Luis Enrique lascia la panchina spagnola: «Gravi problemi personali»

CALCIO

La notizia, nell’aria da giorni, è stata oggi ufficializzata dal presidente federale Luis Rubiales: «Gli siamo vicini, per lui le porte della nazionale saranno sempre aperte»

Luis Enrique lascia la panchina spagnola: «Gravi problemi personali»
(Foto Keystone)

Luis Enrique lascia la panchina spagnola: «Gravi problemi personali»

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MADRID - Luis Enrique ha deciso di lasciare la panchina della nazionale spagnola, che di fatto non guidava più dallo scorso marzo, per «gravissimi problemi personali». La notizia, nell’aria da giorni, è stata oggi ufficializzata dal presidente federale Luis Rubiales nel corso di una conferenza stampa.

«Dal momento che i motivi che mi hanno impedito di lavorare normalmente come selezionatore dallo scorso marzo continuano ancora oggi, ho deciso di lasciare il mio incarico», ha scritto il tecnico nella sua lettera di addio in cui ringrazia i media «per la discrezione e il rispetto dimostrato. Grazie di cuore». Parole delicate che fanno tornare alla memoria situazioni altrettanto complesse vissute in un recente passato anche da Cesare Prandelli e Tito Vilanova, costretti a lasciare la panchina (il primo della Roma, il secondo del Barca) per problemi familiari e personali altrettanto drammatici e che, per una volta, fanno vedere il calcio nella sua dimensione più umana. «Vi preghiamo di rispettare la privacy di Luis Enrique - ha detto Rubiales - Lo ringraziamo di cuore, si è comportato da grand'uomo qual è. Gli siamo vicini, per lui le porte della nazionale saranno sempre aperte».

Enrique era diventato ct dopo il tumultuoso e fallimentare Mondiale in Russia che aveva visto prima l'esonero di Julen Lopetegui e poi la clamorosa eliminazione della 'Roja'. Nel marzo scorso, dopo aver vinto contro la Norvegia, aveva abbandonato il ritiro della nazionale, poco prima di giocare contro Malta, rinunciando in seguito anche alle sfide contro Far Oer e Svezia. Luis Enrique era arrivato sulla panchina spagnola dopo un anno sabbatico. Dopo aver cercato, senza successo, di far ripartire la Roma, c'era c'è riuscito, e alla grande, col Barca e un anno fa aveva accettato la scommessa alla guida della nazionale scelto da Rubiales per essere «una persona di carattere, un leader incontestabile». Un profilo che si sposa alla perfezione con il 49enne tecnico asturiano, un gran passato da giocatore, ma un ancor più roseo presente da allenatore che gli ha regalato onori e ricchezze sulla panchina del Barcellona con cui ha fatto 'triplete' nel 2015, vincendo in tre anni tutto il possibile e dimostrando di avere la stoffa per reggere il peso del confronto con Guardiola e la capacità di gestire talenti straordinari. Non a caso nella sua esperienza in panchina non c’è un solo giocatore che non ne abbia apprezzato lo stile gentiluomo, il carattere fermo, una spigolosità seducente.

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