Calcio

Fabio Celestini e un Lugano da dipingere

L’allenatore bianconero è soddisfatto del materiale a sua disposizione: «Ho tanti pennelli e posso divertirmi»

Fabio Celestini e un Lugano da dipingere
L’allenatore del Lugano Fabio Celestini. (Foto Reguzzi)

Fabio Celestini e un Lugano da dipingere

L’allenatore del Lugano Fabio Celestini. (Foto Reguzzi)

La tavolozza di Fabio Celestini è piena zeppa di colori sgargianti. Sì, l’allenatore del Lugano potrebbe dipingere un quadro meraviglioso. Lo dice apertamente, vestendo i panni del pittore innamorato. «Ho tante soluzioni davanti a me, quest’anno mi diverto».

Il volto in effetti è rilassato.La parlata è sciolta. «È la squadra più forte che abbia mai allenato» ribadisce sorridendo il mister. «In linea generale e considerando le caratteristiche dei giocatori, dico di sì. Poi non è che abbia allenato chissà quali formazioni in passato. Il paragone è piuttosto facile visto che arrivo da Losanna. Ma, ripeto, sono contentissimo del materiale a disposizione».

Felicità, consapevolezza, voglia. E aspettative. Il presidente Angelo Renzetti – in un certo senso – chiede la Luna. Proprio adesso che impazzano le celebrazioni per l’impresa dell’Apollo 11. Il tecnico è pronto a soddisfarlo? «Anche io ho delle aspettative. Banalmente, voglio un campionato il più tranquillo possibile. Non sarà semplice ad ogni modo, dal momento che il Servette neopromosso non ha costruito una squadretta e lo stesso vale per le altre società. Le aspettative, riassumendo, sono quelle dell’anno scorso. Veniamo da un terzo posto, è vero. Ma non significa nulla. E ci sbagliamo di grosso se pensiamo dall’oggi al domani di poter puntare alla Champions. Siamo competitivi, sappiamo di poter fare bene. Anzi, vogliamo fare bene. Tuttavia c’è anche la realtà».

L’inizio di un’annata è sempre «un po’ speciale» racconta Celestini. «Il calcio d’altronde non è una scienza esatta. Le incognite sono dietro l’angolo». Per sfangarla a Zurigo servirà sicuramente un Lugano più cattivo negli ultimi metri. «Contro l’Inter l’80% dei compiti è stato svolto egregiamente. Ricordo una ventina di uscite con la palla dalla nostra zona difensiva. Poi, però, praticamente non abbiamo mai tirato in porta. Ai ragazzi ho detto: se fate bene per ottanta metri di campo, dovete avere anche la voglia di ammazzare l’avversario sotto porta. Può darsi sia una questione di scelte e tranquillità, non solo di cattiveria».

Per la prima volta dal ritorno in Super League il Lugano si ritrova senza un riferimento importante. Giovanni Manna. «Manca, eccome» ammette Celestini. «Lui faceva da collante fra dirigenza e squadra. Da quando è partito Giovanni il mio rapporto con Angelo Renzetti si è intensificato. Bisognava colmare un vuoto, diciamo. Il presidente ha bisogno di feedback reali da parte di chi vive quotidianamente la realtà della squadra. Ma parlo molto di più con i giocatori, anche. Adesso sono meno sul campo eppure questo doppio ruolo non mi pesa». A colmare il vuoto citato da Celestini c’è anche Marco Padalino. «Si sta inserendo, sì. Deve iniziare a muoversi e capire se il ruolo è tagliato per lui».

La gestione del gruppo, lo sostiene pure il presidente, è una chiave per spiegare i recenti successi del Lugano. Celestini puntualizza: «I miei non sono ragazzi semplici. Sono tutti bravissimi, ma non sono semplici da gestire. Come allenatore devi spendere del tempo per capire i loro caratteri e le loro esigenze. Ogni giocatore è un mondo a parte». Già. E ogni squadra è un quadro da dipingere.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Calcio
  • 1