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Il gioco più bello dopo il calcio

Rubrica a cura di Gianluca Pusterla

Il gioco più bello dopo il calcio

Il gioco più bello dopo il calcio

Conservo gelosamente un registro, in cui mi annoto tutti i temi trattati, così da non ripetermi. Oggi farò un’eccezione e parlerò nuovamente di fantacalcio. Alla fine, quante volte avete letto di disoccupazione, di crisi e crisette, dei trasporti pubblici che vanno incentivati e dei treni italiani che non sono mai puntuali? Per non parlare di immigrazione, di Renzetti che esonera allenatori e che in Ticino non c’è mai niente da fare? Ecco, direi che posso concedermi un «fantacalcio bis». L’asta è il natale degli appassionati. Da bambino, con l’avvicinarsi del giorno della nascita di Gesù, preparavo la lista dei mie desideri, che poi, per interposta persona, i miei genitori facevano recapitare proprio al Bambin Gesù. Oggi,per il «fanta», faccio qualcosa di simile, ma spulciando statistiche e guardando video dei nuovi talenti. Preparo la mia rosa tipo, fatta con i pupilli che vorrei assicurarmi, e mi avvio tronfio di orgoglio all’asta. C’è però una differenza sostanziale rispetto a quando ero sdentato. Lì quasi sempre mi andava bene e sotto l’albero trovavo quello che desideravo. Al fantacalcio invece parto con l’idea di comprare Ronaldo e mi ritrovo con Zuculini (meteora in A con il Verona). Che è come far svegliare un bimbo che aveva chiesto un’automobile telecomandata e fargli trovare un tagliaunghie. Tra i due «regali» uno è utile e l’altro se n’è tornato in Argentina. Comunque, anche quest’anno, ci sono ricascato. È un po’ come una dipendenza. Anzi, non ne faccio uno, ma ben tre. Con gli ex compagni di squadra, con gli amici e con un gruppo di colleghi. Ogni «fanta» ha le sue peculiarità, le sue rivalità accese e pure qualche complicità. In fondo, se il Milan e il Genoa hanno sempre avuto un rapporto privilegiato, perché non posso averlo io con un altro allenatore? E allora, anche se non si può dire, capita che ci siano delle strategie, che in confronto il Palio di Siena è una gara leale senza nessun compenso. In un fantacalcio vi sono pure delle donne. Dimenticate la fatidica domanda «ma cos’è il fuorigioco?», hanno una preparazione da far invidia a Lele Adani e sono più combattive di Khabib Nurmagomedov in un ottagono. Dicevamo, tre differenti fantacalcio, che tradotto significa almeno un 20% in più di lavoro mensile, roba da aggiornare il curriculum. Il mio fine settimana, quindi, scivola via tra poche esultanze e tante imprecazioni. In piena legge di Murphy tutto va storto, tra infortuni e Icardi che hai pagato un capitale e se ne va. Il milanista Suso ha dichiarato «Se mi fermate, è per dirmi: «Ehi, ti ho comprato al Fantacalcio, devi segnarmi!» Non vi importa se una squadra vinca o perda: vi importa che io segni. E non lo fate neanche per soldi. Siete un po’ strani, eh». E intanto pure io l’ho preso, sarò strano, ma lui non segna mai! Vi immaginate un fanta esclusivamente per il calcio regionale? Sarebbe bello. Su chi puntereste tutti i vostri denari? Rilancereste per Nemaj del Malcantone? O meglio l’evergreen Salerni? Eviterei Siegrist del Vallemaggia: è vero, qualche gol lo realizza, ma il suo modo di giocare aggressivo lo porta a collezionare parecchi cartellini! O forse fareste meglio a non ascoltarmi, in fin dei conti, non vinco mai.

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