Il Bochum si allena, Decarli si sfoga: «Una vergogna»

Calcio

Il difensore ticinese, che milita nel club della Zweite Bundesliga, non nasconde la propria rabbia: «C’è chi mette a rischio la nostra salute e quella delle nostre famiglie»

Il Bochum si allena, Decarli si sfoga: «Una vergogna»
Saulo Decarli, a destra, sta vivendo la ripresa degli allenamenti con rabbia e amarezza. ©DPA/David Inderlied

Il Bochum si allena, Decarli si sfoga: «Una vergogna»

Saulo Decarli, a destra, sta vivendo la ripresa degli allenamenti con rabbia e amarezza. ©DPA/David Inderlied

Nel Nord Reno-Westfalia, Land più popoloso della Germania, la situazione è critica. Paragonabile solo a quelle della Baviera e del Baden Württemberg. I contagiati da coronavirus hanno raggiunto quota 20.720. I morti? Già 302. Questo il dato aggiornato lunedì, 6 aprile, alle 10.30. Proprio mentre la quasi totalità dei club del massimo campionato tedesco e della Zweite Bundesliga riprendeva ad allenarsi, dopo tre settimane di stop forzato. Assurdità? Rischio clamoroso? Chiamatelo come preferite, sta di fatto che il via libera è giunto direttamente dalle varie autorità regionali. E a beneficiarne è stato anche il Bochum di Saulo Decarli. «Sì, anche noi abbiamo potuto tornare sul campo» conferma il 28.enne ticinese. Per poi comunque precisare: «Dobbiamo attenerci a delle chiare direttive per evitare situazioni potenzialmente pericolose. Quali? Le sedute giornaliere si svolgono a gruppetti di 4-5 giocatori. Disponiamo di tutto il materiale necessario e quindi arriviamo al centro sportivo già cambiati. Gli spogliatoi restano chiusi e al termine dell’allenamento la doccia va fatta a casa. Complessivamente abbiamo a disposizione 4 campi, tra cui quello dello stadio, e la palestra».

«La gente muore, noi invece andiamo in campo»

Insomma: questione di distanze da rispettare, di assembramenti da evitare. D’accordo. Decarli tuttavia non nasconde la personale delusione. «Questa mattina non è stato fatto alcun punto della situazione da parte dei vertici della società. Credo, come in molte altre realtà, per ragioni di convenienza. Personalmente sono amareggiato. In queste ore ci sono persone che si fanno in due per salvare vite umane, altre che muoiono, altre ancora che hanno perso un proprio caro. Il contesto è drammatico e noi, invece, ci alleniamo. In tutta onestà: è vergognoso». Dall’amarezza alla rabbia è un attimo. Il difensore locarnese si sfoga: «Ripeto, mi esprimo a livello personale. E lo faccio anche in qualità di giocatore, l’unico della mia squadra, nato e cresciuto in Ticino: una regione colpita al cuore dal coronavirus. Quando parlo di situazione vergognosa non penso tanto ai club, che si attengono a disposizioni giunte dall’alto e che non vanno biasimati per il fatto di voler - come molti altri - salvare la propria attività. Mi riferisco piuttosto a chi permette tutto questo, Federazione in primis. Senza il timore di affermare qualcosa di scandaloso, ma la mera verità, dico che qui c’è qualcuno che sta mettendo in pericolo la nostra salute, quella degli arbitri e delle rispettive famiglie». «Non lo so». Saulo, durante la nostra telefonata, continua a ripeterlo. E a ripeterselo, senza riuscire a darsi una spiegazione. «Ci sono milioni di bambini che non possono andare a scuola e allo stesso momento si continua, imperterriti e ostinati, a discutere di quando e come sarà possibile terminare i campionati. Se non è un paradosso, allora che cos’è?».

«Il Belgio? Scelta coscienziosa»

Il tema è a dir poco delicato. E tutto fuorché immune alle polemiche, nazionali e internazionali. «Quando, tre settimane fa, si è optato per lo stop tra noi giocatori regnava il sollievo» rileva Decarli: «Poi però non ne abbiamo più veramente discusso. Va detto che gli esempi positivi sul piano sportivo non mancano. In Svizzera, ad esempio, i campionati si sono fermati prima di molti altri. Qui vicino c’è poi il Belgio, dove la volontà è quella di fermarsi definitivamente. Le definirei scelte coscienziose. Al contrario in Germania non vorrei che provando a salvare tutti i costi questa stagione, si finisca per rovinare anche la prossima». A oggi per Bundesliga e lega cadetta, e quindi per il Bochum, la ripresa delle partite è fissata a inizio maggio. «Mi auguro però che la politica intervenga e corregga il piano della Federazione» sottolinea Decarli.

Sensibilità e consapevolezza targate Ticino

A influenzare e - aggiungiamo noi - a rendere anche più consapevoli le parole di Saulo sono le condizioni in cui versa il Ticino. «Condizioni difficili, drammatiche anche, che mi toccano tantissimo» ammette il 28.enne: «In questo senso ritengo normale tendere a rapportarsi a situazioni e sensazioni vissute «a casa nostra», dai nostri famigliari. Sono in contatto con i miei genitori, i miei nonni e anche diversi amici. E tutti mi parlano delle restrizioni più severe adottate nel cantone. E, malgrado il rischio forse più elevato di contagio, ciò mi tranquilizza». Diverso il discorso nel Nord Reno-Westfalia. «Io, per esempio, ho due figli piccoli, di 1 e 2 anni. La preoccupazione, per il pericolo di esposizione al virus in caso di rinizio dei campionati, è chiaramente rivolta a loro».

Il club rischia il fallimento?

La preoccupazione della «Deutsche Fussball Liga» (DFL) è infatti quella di portare a casa la stagione. In un modo o nell’altro. E ciò, va detto, anche per il bene dei club interessati. Sì perché stando alla nota rivista Kicker, a causa dell’attuale crisi 4 club della Bundesliga e ben 9 della Zweite sarebbero a rischio fallimento. Uno scenario al quale potrebbe non sfuggire anche il Bochum di Decarli. Ilja Kaenzig, boss svizzero del club, ha affiancato tale ipotesi alla voce «peggiore dei casi». Qualora cioè non venissero prese importanti contromisure, sia da parte della Federazione sia sul piano societario. Come avvenuto in realtà anche più importanti del calcio tedesco, la dirigenza ha per esempio già proceduto a tagliare del 10-15% lo stipendio dei giocatori. Almeno sino a giugno. «Ma molto, se non tutto, ruota attorno ai ricavi legati ai diritti tv» spiega Decarli: «Manca il versamento dell’ultima tranche da parte delle emittenti e, più che gli incassi da botteghino, sono questi i soldi che potrebbero fare la differenza». Di qui le concrete riflessioni sul prosieguo della stagione anche a porte chiuse. Un bel problema nell’area della Ruhr, dove grazie a squadre come il Borussia Dortmund, lo Schalke 04 e lo stesso Bochum il calcio rappresenta quasi una religione. «È vero, in questa regione gli appassionati sono tantissimi. In una situazione del genere però, chi non si rende conto che le priorità sono altre probabilmente vive su un altro pianeta». Di più: nell’incertezza generale anche un contratto valido sino al giugno del 2022 appare fragile. «Ovviamente sono più tranquillo di giocatori in scadenza» afferma Decarli. Per poi concludere: «Penso però che l’emergenza che stiamo vivendo rimetterà in discussione molte cose. Anche nel calcio».

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