo ora fallito e tante altre.

Lo schema, a quanto pare, permette di mascherare le tribolazioni finanziarie dei club. Ma a gioco lungo potrebbe avere effetti disastrosi sulla solidità finanziaria delle squadre. Senza contare i guai con la giustizia penale se non altro - questa è l’opinione della Guardia di Finanza e della procura di Torino - per la Juventus, visto che è quotata in borsa ed è quindi soggetta a una normativa differente.

Il presidente di Exor, John Elkann, oggi ha spronato i bianconeri. «Nell’affrontare le difficoltà ci si rafforza. Per ogni società i momenti difficili esistono: è importante affrontarli. Ci sono un nuovo cda, un nuovo amministratore delegato, un nuovo direttore sportivo e un nuovo allenatore che, con il vicepresidente e il presidente, stanno affrontando i problemi in campo e fuori dal campo. Sono convinto che il futuro sarà importante come il passato».

Quanto agli accertamenti di procura e guardia di finanza, Elkann sottolinea che il club «sta collaborando con gli inquirenti e confida che sarà fatta luce su tutti gli aspetti». Dopo le perquisizioni di venerdì sera e le iscrizioni ‘eccellenti’ nel registro degli indagati, tra cui quella del presidente Andrea Agnelli, del vice Pavel Nedved e dell’ex direttore generale Fabio Paratici, considerato l’artefice del sistema plusvalenze, la procura ha continuato a convocare testimoni. Oggi, per un paio d’ore, è stata la volta di Paolo Morganti, Head of football operations della società. Il manager era arrivato nel 2019 dal Novara inizialmente con l’incarico di responsabile della gestione organizzativa del settore giovanile. Sugli scambi di ragazzi e ragazzini ( dagli Under 23 agli under 17 ) si è concentrata una parte delle attenzioni di pubblici ministeri e investigatori delle Fiamme Gialle.

Finora le testimonianze delle «persone informate sui fatti» ascoltate in questi giorni non sono state giudicate pienamente soddisfacenti. Il fascicolo di indagine è però ricco di intercettazioni telefoniche dal contenuto che sembra inequivocabile. Ecco perché al quinto piano nel palazzo di giustizia si pensa che le indagini siano già sul punto di chiudersi. In ballo ci sono i 282 milioni di plusvalenze considerate fittizie. A quanto pare non ci sarà neppure bisogno di una consulenza per tentare una stima del valore effettivo dei giocatori basata su parametri oggettivi: quello che conta è ciò che è stato messo nero su bianco nelle carte. Nel caso della Juventus, secondo i pm, si tratta di una specie di falso in bilancio per omissione. La plusvalenza sarebbe stata fatta maturare su operazioni di scambio di giocatori caratterizzate da valori maggiorati in modo fraudolento: il ricavo non era «liquido» ma esclusivamente contabile. Gli inquirenti sono convinti che il sistema sia stato ideato per far fronte alle difficoltà generate da investimenti fuori budget E dai costi connessi ad acquisti e stipendi «scriteriati». Un faro è stato acceso anche sui rapporti fra la società e Cristiano Ronaldo. In una conversazione intercettata dalla procura si sentono i manager fare riferimento a «una carta che teoricamente non dovrebbe esistere». Si pensa che sia una scrittura privata. Ma la Guardia di Finanza, secondo quanto si è appreso, a oggi non è riuscita a recuperarla.

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