CALCIO

Igor Djuric: «A Neuchâtel mi sento rinato»

Alla vigilia di Lugano-Xamax, tastiamo il polso agli avversari dei bianconeri con il centrale ticinese dei romandi, rientrato da un lungo infortunio.

Igor Djuric: «A Neuchâtel mi sento rinato»
Igor Djuric, 30 anni, è tornato in campo dopo sette mesi di pausa forzata. (Foto Keystone)

Igor Djuric: «A Neuchâtel mi sento rinato»

Igor Djuric, 30 anni, è tornato in campo dopo sette mesi di pausa forzata. (Foto Keystone)

In Svizzera francese, qualcuno ha addirittura parlato di «miracolo», quando quattro settimane fa Igor Djuric ha ricevuto il via libera dai medici per tornare in campo. Quel che è certo, è che il suo rientro, lo scorso 9 marzo, ha rappresentato una bella sorpresa rispetto ai tempi di recupero inizialmente stimati. Quando il ticinese dello Xamax si era strappato il crociato sinistro in allenamento, a fine luglio, pareva fosse compromessa l’intera stagione. E invece no. Anche perché il 30.enne centrale, negli scorsi mesi, non si è mai dato per vinto. «Sapevo che lavorando sodo e nel modo giusto sarebbe stato possibile rientrare in tempo per il finale di stagione», ci dice, felice, all’indomani del successo casalingo contro il Thun. «Come mi sento? Un po’ stanco», sorride. «Però la gamba regge. Di più: dal mio ritorno in campionato sono sempre partito come titolare, e in due occasioni ho giocato tutti e 90 i minuti. Non è poco. Certo, non sono ancora sui livelli che avevo prima dell’infortunio, però le sensazioni sono buone. La considero una vittoria personale».

Non è stato il primo stop forzato, per Djuric, che – al netto di alcuni acciacchi ‘‘minori’’ – aveva già dovuto fare i conti in passato con la rottura dei legamenti del ginocchio (l’altro). «Mi era già capitato nel 2007, ed avevo avuto poi due ricadute – ricorda – Di certo non fa mai piacere rimanere fuori. In questo caso, poi, all’inizio è stato ancora più difficile accettarlo. Mi ero fatto un mazzo per una stagione intera, per riuscire a riconquistare la Super League con lo Xamax, giocando 33 partite e senza la minima contrattura, e poi dopo una vittoria all’esordio ecco un infortunio in allenamento. Ci tengo allora a ringraziare lo staff per aver sempre creduto in me. Addirittura, mi hanno schierato dal primo minuto in un derby (vinto, contro il Sion, ndr.), dopo oltre sette mesi nei quali non avevo disputato neppure un’amichevole. Senza dimenticare i tifosi, che dopo il mio infortunio mi hanno dedicato uno striscione di incoraggiamento. Queste cose, a un giocatore, danno una marcia in più».

Da quasi tre anni, Igor Djuric difende i colori rossoneri del Neuchâtel. «Qui io mi sento a casa, ora», dichiara. Pensare che tutto era iniziato quasi un po’ per caso. «In quel periodo, scaduto il contratto con il Lugano, stavo per partire per l’India». Zambrotta, conosciuto a Chiasso, voleva portarlo con sé. Poi però erano subentrati dei guai burocratici. «Allora si era fatto vivo lo Xamax. Senza pensarci più di tanto, avevo firmato. Con il senno di poi, un’ottima decisione. A Neuchâtel sono proprio rinato, come calciatore. Nel 2016/17, in Challenge, siamo stati preceduti soltanto dallo Zurigo. Ma l’anno scorso abbiamo dominato noi, meritandoci questa promozione. Ora, io ho ancora un anno di contratto, ma mi immagino qui anche in futuro. Sento molto vicina la società».

Negli scorsi giorni il club romando ha annunciato che il tecnico della prossima stagione non sarà Stéphane Henchoz bensì Joël Magnin. «Molti tifosi sono rimasti sorpresi da questa decisione – ci dice Djuric – Non tutti l’hanno presa benissimo. Con Henchoz in effetti le cose stanno andando bene. Lui è un tipo che fa dell’intensità e dell’aggressività i suoi cavalli di battaglia, ed ha anche ottime idee a livello tattico. Visto che faceva già parte dello staff, il club ha fatto bene a puntare su di lui, quando è stato allontanato Decastel, il quale dopo alcuni anni bellissimi ha finito per pagare la mancanza di risultati. Riguardo alla decisione del club di affidare la panchina a Joël Magnin, come squadra ne abbiamo parlato nello spogliatoio... ma la discussione rimane tra quelle mura».

Intanto, da quando in campo è rientrato Igor Djuric, lo Xamax ha ottenuto due vittorie in tre partite. Il ticinese però preferisce apprezzare quanto è riuscita a fare sin qui la squadra nel girone di ritorno. «A dicembre contavamo 4 punti di ritardo rispetto al GC, mentre ora ne abbiamo 6 di vantaggio. Credo molto nella possibilità di salvarci, con questa squadra. Ci giocheremo fino in fondo le nostre carte, prendendo una partita alla volta». La prossima è fissata a Cornaredo, mercoledì sera. «Ho tanti bei ricordi del mio periodo con il Lugano. Ho vinto un campionato e ottenuto una promozione. E ho ancora dei buoni amici, lì». Tra i compagni di allora, ci sono in particolare Sabbatini e Bottani. «Due autentiche bandiere bianconere – commenta Djuric – Il primo è in gran forma, e il secondo, beh, per me è e rimarrà sempre un fenomeno! L’episodio di domenica al Letzigrund? Posso capirlo, sul momento ci può stare. Comunque conosco ‘‘Botta’’, gli sarà passata in fretta». Tra le sue vecchie conoscenze oggi in riva al Ceresio, c’è pure Mijat Maric. «Ho condiviso con lui un periodo in Belgio. Ora lui è uno dei tanti giocatori importanti del Lugano. Sì, quella bianconera è una bella squadra. Sarà difficile batterla, a Cornaredo, ma di sicuro non scenderemo in Ticino per difenderci e basta».

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