Lugano, ma quanto sei bello? Promosso tredici anni dopo

Ritorno al futuro

Lo sport è fermo: quale occasione migliore per viaggiare fra i ricordi e gli archivi del Corriere del Ticino? Questa volta riviviamo la promozione in Super League dei bianconeri – IL VIDEO

Lugano, ma quanto sei bello? Promosso tredici anni dopo
La festa, bellissima e scatenata, del Lugano a Bienne. © Archivio/CdT

Lugano, ma quanto sei bello? Promosso tredici anni dopo

La festa, bellissima e scatenata, del Lugano a Bienne. © Archivio/CdT

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Lugano, ma quanto sei bello? Promosso tredici anni dopo

L’abbiamo chiamata «Ritorno al futuro», invero senza troppa fantasia. È una rubrica figlia dell’emergenza e, va da sé, della mancanza di eventi sportivi live. E allora, se non possiamo vivere il presente proviamo almeno a correre indietro con la memoria. Ripescando, per il nostro secondo appuntamento, la promozione in Super League del Football Club Lugano targata 2015. Riviviamola assieme grazie all’articolo firmato da Marcello Pelizzari, inviato a Bienne per l’occasione.

Forse, lassù da qualche parte, gli dei del calcio stanno sorridendo. Satolli, felici, appagati. Magari sono stati proprio loro a piegare il destino affinché il Lugano si giocasse la promozione nel catino della Gurzelen, all’ultimo grande ballo prima dell’eterno sipario (dalla prossima stagione il Bienne giocherà nella Tissot Arena). E chissà, può darsi abbiano spinto in rete con un soffio impercettibile i palloni di Guarino e Urbano. Gol che hanno steso i bernesi e consegnato ai giocatori ticinesi l’agognata promozione in Super League, mentre il Servette a Ginevra cadeva sotto i colpi del Le Mont. Lugano in paradiso con una giornata d’anticipo, nel tripudio generale, fra abbracci, lacrime, tifosi in delirio e cori.

L’attesa è finita

Evidentemente, la grande famiglia bianconera era stufa di aspettare. Per dire: bisogna risalire alla lontanissima stagione 2001-02 per ritrovare il Lugano nella massima categoria. Poi la morte dell’allora presidente Jermini, i debiti, il fallimento del 2003, la difficile rinascita, la fusione con il Malcantone Agno, le volate perse sul più bello quando il più sembrava fatto, fino all’addio di Enrico Preziosi, patron che amava nascondersi tant’è che a lungo ha mandato avanti Pastorello. Tanta, troppa sofferenza per un popolo spesso distaccato dalla propria amata, eppure pronto ad abbracciarla e sostenerla nei momenti veramente importanti con un trasporto senza eguali. Logica la festa: scatenata, meravigliosamente folle, protrattasi fino alle prime luci dell’alba. Il popolo accorso alla Gurzelen è rientrato in Ticino a clacson spiegati, unendosi a chi è rimasto a casa guardando la partita da Piazza Manzoni.

Il fiato di una città intera

Idealmente, sul prato di Bienne ieri sera, sotto una pioggia fine ma fastidiosa, c’era una città intera a spingere il Lugano verso lo sforzo estremo e il grande obiettivo. Negli spogliatoi, mentre i calciatori si allacciavano le scarpe e Livio Bordoli dava le ultime indicazioni, hanno trovato posto i tanti tifosi a caccia di un sogno. E al fischio finale, ci è parso che tutti recitassero gli ultimi versi di quella bella canzone di Jovanotti, «Gli Immortali», gli occhi gonfi di lacrime e felicità, ma anche di quella leggerezza d’animo che soltanto una partita di pallone può regalare: «E lo ridico ancora, per impararlo a memoria, in questi giorni impazziti, che qui si fa la storia». Sì, nel suo piccolo il Lugano adesso è immortale. Forse non avrà scritto la storia con la esse maiuscola; sicuramente però ha scritto una storia bellissima, fatta di sacrifici e passione, ad immagine del presidente Angelo Renzetti. Lui, più di tutti, merita gli elogi, gli abbracci, i gesti di affetto. Perché più di tutti ha sofferto, tenendo insieme da solo l’intero club nei momenti bui e complicati. L’arrivo di Pablo Bentancur ha dato ossigeno e contribuito alla creazione di un Lugano grandi firme. Ma ha pure aumentato a dismisura la pressione. Il sudamericano più volte ha preso una direzione opposta a quella di Renzetti, mostrando una certa insofferenza nei confronti di Livio Bordoli e facendo capire che la prossima stagione potrebbe pure farsi da parte se le condizioni sono queste.

Una partita non perfetta

Il Lugano anti Bienne non è stato perfetto. Ha sofferto un po’ la verve dei padroni di casa, speculando anche. Della serie: innanzitutto, non prendere gol. Nel primo tempo è sembrato anche un tantino imballato, complice il derby di venerdì (da qui la decisione di lasciare fuori Bottani e Padalino, oltre a capitan Rey). Nella ripresa però è esploso: lo scugnizzo Salvatore Guarino ha tracciato un arcobaleno carico di speranza, una conclusione alla Cristiano Ronaldo (ora chiamatelo «SG7») da consegnare agli annali; Urbano ha chiuso i conti a porta vuota, andando a raccogliere il bacio di sua moglie. Quanta magia, quanta bellezza.

Il settore riservato agli ospiti ha cominciato a bollire di passione, cercando l’invasione di campo quando ancora c’era calcio da giocare. Nessuno aveva più voglia di aspettare e perfino Livio Bordoli, nella lenta corsa verso il novantesimo minuto e l’apoteosi, ha scavato un solco nella sua area tecnica camminando avanti e indietro.

Il passato non conta più

D’un tratto, con autorità e abnegazione, i bianconeri hanno cancellato il passato e le tante promozioni gettate al vento: addio ai fantasmi del 2010, quando Simone Boldini non seppe gestire proprio 4 punti di vantaggio e Marco Schällibaum perse lo spareggio; addio anche agli incubi del 2011 e gli incredibili 14 punti bruciati nei confronti del Losanna, poi promosso.

Tutto molto bello, tutto perfetto. O quasi, se è vero che Renzetti ha lanciato una frecciata a caldo al suo socio di minoranza e quest’ultimo non si è mostrato molto entusiasta all’ipotesi di avere ancora Bordoli in panchina la prossima stagione. Il mister, dal canto suo, si pronuncerà domani o al più tardi giovedì. L’ombra sinistra ha in parte guastato una serata magica. Ma in fondo litigavano anche gli dei. Gli stessi che ieri hanno spinto in rete due palloni meravigliosi, spegnendo per sempre le luci della Gurzelen. Bentornato in paradiso, Lugano. Ti sei guadagnato l’accesso all’eden pallonaro. Ora, fai in modo di restarci.

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