La storia

In viaggio con l’orda di tifosi inglesi da Porto a Guimaraes

Sono migliaia i tifosi di Sua Maestà giunti in Portogallo per la Nations League: molti fanno festa, altri creano disordini

In viaggio con l’orda di tifosi inglesi da Porto a Guimaraes
I tifosi inglesi a Guimaraes. (Foto Keystone)

In viaggio con l’orda di tifosi inglesi da Porto a Guimaraes

I tifosi inglesi a Guimaraes. (Foto Keystone)

GUIMARAES (dal nostro inviato) - I portoghesi sono persone miti, riservate. C’è una sorta di timidezza nei loro sguardi. E non danno l’impressione di voler essere disturbati più di tanto. Tutto il contrario degli invasori inglesi, bravissimi a farsi riconoscere appena sbarcano all’estero. Pantaloncini corti, maglietta, calzini bianchi. E tantissima birra economica in corpo. L’altro giorno, nella centralissima Avenida dos Aliados nei pressi della stazione di São Bento, la polizia – in tenuta antisommossa – ha dovuto effettuare diverse cariche per disperdere centinaia di tifosi inglesi in pieno delirio alcolico: tre gli arresti. Sono volati colpi di sfollagente, bottiglie, sedie. La situazione, dopo qualche minuto di forte tensione, è fortunatamente rientrata nella normalità. Da un lato i pacifici portoghesi, dall’altra orde di inglesi ubriachi: due mondi opposti costretti a convivere per qualche giorno. Bene, approfittando della trasferta a Guimaraes per assistere a Olanda-Inghilterra, abbiamo voluto infilarci fra i tifosi di Sua Maestà. Da Porto verso nord, in treno, per circa un’ora e venti di viaggio. Appena arriviamo alla stazione di São Bento notiamo subito un imponente dispositivo di sicurezza. Camionette, poliziotti, auto della polizia che sfrecciano a sirene spiegate. E in lontananza, i cori dei tifosi inglesi. Lo zoccolo duro, a quanto pare, deve ancora partire per Guimaraes. Così prendiamo un biglietto (tre euro e venticinque centesimi, una miseria) e ci mischiamo alle schiere di inglesi che si ammassano dentro i vagoni. Il clima, all’interno, è allegro. Casse di birra ovunque, parte il primo – famosissimo – coro, che fa così: «Don't take me home, please don't take me home I just don't wanna go to work I wanna stay here and drink all your beer. Please don't please don't take me home». Tradotto, «non riportatemi a casa, non voglio tornare al lavoro, voglio restare qui e bere tutte vostre birre». A casa non torneranno di certo, pensiamo. Perlomeno se continueranno così. Il viaggio è lungo, le fermate moltissime. Troviamo gente simpatica, che ride sguaiata a questa o quella battuta dell’amico. A ogni stop del treno, poi, va in scena una tragicommedia. Gruppetti di tifosi pesantemente alticci che si fiondano fuori dal vagone per espletare i propri bisogni, gonfi di birra. Alcuni riescono a rientrare per tempo, fra gli applausi e le grida dell’intero treno. Alti, invece, non ci riescono e restano lì. In attesa del prossimo convoglio. Sul finire del viaggio notiamo che il macchinista, probabilmente per evitare incidenti, aspetta con pazienza gli autori del «gioco della pipì». Chapeau a lui. Una volta arrivati a Guimaraes, scendiamo. Dalla stazione allo stadio sono circa 15 minuti a piedi. E il percorso è lastricato di bottiglie, lattine e altre amenità. A ogni angolo, gruppetti di tifosi inglesi che espongono le bandiere dei fans club, che cantano e bevono senza soluzione di continuità. Dai balconi, i portoghesi osservano con un certo distacco i vari teatrini: giù di sotto, per strada, chi ferma i bus, chi si stende per non far passare le auto, chi batte sui vetri. Come in una zona di guerra, le serrande dei negozi sono state abbassate. La polizia, nettamente in minoranza, osserva e lascia fare. La piazza principale è stracolma, ci saranno 15.000 inglesi nei dintorni. La fontana pubblica è ricoperta di schiuma. Poi, piano piano, l’orda si riversa allo stadio. L’Estádio Afonso Henriques è quasi tutto di dominio inglese, gli olandesi sono solo una piccola parte. Ci sono gli inni, il «God save the Queen» fa vibrare l’intero catino di Guimaraes. Infine, la partita. Persa, anche malamente. Ma gli inglesi si sono già divertiti abbastanza prima del calcio d’inizio. Dunque, per loro, missione compiuta. Con o senza finale di Nations League.

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