La storia

Inter a porte chiuse: ma c’è chi spia dai balconi

Tante critiche per gli allenamenti blindati a Cornaredo mentre la polizia fatica a tenere il passo di Antonio Conte – E il presidente Steven Zhang si presenta in ritiro

Inter a porte chiuse: ma c’è chi spia dai balconi
I tifosi ci sperano, ma l’accesso a Cornaredo è vietatissimo. (Foto Putzu)

Inter a porte chiuse: ma c’è chi spia dai balconi

I tifosi ci sperano, ma l’accesso a Cornaredo è vietatissimo. (Foto Putzu)

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Inter a porte chiuse: ma c’è chi spia dai balconi

Teloni, cancelli chiusi, svariati agenti di sicurezza e polizia. Oddio, ma Cornaredo si è trasformato nel blindatissimo WEF di Davos. Eppure sui prati dei campi B1 e B2 non c’è nessun politico di spicco. Che succede, allora? Semplice: si sta allenando l’Inter e – come noto – Antonio Conte pretende l’assoluta riservatezza. «Not for everyone» recita non a caso lo slogan. I giornalisti al seguito non sanno che pesci pigliare. Vorrebbero spiare le sedute, riuscire a carpire qualche segreto, essere sul pezzo. Ma la stampa è confinata nella zona antistante la vecchia tribuna. È come se fosse in quarantena. Senza neppure la possibilità di strappare un’intervista a fine allenamento. «Colpa del nuovo condottiero» ci confida un collega italiano. «Se l’area comunicazione dell’Inter prima era più o meno accomodante, ora si è allineata con il mister. Il quale, è risaputo, odia i giornalisti perché teme possano svelare il contenuto dei suoi allenamenti».

Qualcuno – armato di astuzia e, diciamo, strafottenza – riesce ad intrufolarsi nei palazzi dall’altra parte del fiume. Della serie: suoniamo tutti i campanelli e quacuno ci aprirà. Dai balconi la vista sui terreni è perfetta. Peccato che una troupe televisiva venga pizzicata dagli uomini di Conte (sì, l’allenatore dell’Inter nel suo staff ha anche persone dedite al controspionaggio) e successivamente passi il classico brutto quarto d’ora. «Questa settimana Cornaredo è casa nostra» spiega uno dei responsabili della comunicazione nerazzurra. «E se diciamo che gli allenamenti sono a porte chiuse, beh, non è giusto che veniate a filmarci dentro casa».

Ma Antonio Conte non fa ammattire solo i giornalisti. Già, anche la polizia è costretta ai salti mortali. E questo perché gli spostamenti da e per Cornaredo non sono fissi. Cambiano all’improvviso, a seconda delle esigenze del mister. Un esempio? Il primo allenamento, lunedì, era agendato per le 10 del mattino. «Poi però – fa notare un agente – ci è stato detto che il primo calciatore dell’Inter sarebbe arrivato al campo per le 7.45 e così abbiamo dovuto stravolgere i nostri piani e i nostri turni». Nel pomeriggio arriva anche il presidente, Steven Zhang. Ma è come se non ci fosse.

In generale, non sono poche le voci critiche levatesi in queste ore. La presenza (segreta) dei nerazzurri porta molti a interrogarsi: ma la città di Lugano, in fondo, cosa guadagna ad ospitare una squadra che non vuole (diciamo anche non può) aprirsi al pubblico? L’unica finestra per i tifosi è legata all’allenamento del sabato. La seduta si terrà sul principale e, si mormora, verrà aperta per il primo quarto d’ora. Una buona notizia per i tantissimi tifosi della Beneamata che giungono, speranzosi, a Cornaredo. Sempre che venga confermata.

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