Calcio

La Rocca, il Bellinzona in rosa e la semifinale del 2008

L’imminente weekend di Coppa Svizzera ci permette di camminare ancora lungo il viale dei ricordi: oltre all’epico match fra granata e Xamax riviviamo anche il Losanna-Lugano del maggio 2000

La Rocca, il Bellinzona in rosa e la semifinale del 2008
Il momento in cui Iacopo La Rocca infila il quinto, decisivo rigore nella semifinale del 2008 contro il Neuchâtel Xamax. (Foto Keystone)

La Rocca, il Bellinzona in rosa e la semifinale del 2008

Il momento in cui Iacopo La Rocca infila il quinto, decisivo rigore nella semifinale del 2008 contro il Neuchâtel Xamax. (Foto Keystone)

Quel boato lo ricordiamo bene. Un’esplosione. Di gioia, follia sportiva, vita. Era un mercoledì da leoni. 27 febbraio 2008, semifinale di Coppa Svizzera. Bellinzona contro Neuchâtel Xamax. Il Comunale era stracolmo. Impossibile sapere quante persone c’erano, tant’è che lo speaker non annunciò il numero di spettatori. Secondo una nostra stima c’erano almeno 7 mila anime. La maggior parte delle quali – va da sé – di fede granata. Aspettarono a lungo prima di festeggiare.

Già, la partita si trascinò fino ai rigori. Senza grandi sussulti, se non due salvataggi sulla linea che negarono il gol agli ospiti e un palo di Neri. Rigori, appunto. Sbagliarono Carbone per il Bellinzona, Rossi e Bah per il Neuchâtel. Come quinto, mister Vladimir Petkovic mandò Iacopo La Rocca. Un gol e i granata – rigorosamente in rosa, ricordate? – avrebbero staccato il biglietto per l’ultimo atto. Gioco di sguardi, rincorsa, l’intuizione del gigante Zuberbühler che si allungò il più possibile facendo temere il peggio, rete. Sì, rete.

«Avevo le gambe che mi tremavano tutte» disse all’epoca il difensore. «Addirittura credo di aver chiuso gli occhi, dal momento che non ricordo di aver visto la palla entrare. Il gol l’ho intuito dal boato dei tifosi». La Rocca riscattò una prova opaca e piena zeppa di errori segnando quel rigore. «Nell’incamminarmi verso il punto di battuta non facevo altro che ripetermi ‘‘mamma mia quanto è grosso sto portiere’’ e ‘‘vattene via’’. Nessuno vorrebbe trovarsi Zuberbühler in una situazione del genere».

Iacopo oggi ha 35 anni e risulta svincolato (e se tornasse al Comunale?). Ha alle spalle una lunghissima esperienza in Australia, dove ha giocato con Western Sydney, Adelaide United e Melbourne City vincendo fra le altre cose una Champions League asiatica. Il Bellinzona al contrario sta faticando in Promotion, campionato da cui sembra impossibile uscire vivi (e promossi). Domenica ad ogni modo il destino ha apparecchiato un bellissimo gioco dei ricordi: in Ticino arriverà proprio il Neuchâtel Xamax per i sedicesimi di finale.

Un dispiacere firmato Celestini

Da una semifinale all’altra. Da un salto all’indietro lungo 11 anni ad uno ancora più lontano. 11 maggio 2000, 19 anni fa. Roba per dinosauri e nostalgici. Quella sera un Lugano evanescente venne punito dalla tripletta di Kuzba (finì 3-2) e fu così eliminato sul più bello. Sul banco degli imputati, fra gli altri, il bulgaro Zagorcic e mister Roberto Morinini, che rimescolò troppo le carte a livello tattico e di uomini. «I sogni luganesi muoiono all’alba» titolò il nostro giornale. Il bomber polacco del Losanna – a secco da quasi tre mesi – si riscoprì insaziabile e infallibile. Segnò subito, si ripeté al 21’ e rifilò la mazzata finale al 60’. Il Lugano reagì tardi, troppo tardi. Un gol di Gaspoz (78’) e un altro di Rothenbühler (81’) alimentarono le speranze per gli ultimissimi minuti, resi epici da un nubifragio e dall’assalto bianconero.

«Peccato, peccato davvero per quell’errore» spiegò a caldo Zagorcic. «Non mi ero accorto che l’avversario fosse così vicino, sinceramente pensavo di poter uscire dalla situazione con il pallone fra i piedi». Pensò male. Fu una serataccia, sì. D’altra parte il Lugano era lungi dall’essere una squadra vera. E solida. Quel processo sarebbe arrivato un po’ più tardi, la stagione successiva, quando Morinini seppe disegnare l’abito giusto alla squadra. Arrivando a sfiorare il titolo nazionale.

Nel Losanna, per contro, militava un metronomo d’eccezione. Fabio Celestini. Proprio lui, l’attuale tecnico bianconero. Era oramai agli sgoccioli della sua prima avventura alla Pontaise: vi avrebbe fatto ritorno dieci anni dopo, al termine di un lungo girovagare fra Francia e Spagna. Troyes, Marsiglia, Levante e infine Getafe. Quella sera di maggio diede il suo contributo, nello specifico in occasione del secondo gol. Sfiorò perfino una rete tutta sua, nel primo tempo. Diede un grosso dispiacere al popolo luganese. Domani, dovrà evitarlo.

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