Calcio

«La giostra gira, aspetto il mio turno, e, sì, ora penso anche alla Svizzera U21»

È trascorso poco meno di un anno dall'ultima esperienza in Super League di Alessandro Mangiarratti - Il tecnico ticinese però non si scompone e attende con fiducia di cogliere una nuova opportunità
Alessandro Mangiarratti, 47 anni, è in attesa della prossima opportunità professionale. © Keystone/Gian Ehrenzeller
Massimo Solari
29.11.2025 06:00

Due anni fa guidava per la prima volta una squadra di Super League. La stessa che al tramonto del 2024 lo ha però allontanato dal massimo campionato svizzero. Alessandro Mangiarratti, comunque, non si scompone. Pazienta. Osserva. Si aggiorna. E in questa intervista racconta che stagione sta assaporando.

Alessandro, sono trascorsi poco meno di dodici mesi dall’addio da Yverdon. E, da allora, non si è ancora presentata la giusta chance per tornare in panchina. Come vivi l’attesa?
«Con realismo. Perché periodi del genere fanno parte di questa professione. A volte accettarlo è più complicato, altre meno, perché si prova a sfruttare il tempo a disposizione. Personalmente non smetto di tenermi aggiornato, rimanendo in contatto con diversi colleghi, guardando che cosa succede nel mio mondo. Detto ciò, e senza voler risultare arrogante, mi ritengo un allenatore ancora fresco, che - risultati alla mano - ha vissuto un’esperienza molto positiva inChallenge League, per poi fare buone cose anche in Super. E quindi so benissimo che la giostra gira e che si tratta semplicemente di aspettare il mio turno».

Ma quanto calcio mastichi durante la settimana?
«Due o tre partite dal vivo le seguo regolarmente. Appoggiandomi ovviamente a Cornaredo e, di tanto in tanto, spostandomi a Lucerna e Zurigo. Più altre tre o quattro in tv, spesso recuperandole con calma il lunedì. Si tratta di restare sul pezzo nella conoscenza dei vari giocatori e delle tendenze in campo».

Nessuna frustrazione, invece? Dopo tutto, la Super League 2025-26 ha già visto 4 club su 12 cambiare il proprio allenatore.
«Qualche cavallo di ritorno, forse, ha alterato parzialmente il consueto ricambio di tecnici. E mi riferisco naturalmente a Gerardo Seoane allo Young Boys, e a Patrick Rahmen a Winterthur. Quando i pesci grossi fanno marcia indietro, quelli un po’ più piccoli o giovani possono risentirne».

Il tuo approdo alla Schützenwiese, per altro, era stato ventilato. È corretto?
«Sì, c’è stato qualche contatto. Ma in una situazione per certi versi disperata, è comprensibile che il club abbia voluto puntare su un allenatore come Rahmen. Con lui in panchina, d’altronde, aveva preso vita una stagione entusiasmante, con tanto di qualificazione al girone per il titolo».

Il campionato è una maratona, non uno sprint. E il Lugano rimane una squadra da top 3

Se possibile, l’attuale torneo appare persino più indecifrabile dello scorso. E ciò senza nulla togliere all’inaspettata capolista Thun. Mangiarratti che idea si è fatto?
«Innanzitutto, i bernesi meritano di occupare il primo posto. La formazione di Mauro Lustrinelli pratica un calcio molto pragmatico, strutturato e consapevole nelle intenzioni. Non è per contro un mistero che a influenzare Young Boys e Basilea - se vogliamo le inseguitrici più accreditate - sia il fattore Europa League, che con il suo nuovo formato è diventato anche più dispendioso. Il campionato, ad ogni modo, è una maratona, non uno sprint. Le distanze, nella parte alta della classifica, rimangono tutto sommato contenute. In primavera avremo sicuramente qualche certezza in più».

Mercoledì eri a Cornaredo per Lugano-San Gallo. Nelle ultime settimane, la squadra di Mattia Croci-Torti si è chiaramente risollevata, eppure qualche interrogativo continua a generarlo.
«Nell’ultimo mese e mezzo il Crus ha realizzato un piccolo capolavoro. I risultati parlano da soli. Sulla stagione del Lugano, tuttavia, pesano inevitabilmente le dinamiche estive. Sia per quanto concerne il mercato, sia in termini di rendimento. Poi non bisogna dimenticare che la rosa attuale deve fare i conti con defezioni di spessore, da von Ballmoos a Steffen, passando per Bottani e Alioski. Per tacere di Kendouci. Se penso alle seconde linee, è tutto fuorché semplice riuscire a incidere sempre e comunque in una formazione sprovvista di 4-5 titolari. E quindi oggettivamente meno forte».

Che dimensione dare, dunque, ai bianconeri?
«Per l’appunto, quando il gruppo tornerà al completo il Lugano diventerà un avversario temibile per chiunque. Ripeto: a inizio stagione è stato perso un po’ di terreno, ma i primi tre posti rimangono alla portata dei ticinesi».

Torniamo a Mangiarratti e al suo futuro. È notizia freschissima la separazione tra l’ASF e Sascha Stauch. Insomma, serve un nuovo tecnico per la Svizzera U21. È un’opportunità che prenderesti in considerazione?
«Beh, parliamo di un incarico molto interessante. E ciò al netto delle difficoltà incontrate sin qui nella campagna di qualificazione all’Europeo di categoria. Sì, è una sfida che affronterei con grande entusiasmo e piacere. In passato sono stato vicino ad altre selezioni giovanili, ma ho sempre pensato che - per svolgere bene questo compito al servizio dell’ASF - fosse prima necessario coltivare esperienze con i professionisti e pure a livello internazionale. Ecco, queste esperienze ora le ho vissute. Mi sentirei quindi all’altezza della Under 21 rossocrociata».

Il Lugano è chiamato a fornire un’immediata reazione dopo la sconfitta nel recupero contro il San Gallo. Sabato sera - alle 18 - si gioca ancora a Cornaredo, dove è atteso il Sion. I vallesani occupano il 6. posto in classifica, a -2 dalla squadra di Mattia Croci-Torti. Venerdì, nel tardo pomeriggio, il presidente della Commissione disciplinare della SFL ha rigettato il ricorso del club - annullandone l’effetto sospensivo - contro la seconda giornata di squalifica inflitta a Uran Bislimi. Il centrocampista non ci sarà. Il Crus recupera però Renato Steffen, che torna fra i convocati a oltre 2 mesi di distanza dal brutto infortunio subito al costato. Sempre ammalato Belhadj.
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