Il male di vivere bianconero, tra sterilità e leader assenti

Calcio

Nonostante il cambio di allenatore il Lugano continua a soffrire – La squadra è prigioniera di primi tempi mancati e scarsa personalità – Nessun altro club deve fare i conti con attaccanti così poco determinanti

Il male di vivere bianconero, tra sterilità e leader assenti
Il Lugano vorrebbe tornare a volare, ma è costretto a terra da prestazioni ancora troppo altalenanti. © CdT/Gabriele Putzu

Il male di vivere bianconero, tra sterilità e leader assenti

Il Lugano vorrebbe tornare a volare, ma è costretto a terra da prestazioni ancora troppo altalenanti. © CdT/Gabriele Putzu

Non ce ne vogliano i seguaci di Eugenio Montale, se osiamo appropriarci della sua poesia più significativa. E nel dettaglio dell’incipit con cui esprime il concetto cardine della propria filosofia esistenziale. Ce ne impossessiamo adattandolo alla realtà bianconera, invero tanto prosaica di questi tempi. «Spesso il male di vivere ho incontrato nei primi tempi».

Già, tra il 1’ e il 45’ il Lugano ha sovente toppato. A volte pagando caro il passaggio a vuoto, in altri casi vanificando possibili successi. E con essi punti vitali che avrebbero potuto dare un altro tono alla classifica di Maric e compagni. Un tono vivace, sia in campionato sia in Europa League.

Quella media abbassata

Sì, è questo il problema principale di casa a Cornaredo. Con la sterilità offensiva, ça va sans dire. Entrambi sono...

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