Il mondo di Allan Arigoni fra Grasshopper, Barcellona e Chelsea

La storia

Il difensore ticinese delle cavallette, grazie alla sua velocità, ha attirato l’interesse di svariati club europei: «Non mi monto la testa, anche se fa piacere sapere che mi osservano» dice il diretto interessato

Il mondo di Allan Arigoni fra Grasshopper, Barcellona e Chelsea
Allan Arigoni con la maglia del Grasshopper. ©Keystone/Melanie Duchene

Il mondo di Allan Arigoni fra Grasshopper, Barcellona e Chelsea

Allan Arigoni con la maglia del Grasshopper. ©Keystone/Melanie Duchene

Da bambino sognava il Manchester United. Oggi, quel sogno sembrerebbe più vicino. E pazienza se gli attori sono diversi: parliamo comunque di Barcellona e Chelsea. Già, due pesi massimi sulle tracce di un ticinese. «Sapere del loro interesse fa piacere, ma non mi monto la testa» dice Allan Arigoni. «Penso solo al Grasshopper».

L’indiscrezione è del «Blick». La velocità di Allan, capace di toccare i 35 chilometri orari, non è passata inosservata in Europa. Tant’è che il Chelsea e soprattutto il Barcellona sono lì, sul pezzo, pronti a sferrare l’attacco si mormora. Di più, i catalani hanno spedito José Mari Bakero, proprio lui, l’ex centrocampista blaugrana, a Zurigo. «Guardalo» il diktat. «E facci sapere».

Allan è forte. Molto forte. Lo dicevano già i responsabili del Team Ticino, la palestra nella quale questo ragazzone di 184 centimetri è cresciuto. Forte e umile. «Sapere che realtà così grandi mi osservano è bello» spiega. «Ma io mi concentro sul Grasshopper, sulla ripresa del campionato, sulla trasferta di Chiasso. Il mio focus è lì. Una cosa posso dirla, ad ogni modo: come è uscita la notizia, i miei compagni hanno cominciato a prendermi in giro. Sia nello spogliatoio sia in campo. Io, però, di sicuro non mi monto la testa. Resto una persona con i piedi per terra».

«Ho imparato dagli infortuni»

Lavoro. Lavoro. Ancora lavoro. Arigoni vive di e per il calcio. Ci sono i sogni, come quello dello United per cui «facevo il tifo da giovanissimo», e poi c’è la realtà di tutti i giorni. «C’è, oltre ogni cosa, la mia voglia di dare il 100%. Sempre». Anche le sue qualità naturali, come la velocità e l’esplosività, sono al servizio della squadra. «I dati del GPS, in effetti, confermano che corro tanto» afferma sorridendo il difensore delle cavallette.

Corre tanto. E lotta. La sua carriera, finora, è stata una continua guerra. «Ho avuto già diversi infortuni, sono stato fuori parecchio e non è mai bello vedere gli altri giocare. Ma non ho mollato. Mai. Uno magari pensa che le carriere dei calciatori siano tutte rose e fiori, in realtà non è così. Il trucco è non abbattersi. E, poi, imparare dalle difficoltà. Da infortunato hai la possibilità di crescere. Come uomo. Io l’ho fatto».

Dopo l’esordio in Super nel febbraio 2018 e svariati stop, oggi Arigoni si considera un calciatore più forte. «È stato proprio il mio percorso a fare la differenza». E ancora: «Ero arrivato a Zurigo nel 2016, con aspettative diciamo normali. Avevo lasciato il Ticino perché spinto dalla passione e dalla voglia di farmi valere. Piano piano ho scalato le gerarchie, arrivando in prima squadra e strappando un esordio, per giunta nel derby. Sono felice di essere tornato a pieno regime e, ancora di più, di averlo fatto con il Grasshopper».

«Forte è il tecnico perfetto»

Nobile decaduta, il GC spera di ritrovare presto il suo posto al sole. «La Challenge è dura, la sorpresa è dietro l’angolo e puoi rimediare una sconfitta contro chiunque. L’obiettivo, però, resta il primo posto. Ci pensiamo, siamo un gruppo importante e durante l’anno siamo cresciuti». La caccia al Losanna capolista ripartirà da Chiasso. «Mi aspetto un match combattuto, anche perché i rossoblù hanno aggiunto elementi di esperienza. Il campo, inoltre, sarà difficile. Starà a noi sfruttare le occasioni». La certezza, fronte cavallette, si chiama Uli Forte. «È il tecnico perfetto per noi giovani. A lui non importa se sei titolare o meno, pretende il massimo in qualsiasi circostanza. Sa tirare fuori il meglio da ognuno di noi, è un motivatore».

«La mia vita con Giotto»

Allan, a Zurigo, non è solo. Con lui c’è un altro ticinese, figlio d’arte: Giotto Morandi. «È un amico, ci conosciamo ormai da anni e fa un bell’effetto essere assieme al Grasshopper. Due ticinesi che per giunta vivono nello stesso appartamento». Sì, Arigoni e Morandi condividono un appartamento del club assieme ad un altro giocatore. «Siamo organizzati, a turno c’è chi si occupa di preparare da mangiare, chi fa il bucato e via discorrendo. Io, devo dire, mi sento portato per la cucina. Ai fornelli mi sbizzarrisco e amo variare i pasti, anche perché se propongo la stessa cosa poi i miei coinquilini si arrabbiano. Detto ciò, gestire una casa è una sfida. Finché vivi con la tua famiglia dai moltissime cose per scontate. Qui, al contrario, devi arrangiarti da solo. Ed è un altro modo per crescere e capire come stare al mondo».

«Dico grazie al Team Ticino»

Parlavamo di Team Ticino, un consorzio al centro di molte discussioni e polemiche alle nostre latitudini. Cresciuto nel Locarno, trasferitosi appunto a Tenero nelle Under cantonali, Arigoni è stato svezzato da Minelli, Immersi, Vanetta e Mangiarratti prima di salire sul treno per Zurigo. «Ho solo ottimi ricordi legati a quella parentesi» conclude Allan. «Ne cito uno in particolare, che poi ha fatto la differenza. Giocavo nell’Under 16, venivo da due mesi di infortunio e il giorno prima di affrontare il Basilea mister Minelli mi provò come terzino. Io fino a quel giorno avevo sempre fatto l’esterno alto o il trequartista, eppure mi trovai bene dietro. Tant’è che non cambiai più».

E il futuro? Sarà al Camp Nou o a Stamford Bridge? «Mi tengo stretto il mio percorso. E penso al Grasshopper. Quel che accadrà in seguito, beh, non posso prevederlo».

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