Joker e il messaggio del Barça

Calcio

Il rinnovo di Pedri con il club blaugrana, corredato da clausola rescissoria «monstre» da un miliardo di euro, tiene banco nel mondo del pallone - L’esperto di calciomercato della Gazzetta dello Sport, Claudio Laudisa: «La cifra è simbolica, ma il segnale a essa legato no: i catalani stanno ricostruendo»

Joker e il messaggio del Barça
Il 18.enne spagnolo è uno dei volti scelti dal Barcellona per simboleggiare la propria rinascita sportiva. © Reuters/Albert Gea

Joker e il messaggio del Barça

Il 18.enne spagnolo è uno dei volti scelti dal Barcellona per simboleggiare la propria rinascita sportiva. © Reuters/Albert Gea

La scena, racchiusa ne «Il cavaliere oscuro» di Christopher Nolan, è ormai diventata iconica. Joker, la nemesi di Batman interpretata dal compianto Heath Ledger, dà fuoco a una montagna di denaro. E mentre osserva compiaciuto la scena, pronuncia la celebre frase: «Non si tratta di soldi, si tratta di mandare un messaggio». Un concetto, quello espresso dal supercriminale di Gotham City, che - con i dovuti paragoni - si addice anche al tema del momento nel mondo del calcio internazionale: il rinnovo di Pedri a Barcellona, con tanto di clausola rescissoria «monstre» fissata a un miliardo di euro.

Un club che rialza la testa

Il perché, partendo proprio dal chiacchierato importo - pari soltanto a quello fissato per l’attaccante francese del Real Madrid, Karim Benzema -, ce lo spiega l’esperto di calciomercato della Gazzetta dello Sport Claudio Laudisa: «La cifra scelta, un miliardo di euro, è essenzialmente simbolica. Un messaggio, insomma, più che un valore reale sul quale fare affidamento in sede di mercato. Anche perché nessuno verserebbe mai tale importo per assicurarsi i servigi di Pedri o di qualsiasi altro giocatore. Sarebbe folle, anche per un 18.enne di grande potenziale e dalle prospettive straordinarie. Con questo rinnovo, il Barcellona ha dunque voluto lanciare un segnale a tutto il mondo del calcio: ci stiamo rialzando. Passo dopo passo, sulle macerie derivanti da problemi finanziari, operazioni «flop» - acquisto di Griezmann su tutte - e il doloroso addio di Lionel Messi, stiamo ricostruendo. Partendo dai nostri talenti, formati in casa nella Masia, che ci permettono di contenere i costi. E, in un certo senso, tornare alle origini».

Un’opzione dalle nobili origini

Un nuovo ciclo, insomma. Che il club blaugrana ha deciso di far ruotare attorno alla stellina di Tegueste, ma anche ai vari Ansu Fati, Eric Garcia, Gavi. Tutti - o quasi - uniti da un denominatore comune: una clausola rescissoria da svariate centinaia di milioni. Una consuetudine nella Liga spagnola, un po’ meno da altre parti. In Svizzera, ad esempio, sono rari i casi in cui un giocatore inserisce una via d’uscita nel proprio contratto. L’ultimo esempio noto riguarda l’attaccante del Lugano Nikolas Muci. Chi vorrà assicurarsi i suoi servigi prima della scadenza del nuovo contratto, dovrà sborsare 10 milioni di franchi. «Per legge in Spagna, dal 1985, tale clausola è inserita in ogni accordo - rileva Laudisa -. E ha origini nobili, in quanto il suo scopo è sempre stato quello di permettere ai giocatori di potersi liberare dai propri vincoli contrattuali. Negli altri campionati, invece, non ha mai davvero preso piede perché è spesso stata utilizzata in un’ottica differente, come strumento per massimizzare i profitti in sede di mercato. Salvo poi - più di una volta - ritorcersi contro i club stessi, rimasti a mani vuote dopo aver stabilito un valore troppo elevato per liberare il calciatore in questione».

Lo scotto dell’addio di Neymar

A proposito di cifre spropositate, proprio il Barcellona nel 2017 si ritrovò al centro di una situazione simile, questa volta però in chiave positiva. L’ingente clausola del brasiliano Neymar, fissata a 222 milioni di euro, venne infatti attivata. E «O Ney» lasciò così i blaugrana, passando al Paris Saint-Germain. «Era sicuramente un valore elevatissimo - analizza l’esperto della Gazzetta dello Sport - ma non impossibile da pagare. In seguito a quel caso, però, si giunse a un punto di rottura. Lì ebbe inizio la ricerca dell’impossibile. Già nel Real Madrid dei Galácticos giravano clausole gonfiate, per giocatori che però erano considerati tra i migliori al mondo. Ora non è raro vedere valori superiori ai 3-400 milioni di euro per elementi molto meno affermati, seppur di prospettiva. Vi è la volontà di evitare che un club dalle disponibilità finanziarie superiori alla media possa accarezzare l’idea di mettere sul piatto quanto richiesto».

18 anni e un’indole stacanovista

Lo scorso anno Pedri ha disputato ben 73 partite tra Barcellona e Spagna, un record
È stato il giocatore più impiegato al mondo, con una media di un incontro ogni 4,6 giorni

Già prima dell’incredibile clausola rescissoria inserita nel nuovo contratto firmato con il Barcellona, Pedri aveva per la verità stabilito un record importante. Un primato che il baby fenomeno spagnolo ha realizzato la scorsa stagione, quella 2020/2021, durante la quale si è contraddistinto come il «maratoneta» del mondo del calcio. Il 18.enne ha infatti disputato addirittura 73 incontri sull’arco dell’intera annata agonistica, con una media di una partita ogni 4,6 giorni. Un vero e proprio stacanovista, insomma, nonostante la giovane età. Con la maglia del club blaugrana Pedri ha totalizzato 52 partite, suddivise tra varie competizioni: La Liga, Champions League, Supercoppa e Coppa del Rey. Un numero già di per sé elevato, figlio della volontà da parte del tecnico olandese Ronald Koeman di puntare fermamente sull’apporto del proprio gioiellino. A queste presenze vanno poi aggiunti altri 22 gettoni con la maglia delle selezioni spagnole. Con la squadra dei «grandi» del ct Luis Enrique, il centrocampista ha disputato 10 partite in totale, brillando a Euro 2020, dove ha contributo all’approdo in semifinale della formazione iberica. Con l’U21, invece, Pedri ha giocato ben 11 match. Disputando le Olimpiadi di Tokyo e conquistando persino una medaglia d’argento, dopo aver perso la finalissima contro il Brasile. Un pizzico di amaro in bocca, insomma, al termine di un tour de force.

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