Jacobacci: «In queste partite bisogna superarsi»

Calcio

Il Bellinzona sfida il Neuchâtel Xamax ai sedicesimi di Coppa Svizzera - Il tecnico dei granata affronta il suo passato: «L’ACB mi strappò ai rossoneri con veemenza»

Jacobacci: «In queste partite bisogna superarsi»
Da giocatore Jacobacci ha vestito sia la maglia dello Xamax sia quella del Bellinzona. (Foto Zocchetti)

Jacobacci: «In queste partite bisogna superarsi»

Da giocatore Jacobacci ha vestito sia la maglia dello Xamax sia quella del Bellinzona. (Foto Zocchetti)

Maurizio Jacobacci è combattuto. Inizialmente, quando gli chiediamo dei risvolti emozionali della partita di Coppa Svizzera di domenica, non si scompone. Minimizza, quasi. «I miei trascorsi con la maglia dello Xamax? È passato tanto tempo, non ci penso» taglia corto il tecnico del Bellinzona. Proprio la squadra per la quale l’allora giocatore - al top della carriera - decise di «tradire» Neuchâtel. Per questo insistiamo. E in vista dei sedicesimi di finale in programma al Comunale chiediamo a «Jaco» di riavvolgere il nastro dei ricordi. «Naturalmente rammento con molto piacere quegli anni, dal 1984 al 1987. Personalmente uno dei migliori momenti vissuti da calciatore e forse anche l’apice sportivo per il Neuchâtel, visti il primo titolo di campione svizzero e i quarti di finale di Coppa UEFA contro il Real Madrid, in occasione del quale segnai anche alla Maladière».

Perché, dunque, lasciarsi alle spalle tutto questo per raggiungere il piccolo Ticino e i meno quotati granata? Sentite Jacobacci: «Nell’estate dell’87 ero a fine contratto con lo Xamax, che invero non fece granché per trattenermi. Al contrario il Bellinzona mi cercò con veemenza». Aggiungiamo noi, forse pure alla luce delle due doppiette messe a segno proprio contro i granata nella stagione ’86-’87. «Sicuramente contribuirono» ride il mister granata, menzionando però anche il gol rifilato ai neocastellani con la nuova squadra: «Ero un esterno offensivo a cui piaceva rientrare e correre per tutti i novanta minuti. Ad ogni modo l’interesse dell’ACB fu davvero importante, mi convinse a cambiare. Ho giocato in quasi tutti gli angoli del Paese e quella proposta mi permise di conoscere la Svizzera italiana. Al di là del lato sportivo, crebbi come uomo ed - esempio banale ma significativo - ebbi la possibilità di imparare una lingua in più». Sì, tra Jacobacci e la nostra regione scoccò la scintilla. «Non a caso i miei figli vivono ancora in Ticino» indica il diretto interessato.

Il Neuchâtel è tornato in Super League dopo essere fallito, sarebbe bello emulare il loro percorso

Una passione, quella per la città dei castelli, tornata a divampare a metà agosto, quando Jacobacci è stato richiamato al Comunale per provare a lottare fino all’ultimo per un posto in Challenge League. Le cose, in Promotion League, non stanno andando perfettamente. La sfida di Coppa potrebbe però ridare slancio a Facchinetti e compagni. «Abbiamo preparato la partita senza particolari stravolgimenti» spiega l’allenatore del Bellinzona. Per poi comunque ammettere: «Ai ragazzi ho mostrato un video di 6 minuti sullo Xamax, ponendo l’accento sulle palle ferme. I neocastellani dispongono di diversi giocatori prestanti e quindi dovremo essere bravi a non regalare loro corner e punizioni. Non va poi dimenticato che il Neuchâtel può contare su un elemento come Nuzzolo che da solo fa il 50% della squadra». Per piazzare il colpaccio sarà tuttavia necessario dell’altro. «Non abbiamo nulla da perdere, siamo gli outsider e daremo filo da torcere alla compagine di Joël Magnin» promette Jacobacci: «In Coppa possono succedere molte cose, basta un pizzico di fortuna, la giornata no di chi ti sta di fronte e la partita perfetta della tua squadra. Anche il caldo e lo speciale tifo di casa potrebbero darci una mano. Poi non sarà solo una questione tecnica o tattica: in queste partite bisogna superarsi e in questo senso noi cercheremo di fare la partita. L’ho detto chiaramente ai miei giocatori e il messaggio è stato compreso. Ho visto una squadra con grande determinazione».

Oltre alle due categorie di differenza, domenica pomeriggio per certi versi il Bellinzona si ritroverà ad affrontare un modello sportivo. Lo si percepisce nelle parole di Jacobacci, dalle quali traspare un pizzico di ammirazione. «Conosco molto bene il presidente dei neocastellani, Christian Binggeli. Ha avuto il merito di ricostruire quasi da zero la società, riportandola in Super League». E in questo senso Xamax e ACB hanno tanto in comune. «Il Neuchâtel Xamax – sottolinea «Jaco» – si trovava nella nostra stessa situazione, fallito e costretto a ripartire dalla Seconda Lega interregionale. Sarebbe bello riuscire in qualche modo a emulare il loro percorso anche con il Bellinzona. Siamo ancora ai primi passi, mancano diversi scalini e soprattutto la professionalizzazione di tanti aspetti legati al club. Presidente e comitato ne sono coscienti, ma è chiaro che serve tempo».

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