Calcio

Lugano: il terzo posto, la rabbia di Gerndt e le lacrime di Renzetti

Missione compiuta per i bianconeri contro il San Gallo - Lo svedese critica l’arbitraggio: «Abbiamo affrontato 12 avversari»

Lugano: il terzo posto, la rabbia di Gerndt e le lacrime di Renzetti
ALex Gerndt. (Foto Putzu).

Lugano: il terzo posto, la rabbia di Gerndt e le lacrime di Renzetti

ALex Gerndt. (Foto Putzu).

LUGANO - Alla fine, restano gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione di Angelo Renzetti, la rabbia – giustificata – di Alex Gerndt per la conduzione arbitrale, la gioia di uno stadio intero finalmente passionale e caldo. E una vittoria. Forse, la più importante. Forse, quella giusta. Il Lugano, nella notte di Cornaredo, ha fatto tutto giusto. Prendendosi in un colpo solo la salvezza per il quarto anno consecutivo e il terzo posto. Se il campionato fosse finito ieri e il Basilea avesse già vinto la Coppa, staremmo parlando di qualificazione ai gironi di Europa League. Ma no, non è (ancora) così. Servirà soffrire ancora, servirà dare tutto un’altra volta. E sperare che i renani spezzino la resistenza del Thun, domenica. A occhio, lo scenario più bello è fattibile. Perché il Lugano ha il destino nelle proprie mani e perché, se giocherà come ha fatto contro il San Gallo, non incontrerà difficoltà contro Neuchâtel e Grasshopper. Contro i fabbri biancoverdi, una squadra che picchia duro ma che in definitiva non vale granché, i bianconeri hanno disputato una buonissima partita dall’inizio alla fine. Sì. L’unica pecca, se vogliamo, è stata quella di aver chiuso il discorso prima del novantesimo. Per il resto, Sabbatini e compagni sono stati impeccabili. Anche, e forse soprattutto, a non cadere nella trappola di chi non ci arriva con la tecnica e allora la butta sulla cattiveria. In questo senso, l’arbitro Bieri ha fallito completamente la gestione sia dei cartellini, sia dei momenti. E così, nel finale, la miccia ha fatto esplodere la bomba. Le due panchine, all’ennesima decisione balorda, sono venute a contatto. Spintoni, insulti, momenti di grande tensione. Ci sarà, verosimilmente, qualche squalifica fra lo staff tecnico di entrambe le squadre. Peccato, perché con un minimo di buon senso in più la festa sarebbe stata totale.

Il più arrabbiato è l’eroe del giorno, quell’Alexander Gerndt sempre più monumentale. «È difficile vincere quando contro hai 12 avversari» dice sibillino. Lui, a causa di un giallo molto severo, a Neuchâtel non ci sarà. «Spiace, però abbiamo conquistato i tre punti. Ce li siamo meritati». A qualche passo di distanza, sotto la tribuna che inneggia ai giocatori mentre escono dal campo e si infilano negli spogliatoi, troviamo Angelo Renzetti. I suoi occhi solo lucidi, guardano un punto fisso lontano come per trovare coraggio. «Io farei il presidente a vita» dice. «Però non posso mettere a repentaglio la mia salute. Ma non sono emozionato per il domani, bensì per tutti i sacrifici che ho dovuto fare. Sei sempre sotto la luce dei riflettori. È dura. È chiaro che serate come questa, dove provi delle sensazioni forti, ti ripagano da tanti anni di duro lavoro. Però io la riga la tiro alla fine. Abbiamo raggiunto un primo obiettivo, la salvezza. E per una squadra come la nostra è un grande risultato. Sì. Però mancano due partite al termine e non saranno facili. Dipende tanto da noi. Mi piacerebbe vivere un’apoteosi. L’arbitraggio? Non sono assolutamente contento. L’ammonizione di Gerndt non ci stava per niente, mi è sembrata puerile. In generale, questa squadra mi piace moltissimo. Oltre a Gerndt, ci sono tantissimi elementi che hanno tantissime qualità. Penso a Lavanchy, penso a Daprelà. Abbiamo una difesa molto solida». Ora, non resta che aspettare il Basilea. E vincere le ultime due. Ma questo Lugano, con questa testa e con questo gioco, può farcela.

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