Esultanze albanesi, vittoria svizzera

Ritorno al futuro

Lo sport è fermo: quale occasione migliore per viaggiare fra i ricordi e gli archivi del Corriere del Ticino? Ripercorriamo l’emozionante e controverso successo della Svizzera contro la Serbia ai Mondiali russi del 2018, quelli segnati dal gesto dell’aquila a due teste – IL VIDEO

Esultanze albanesi, vittoria svizzera
Le esultanze che hanno sollevato un polverone. ©Keystone/Laurent Gillieron

Esultanze albanesi, vittoria svizzera

Le esultanze che hanno sollevato un polverone. ©Keystone/Laurent Gillieron

L’abbiamo chiamata «Ritorno al futuro», invero senza troppa fantasia. È una rubrica figlia dell’emergenza e, va da sé, della mancanza di eventi sportivi live. E allora, se non possiamo vivere il presente proviamo almeno a correre indietro con la memoria. Ripescando, stavolta, la discussa vittoria della Svizzera nella seconda sfida del gruppo E ai Mondiali in Russia del 2018: un successo, quello contro la Serbia, segnato indelebilmente dalle esultanze dell’aquila di Xhaka e Shaqiri. Riviviamo quella partita palpitante grazie all’articolo di Marcello Pelizzari, inviato a Kaliningrad per l’occasione.

Dal timore di non farcela all’apoteosi, passando per esultanze polemiche e una prova da incorniciare. La Svizzera ha sconfitto la Serbia e compiuto un passo decisivo verso gli ottavi. Per raggiungerli basterà un punto.

I primi cinque minuti dei rossocrociati sono stati allucinanti. Letture sbagliate, errori, paura. Il vantaggio dei serbi ha mandato in visibilio lo stadio, con i russi a tifare le aquile bianche assieme ai loro «gemelli». Il gol di Mitrovic è stato propiziato da un disimpegno da codice penale di Zuber e, in seconda battuta, da una marcatura diciamo ipotetica (nel senso che non c’è stata) di Schär. Gli avversari quasi non ci credevano.

La Svizzera ha avuto il merito di restare aggrappata al match. E di reagire, nonostante un Seferovic per l’ennesima volta fra l’indolente e il depresso. Gli elvetici hanno pure costruito tre occasioni nella prima frazione. Tutte con Dzemaili, che però ha sprecato come peggio non avrebbe potuto. Parallelamente, la spinta dei serbi si è fatta sempre meno forte. Giusto un paio di situazioni delicate sul finire del tempo, ma per il resto nulla.

La ripresa è cominciata con l’agognata entrata di Gavranovic là davanti e con una Nazionale determinatissima a ribaltare il risultato. Il pari è arrivato subito grazie ad una staffilata di Xhaka, uno dei tre giocatori di origine kosovara. Granit si è sfogato con l’esultanza dell’aquila a due teste. Un chiaro riferimento alla bandiera albanese e un chiarissimo schiaffo alla Serbia. Il gesto, inutile dirlo, ha creato scalpore e genererà polemiche su polemiche. Sia in Svizzera (perché mai un calciatore elvetico dovrebbe esultare in questo modo?) sia all’estero.

Colpita nell’orgoglio, la Serbia ha provato a sua volta a rialzare la testa. Ma si è scontrata con una Svizzera padrona del campo. Shaqiri ha fatto vibrare i tifosi con un missile che ha scheggiato l’incrocio dei pali. «Crediamoci» ha urlato Petkovic da bordocampo. E i nostri ci hanno creduto. Sempre di più, in un crescendo di emozioni e folate offensive da grande squadra. Quanto carattere, quanta determinazione, quanta foga nel cercare questa benedetta vittoria.

Il guizzo è infine arrivato. Lungo lancio di Gavranovic - buona prova per lui - verso l’imprendibile Shaqiri. Il folletto ha resistito alla carica del difensore, poi ha pennellato un gol tanto bello quanto importante. Come Xhaka, anche «XS» ha esultato mimando l’aquila con le mani. Quindi si è tolto la maglietta e ha mostrato i muscoli alla folla. I muscoli suoi e quelli di una Svizzera mai doma, capace di superare l’ostacolo serbo e di guardare al domani con un sorriso.

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