Galvao su Braga: «Lo spettacolo non è la sua priorità»

Calcio

L’indimenticato difensore bianconero Mauro Galvao descrive il connazionale, suo allenatore ai tempi del Vasco da Gama: «Ama il gioco di transizione ed è una persona schietta»

Galvao su Braga: «Lo spettacolo non è la sua priorità»
Mauro Galvao dopo l’exploit di San Siro, in Coppa UEFA. ©CdT/Archivio

Galvao su Braga: «Lo spettacolo non è la sua priorità»

Mauro Galvao dopo l’exploit di San Siro, in Coppa UEFA. ©CdT/Archivio

È stato uno dei giocatori più amati di sempre a Cornaredo. Anche lui brasiliano. E, guarda caso, alla fine degli anni Novanta allenato proprio da Abel Braga al Vasco da Gama. «Le nostre strade si sono incrociate per un paio di mesi» ci racconta Mauro Galvao, indimenticato difensore bianconero. Lo abbiamo contattato in Brasile per avere qualche dritta sul nuovo allenatore del Lugano. «Un bravo allenatore» sostiene Galvao: «L’operazione, non lo nego, mi ha un po’ sorpreso. Parliamo di un profilo che normalmente viaggia su uno stipendio ben lontano dalla realtà bianconera. Ma forse i nuovi investitori hanno davvero tanti soldi a disposizione». Mauro si dice quindi curioso: «Seguirò con molta attenzione le gesta di Braga. Spero che possa fare il bene della società e della città, la mia seconda casa».

Okay, ma che tipo è l’ex Internacional di Porto Alegre? «Una brava persona, anche se molto esigente. È un tecnico vincente, che ha portato in panchina la stessa grinta che aveva in campo da difensore. Mi ricordo anche la sua serietà e la sua schiettezza: se c’era qualcosa da dire non ci pensava due volte». Galvao si sofferma poi sulla filosofia sportiva di Braga: «Ama le transizioni veloci, chiudendo prima gli spazi agli avversari e ripartendo poi. In questo senso fa spesso e volentieri affidamento ad attaccanti rapidi. Lo spettacolo non è il suo primo obiettivo. No, la priorità è fare risultato e la fama se l’è costruita così. Come tipo di gioco, e con i dovuti distinguo, mi viene in mente in Liverpool».

Ora - si sussurra - molti giovani brasiliani potrebbero sbarcare a Lugano. «Molto dipenderà dalla strategia dei nuovi amministratori» osserva Galvao: «Non sarebbero comunque i primi a cercare di valorizzare questi elementi per poi rivenderli a prezzi più alti». Mauro, nell’estate del 1990, arrivò in Ticino da giocatore scafato: «Erano però altri tempi. Oggi tutto va più veloce e tante promesse verdeoro sono per certi versi costrette a bruciare le tappe. A diventare uomini prima. Lugano, a mio avviso, può essere un’ottima piazza per lanciare la propria carriera. La lingua non è così complicata e l’ambiente è piacevole. Meglio, comunque, avere un famigliare con sé. La saudade, infatti, può fare brutti scherzi».

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