Jacobacci: «Non sono qui per stabilire record»

Calcio

Alla Maladière il Lugano vuole allungare la striscia delle vittorie e portarsi a +10 dal Neuchâtel Xamax penultimo in classifica - L’allenatore: «Un successo ci farebbe compiere un importante balzo verso la serenità sportiva»

Jacobacci: «Non sono qui per stabilire record»
Maurizio Jacobacci è alla ricerca di una nuova vittoria: sarebbe la quarta - su cinque incontri - da quando guida il Lugano. © CdT/Chiara Zocchetti

Jacobacci: «Non sono qui per stabilire record»

Maurizio Jacobacci è alla ricerca di una nuova vittoria: sarebbe la quarta - su cinque incontri - da quando guida il Lugano. © CdT/Chiara Zocchetti

La settima forza del campionato che affronta la nona. In una rigida serata romanda e quando al termine del torneo mancano ancora venti incontri. All’apparenza Neuchâtel Xamax-Lugano ha la consistenza dell’effimero. Ma non è così. Anzi. La partita in programma sabato alle 19 alla Maladière s’inserisce in un contesto elettrico. Per più ragioni. A partire dal destino stesso della società, finita in un limbo e aggrappata alla mano di Angelo Renzetti che potrebbe però lasciare presto la presa. Sulla possibile cessione del club il tecnico dei bianconeri Maurizio Jacobacci non spende tuttavia molte parole: «Isolarsi dal tema non è possibile. Lo stesso però ci tange solo parzialmente. Nel senso che non possiamo influenzare in alcun modo questo genere di decisioni. Il risultato del match contro lo Xamax, quello sì che abbiamo i mezzi per determinarlo».

«Serve sacrificio»

Dicevamo: la partita è carica di significato. Il Lugano vuole infatti confermare il buon momento e levarsi dallo specchietto retrovisore il penultimo posto in classifica. «A Neuchâtel sarà una partita delicata» conferma «Jaco»: «Da un lato i nostri avversari sono obbligati a vincere, dall’altro noi vogliamo compiere un importante balzo verso la serenità sportiva».

Già. Basterebbe inoltre un punticino tra la sfida di questa sera e l’ultima del girone d’andata con l’YB per permettere al club di raggiungere un nuovo primato di punti alla pausa: «Ma io non sono qui per stabilire record, quanto per vincere il più possibile con la squadra» precisa Jacobacci. Per poi aggiungere: «Siamo solo all’inizio di un percorso assieme. I giocatori però hanno già assimilato alcuni dei miei prinicipi sul piano tecnico e tattico. Ora il mio obiettivo consiste nell’inculcare nella testa di ciascuno la mentalità vincente. Non sarà facile, poiché serve sacrificio».

Holender in pole

A proposito di sacrifici e di sacrificati. Sul sintetico della Maladière i bianconeri dovranno fare a meno di Junior, Bottani (squalificati) e Gerndt (infortunato). Chi diventerà dunque il faro offensivo della squadra? «Schiererò uno tra Holender (in pole, ndr.) e Dalmonte» indica l’allenatore, conscio di dover trasformare in prima punta pedine dalle caratteristiche differenti. «Chi scenderà in campo avrà dei compiti molto precisi. Guai a cercare la giocata complicata. Voglio qualcuno che tiri in porta non appena possibile e che tenga bassa la difesa dello Xamax. Inutile, dunque, svariare a destra e sinistra. No, il nostro unico attaccante dovrà cercare con insistenza i sedici metri avversari. E pazientare, dimostrando di poter fare male al momento giusto. Un po’ come accaduto con Junior domenica scorsa a Cornaredo».

Rispetto alla vittoria contro il Servette – la terza in quattro gare sulla panchina luganese – Jacobacci si attende una contesa ancor più chiusa: «La squadra dovrà chiudere gli spazi al Neuchâtel e riuscire a ripartire subito dopo aver recuperato palla. In questo senso le transizioni saranno fondamentali. Ci permetteranno di avere spazi in fase di contrattacco. Se però saremo lenti nelle ripartenze loro si chiuderanno a riccio come sanno fare molto bene».

In mediana farà il suo ritorno Custodio, che dovrebbe prendere il posto di Lovric nel ruolo di mezzala e non quello di Covilo in cabina di regia. «Lo Xamax la metterà sull’aggressività e noi dovremo essere bravi a non cascare nelle loro provocazioni» conclude Jacobacci. Sì, alla Maladière – dove il tecnico dei bianconeri ha scritto la storia alla fine degli anni Ottanta – sarà una partita ricca di significati.

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