Jacobacci scuote il Lugano: «Al fischio finale vorrei vedere undici uomini stremati»

Calcio

Il tecnico chiede uno sforzo in più ai suoi per il finale di stagione e risponde indirettamente alle critiche di Angelo Renzetti: «I giocatori devono essere motivati ad andare in campo»

Jacobacci scuote il Lugano: «Al fischio finale vorrei vedere undici uomini stremati»
©CdT/Gabriele Putzu

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Sognare è bello. Peccato che, una volta svegli, raramente si sia in grado di ricordare piaceri e contenuti della propria attività onirica. Maurizio Jacobacci lo sa. O quantomeno ha cercato di farlo capire ai suoi giocatori a poche ore dalla sfida di Basilea e a una decina di giorni dalla fine della stagione. «A mio avviso il campionato del Lugano è stato molto positivo» ribadisce l’allenatore. «È però inevitabile che le ultime partite di un torneo, proprio perché più vicine nel tempo, siano destinate a rimanere più impresse nella mente della gente». Come i piccoli frammenti di un sogno, già. «Per questo motivo - sostiene «Jaco» - le tre partite che restano in calendario hanno grande valore. Possono infatti rappresentare una sorta di gratificazione, al termine di un’annata dove si sono viste tante buone cose». Al netto di una salvezza raggiunta con ampio anticipo (anche se non ancora matematica), le ultime uscite dei bianconeri hanno tuttavia lasciato l’amaro in bocca. «Il presidente dice che non abbiamo gioco? È un giudizio che posso accettare. Ognuno ha il suo modo di leggere le partite. Ma non mi si dica che il Vaduz, sabato sera, ha giocato meglio di noi. Ripeto: fino agli ultimi 20 metri non abbiamo fatto così male, facendo molto possesso palla e creando le basi per cogliere come minimo un pareggio. A mancare è stato l’ultimo gesto». Un esercizio che, ultimamente, sta riuscendo abbastanza bene al Basilea, avversario dei ticinese martedì sera al St. Jakob. «Affrontiamo una squadra rigenerata» conferma il tecnico del Lugano: «Tolta la sconfitta contro l’YB, i renani hanno realizzato 14 gol in 5 partite. Noi, invece, non riusciamo a buttarla dentro. Sappiamo quindi cosa ci attende. E dal momento che anche gli episodi ci stanno penalizzando, servirà veramente dare qualcosa di più in campo». Okay, ma come? Sentite Jacobacci: «È una questione di cattiveria. Prendete l’ultimo weekend e le reti messe a segno da Ugrinic per il Lucerna e da Cicek, a Cornaredo. Nei loro occhi e nei rispettivi gesti, prima di segnare, ho visto tantissima rabbia. Io posso cercare in tutti i modi di stimolare i miei uomini. Spingerli a fare quel passo in più, per coronare al meglio il grande lavoro dei mesi passati. A un certo punto, però, io dipendo da loro. Sì, da solo non posso ottenere nulla. Tocca ai singoli dare il massimo. E con il massimo intendo finire la partita stremati, con i crampi. Non avere quasi più la forza di parlare».

In questo senso tutto ruota attorno alle ambizioni, certo, ma anche e soprattutto alle motivazioni. Per dire: Angelo Renzetti, a margine della sconfitta con il Vaduz, ha usato parole forti per scuotere l’ambiente. «Se resto, rifondo la squadra» ha affermato il presidente. «Sono parole che non voglio commentare» replica l’allenatore. Che poi, una risposta indiretta comunque la fornisce: «Restano tre partite da disputare. Ed è importante che i giocatori siano motivati ad andare in campo». Appunto. A proposito: la possibile cessione della società, sempre in stand-by, e il destino incerto dello staff tecnico, non sembrano essere d’aiuto. «Sicuramente non è la situazione ideale» ammette «Jaco». «Io, ad ogni modo, ho la coscienza a posto. Ci sono i risultati, ma c’è altresì il lavoro e la coesione del gruppo dimostrati lungo tutto l’arco della stagione. E non ho alcun problema a concentrarmi sul presente e dunque sui match ancora da giocare. Perché è l’unica cosa che possiamo controllare: sia il sottoscritto, sia i giocatori».

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