Europa sì o no? Al Lugano serve un’inversione a U

Calcio

Nel confronto con le avversarie dirette Basilea, Servette e Lucerna, i numeri dell’ultimo mese condannano i bianconeri - Solo il Losanna arranca - Restano in palio 12 punti, ma la squadra deve ritrovare smalto e idee - I precedenti e la variabile Coppa Svizzera

Europa sì o no? Al Lugano serve un’inversione a U
Ziegler, Sabbatini e Maric in azione al Letzigrund di Zurigo. © Keystone/Alexandra Wey

Europa sì o no? Al Lugano serve un’inversione a U

Ziegler, Sabbatini e Maric in azione al Letzigrund di Zurigo. © Keystone/Alexandra Wey

Da avvenente a malapena graziosa. Ancora una volta sono bastati tre passi falsi nel giro di poche settimane per ridimensionare la classifica del Lugano. Oddio, le prospettive dello scorso febbraio non suggerivano nulla di buono, con il nono posto fattosi pericolosamente vicino. In attesa della matematica, oggi la salvezza è invece in tasca ai bianconeri e i rimuginamenti interessano i piani alti della Super League. Ma se dirigenza e staff tecnico puntano apertamente a chiudere «il più in alto possibile» - tradotto: al secondo posto - è lecito chiedersi se ambizioni e prestazioni sul campo stiano andando di pari passo. O se, come sembra, questo finale di stagione rischia di lasciare l’amaro in bocca alla squadra allenata da Maurizio Jacobacci. «La qualificazione non era vicina prima e non ci è sfuggita di mano a Zurigo» ha tenuto comunque a precisare il presidente Angelo Renzetti. «Abbiamo ancora quattro partite e sono convinto che tutto si deciderà all’ultima giornata».

Che bagarre

Anche due mesi e mezzo fa, dicevamo, il Lugano era inciampato per tre weekend di fila. Sotto pressione e avvolti da un buon numero di critiche, Sabbatini e compagni avevano tuttavia reagito in modo prorompente. E così, un risultato utile dopo l’altro, la «zona Europa» era tornata di stretta attualità. Bene. Ora ci risiamo. Nelle ultime cinque uscite gli scivoloni sono stati per l’appunto tre (per sei punti conquistati), con conseguente mini fuga della premiata ditta Basilea-Servette. Non solo. A questo giro i margini per rilanciarsi sono esigui. La sfida casalinga contro il Vaduz, sabato prossimo, ha tutti i crismi dell’ultima chiamata e vincere potrebbe persino non bastare. Sì, perché nella rincorsa al secondo e al terzo posto le avversarie dirette stanno meglio del Lugano. Lo dicono i numeri dell’ultimo mese. Dopo essersi sbarazzato di Ciriaco Sforza, il Basilea è - guarda caso - rinato. Nelle ultime cinque partite i renani hanno infatti racimolato 11 punti su 15. Il Servette, pure a +4 dai bianconeri, ha incamerato tre vittorie e due sconfitte, rilanciandosi proprio a Cornaredo poco più di una settimana fa. Appena sotto i sottocenerini, non intendono inoltre arrendersi Lucerna e Losanna. In particolare è la compagine guidata dall’ex Fabio Celestini ad aver ripreso slancio: in cinque gare sono arrivati 10 punti. E, dettaglio, pure i lucernesi hanno fatto il pieno di fiducia a Cornaredo prima di accelerare. I quarti di finali di Coppa Svizzera, già. Ad arrancare quanto i bianconeri è per contro il Losanna, reduce da soli 5 punti in altrettante gare.

Diverse carte, nessun jolly

Oltre al già citato Vaduz, il calendario bianconero prevede il match casalingo con il Sion e due appassionanti scontri diretti: a Basilea e Lucerna, per quella che sarà l’ultima curva della stagione. Riassumendo: due avversari si batteranno per non retrocedere, gli altri per fare conoscenza con la neonata Conference League (e il suo montepremi). Insomma, senza il giusto mordente il Lugano rischia di restare con un pugno di mosche in mano. Non solo. Insieme al carattere - venuto completamente meno domenica al Letzigrund - mister Jacobacci dovrà ritrovare smalto e idee. E qui, inutile nasconderlo, qualche interrogativo si pone. In attesa di conoscere le prognosi degli infortuni occorsi a Mijat Maric e Mattia Bottani - imprescindibili per le sorti del gruppo -, l’impressione è che al tecnico manchi maledettamente un jolly. La lente d’ingrandimento, va da sé, svetta sul reparto offensivo, la cui sterilità rimane un problema irrisolto. Abubakar non vede più la porta, Ardaiz lo fa raramente, mentre Gerndt oramai ha smesso di incidere. Al tramonto della scorsa stagione, a irradiare fino all’ultimo il gioco del Lugano era stato Christopher Lungoyi. Parliamo però di un giocatore diventato nel frattempo inconcludente e a tratti irritante.

La fortuna? Certo che conta

Ad assistere i bianconeri potrebbe dunque essere la fortuna. No, non scherziamo. Prendete le qualificazioni all’Europa League del 2017 e 2019. In entrambi i casi, l’accesso alla fase a gironi della competizione si era concretizzato all’ultimo respiro e grazie a un concatenamento clamoroso di risultati. Ricordate? La squadra di Paolo Tramezzani era passata dalla disperazione - la sconfitta casalinga con il Lucerna - al godimento assoluto (con il Grasshopper in grado di pareggiare a Sion in una partita infinita). Due anni dopo gli uomini di Celestini non andavano oltre il 3-3 a Cornaredo, con Brlek a riacciuffare il GC all’86’. Né San Gallo, né Lucerna, né Thun - alla fine appaiati ai bianconeri a quota 46 - riuscivano però a primeggiare per punti o differenza reti. Oggi la dea bendata ha invece i lineamenti sinuosi della Coppa Svizzera. In caso di vittoria finale del Servette (e secondo o terzo posto degli stessi granata in campionato), a beneficiare del pass per l’Europa sarebbe in effetti la quarta forza del torneo. In casa Lugano, insomma, è severamente vietato mollare la presa.

Tempo di semifinali

E a proposito di Coppa. Martedì pomeriggio e mercoledì sono in programma le semifinali Aarau-Lucerna e Servette-San Gallo.

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