Helvetia Cup: un saluto dal Werder Brema

Calcio

Florian Kohfeldt oggi allena i biancoverdi in Bundesliga ma conosce bene il torneo – «Vi partecipavamo sempre quando guidavo la U16: a Lugano sarà spettacolo vero»

Helvetia Cup: un saluto dal Werder Brema
Florian Kohfeldt oggi allena la prima squadra del Werder Brema, ma partecipò all’Helvetia Cup con la U16 dei tedeschi. (Foto Keystone)

Helvetia Cup: un saluto dal Werder Brema

Florian Kohfeldt oggi allena la prima squadra del Werder Brema, ma partecipò all’Helvetia Cup con la U16 dei tedeschi. (Foto Keystone)

Ci siamo quasi, l’Helvetia Cup sta per arrivare a Cornaredo. Lugano non vede l’ora di accogliere la manifestazione, che raduna il meglio del calcio giovanile. Ne sa qualcosa Florian Kohfeldt, allenatore del Werder Brema in Bundesliga che a suo tempo partecipò al torneo alla guida di una giovanile dei biancoverdi. «Il torneo – ci dice – viene sempre organizzato molto professionalmente. Mi ricordo che l’ambiente in generale, l’atmosfera e i campi da gioco avevano impressionato positivamente sia giovani calciatori sia noi allenatori. In più, nel contesto di questa competizione avevamo potuto confrontarci con le grandi potenze del calcio internazionale. Questo aspetto ha un’importanza enorme nella maturazione dei giocatori».

Quanto è importante questo torneo per la preparazione della stagione agonistica? Lei ha potuto far tesoro di alcune esperienze che poi l’hanno aiutata nel prosieguo della carriera?

«L’Helvetia Cup era uno dei due grossi tornei a cui partecipavamo con il Werder Brema U16 durante l’anno. Si inseriva sempre a pennello nella fase di preparazione. Tuttavia, nel calcio giovanile è molto più importante badare alla crescita individuale dei singoli giocatori che a obiettivi stagionali di squadra. Proprio per questo è vitale giocare contro compagini di livello internazionale».

Tornei come l’Helvetia Cup, quindi, sono utili anche per la crescita tecnica e caratteriale dei giocatori?

«Sicuro. Caratterialmente un torneo del genere è sempre importante per una squadra. Poi, testare diversi stili di gioco e osservare come si gioca a calcio in altre nazioni è oltremodo interessante. Però non si può in alcun modo trascurare la crescita personale dei singoli giocatori. I ragazzi sono in viaggio con la squadra, lontano da casa. Sono esperienze uniche alla loro età».

In che misura invece il contesto inclusivo del torneo, che viene affiancato da una competizione per squadre special needs, influenza il percorso di crescita dei calciatori?

«Beh, il confronto umano con ragazzi portatoridi handicap rende il torneo qualcosa di veramente speciale. Davvero. I giocatori accumulano esperienze preziose, che prescindono dall’aspetto prettamente sportivo e che, a loro volta, si inseriscono nel percorso di crescita personale dei ragazzi».

Quale consiglio può dare agli allenatori che saranno presenti al torneo?

«Trovo sempre difficile dare consigli ad altri allenatori. A tornei di questo calibro sono presenti coach molto preparati, che sanno benissimo cosa fanno. Sarò breve. Auguro a tutti tanto divertimento; spero che riescano a godere appieno dell’atmosfera della competizione».

Durante il torneo, dal 1. al 4. Agosto, lei sarai nel pieno della preparazione per l’imminente stagione di Bundesliga. Sarà impossibile fare una sorpresa ai giovani giocatori del Werder.

«È vero, sarò impegnato con la squadra per preparare al meglio la stagione che verrà. In più, proprio quella settimana disputeremo il primo turno della Coppa di Germania. Un nostro obiettivo. Per questi motivi non potrò purtroppo venire a Lugano. Comunque faccio un in bocca al lupo a tutti».

La carriera di Florian Kohfeldt oramai ha preso il volo. Ma, indubbiamente, ciò che ha vissuto guidando le giovanili del Werder ha dato una spinta importante al suo lavoro fra i grandi. Considerato uno dei migliori allenatori in circolazione, è stato premiato dalla Federcalcio tedesca quale miglior tecnico del 2018.

Daniel Brunner: "La Special Needs Cup è un valore aggiunto"

Daniel Brunner, responsabile del brand Helvetia, parla con piacere della manifestazione in programma a Lugano ai primi di agosto e in particolare della Special Needs Cup, torneo riservato ai ragazzi portatori di handicap. «Il calcio è un motore per l’entusiasmo» spiega. «È uno sport salutare. Attraverso il pallone i giovani imparano le regole della vita. La Special Needs European Cup è proprio questo: entusiasmo».

Perché un’azienda come Helvetia ha scelto di sostenere, anche finanziariamente, il torneo?

«Siamo legati al torneo. Il fatto che per la prima volta l’Helvetia Cup arriverà in Ticino attirerà ancora di più l’attenzione. Helvetia ha costruito la sua immagine sfruttando la vicinanza con la gente. E questo torneo è per tutti. La manifestazione non si svolgerà lontano dalla città, ma entro i suoi confini. Addirittura ci sarà un campo di fronte al LAC per la Special Needs Cup. Si creerà vicinanza con le persone».

Lei ha già assistito ad un evento Special Needs a Berna, tramite la fondazione Football Is More. Quali ricordi ha di quell’avventura?

«Ricordo tanti ragazzi che, indipendentemente dalle loro capacità calcistiche, si divertirono. Tutti volevano segnare un gol. Sono sicuro che anche a Lugano rivedremo queste scene».

Helvetia non solo sponsorizza l’evento, ma impegna diversi suoi dipendenti.

«Il grosso del lavoro a Lugano verrà svolto dal nostro team eventi. Ma inviteremo tutti i dipendenti delle varie aree del marketing. Attendono con curiosità la manifestazione ticinese, proprio perché serbano un bellissimo ricordo di quanto vissuto a Berna. E tutto ciò rafforzerà lo spirito di collaborazione interna».

A livello sportivo se la sente di fare un pronostico? Chi vincerà l’Helvetia Cup e chi si aggiudicherà invece la Special Needs Cup?

«Sarebbe bello se il Lugano, ovvero il club ospitante, vincesse il torneo Under 16. Si tratterebbe di un grande riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni dal settore giovanile bianconero. Per la Special Needs Cup invece vedo favorita una formazione inglese».

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