Calcio

Il Lugano verso il San Gallo è diviso a metà fra salvezza e grandi sogni

Una vittoria domani permetterebbe ai bianconeri di mettersi al riparo da brutte sorprese e di cominciare a pensare in grande

Il Lugano verso il San Gallo è diviso a metà fra salvezza e grandi sogni
Balint Vecsei e Fabio Celestini. (Foto Keystone)

Il Lugano verso il San Gallo è diviso a metà fra salvezza e grandi sogni

Balint Vecsei e Fabio Celestini. (Foto Keystone)

Lunedì il Lugano si è ritrovato in campo per il primo allenamento settimanale con delle sensazioni che non provava da tempo. Quelle, amare, che solo le sconfitte sanno darti. La battuta d’arresto di Thun, la prima dopo dieci risultati utili consecutivi, qualche segno l’ha lasciato. «Ho visto meno sorrisi del solito, è vero» spiega Fabio Celestini cercando di cancellare l’accaduto. «Ma il nostro modo di stare insieme non è cambiato di una virgola. Sono abituato ad analizzare le partite sempre allo stesso modo, indipendentemente dal risultato. Così ho fatto anche nei giorni scorsi. A volte, possono esserci aspetti negativi nonostante i tre punti, a volte ci sono delle buone cose in una sconfitta. Dipende. A Thun abbiamo sbagliato il primo tempo, mentre nel secondo siamo riusciti a proporre gioco e idee. Non nego che ho visto facce tristi nel primo allenamento, però l’umore è migliorato quasi subito. Anzi, i ragazzi sono carichi: mancano solamente tre partite. Tre partite dove ci giocheremo il nostro futuro. Abbiamo ancora due obiettivi davanti a noi, la salvezza e provare a raggiungere il terzo posto. Domani sera contro il San Gallo vogliamo chiudere definitivamente con il primo discorso». Spazio, poi, a quello che è successo alla Stockhorn Arena. I cambi, innanzitutto. Alcuni dicono che se Celestini avesse inserito prima due attaccanti in più, il Lugano avrebbe pareggiato la partita. «È facile parlare a posteriori» commenta il tecnico bianconero. «Non mi pongo mai queste domande. In quel preciso momento, mi sentivo di fare quello che ho fatto. A volte vinci, altre volte perdi. Allora io giro la questione: e se inserendo all’inizio del secondo tempo due attaccanti avessimo incassato il raddoppio? Ecco perché non penso a queste cose». Nemmeno l’undici iniziale scelto da Celestini per affrontare il Thun è stato oggetto di critica interna. «Non è che mi sono alzato la mattina dicendomi oggi il Lugano giocherà in questo modo» prosegue l’allenatore. «Ho disegnato la squadra secondo una logica precisa: Domen, ad esempio, sapevo che poteva ricoprire il ruolo dietro le punte. Il rammarico è una cosa del passato, dobbiamo solo guardare avanti. Il risultato dice che ho sbagliato ma è la legge dal calcio, da qui non si scappa». Una grande speranza in vista di questa sera ha un nome e un cognome: Numa Lavanchy, che rientra dall’infortunio. «Ci è mancato il suo atteggiamento, sì» dice Celestini. «Numa è un giocatore che ti fa una quantità industriale di sprint, sia nell’area avversaria sia nella nostra. Il suo pregio è quello di non pensare: lui gioca e basta. Potrebbe scendere in campo a Basilea così come in un piccolo stadio di periferia: il suo modo di interpretare il calcio non cambierebbe di una virgola. Lo conosco bene, così come i suoi compagni. Sanno sempre dove trovarlo».

Al Lugano, in definitiva, manca soltanto una vittoria prima di mettere in cassaforte l’obiettivo minimo. «Vogliamo prendercela questa sera, davanti al nostro pubblico» taglia corto Celestini. «Per poter rincorrere il nostro sogno, bisogna battere il San Gallo». Salvezza, sì. Quella parola che per il Grasshopper – avversario dei bianconeri all’ultima di campionato – non ha più nessun valore. Già, ma che effetto fa – per il tecnico – vedere le cavallette retrocesse? Sentitelo: «Se è per questo anche lo Zurigo, club dalla grandissima tradizione, recentemente ha vissuto lo stesso incubo» le parole di Fabio. «Ciò che è successo a una società come il Grasshopper ci deve rendere orgogliosi. Il Lugano, con un budget nettamente inferiore, finora ha disputato un buon campionato. Ma nessuno, in Super League, può ritenersi al riparo da certe sorprese. Vedere il GC in Challenge è triste, per certi versi. Però io sono il tecnico dei bianconeri, dunque non provo chissà quale dispiacere». In prospettiva, il grande tema sul banco dei club è l’allargamento a 12 della Super League. «Una scelta che condivido» spiega Celestini. «Le squadre per aumentare a 12 il campionato ci sono, penso a Servette, Losanna o Aarau. Poi della formula se ne potrà discutere».

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