Maldini sul coronavirus: «Quando sarà finita rivaluteremo i rapporti con gli altri»

Testimonianza

L’ex calciatore milanista ringrazia chi gli è stato vicino ma, in un’intervista al Corriere della Sera, analizza anche tutta la situazione in cui si è trovato, lui, suo figlio Daniel, ma anche molti altri

Maldini sul coronavirus: «Quando sarà finita rivaluteremo i rapporti con gli altri»
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Come spesso accade, anche Paolo Maldini, ex calciatore milanista, si è affidato ai social per lanciare il suo messaggio di ringraziamento rivolto a chi ha mostrato vicinanza a lui e a suo figlio Daniel, 18 anni, dopo che sono risultati entrambi positivi al coronavirus. Ma soprattutto al personale sanitario, ai dottori, alla protezione civile e alle forze dell’ordine per la loro professionalità e il loro coraggio: «Ci fate sentire orgogliosi di essere italiani», ha detto.

Il tecnico ha anche rilasciato un’intervista ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera in cui ha raccontato come vive la malattia. «Io conosco il mio corpo. Un atleta conosce se stesso. I dolori sono particolarmente forti. E poi senti come una stretta al petto... È un virus nuovo. Il fisico combatte contro un nemico che non conosce». L’ex calciatore non aveva inizialmente fatto il tampone, «i miei sintomi, per quanto forti potevano essere quelli di una normale influenza. Poi ho scoperto che un amico, che avevo incontrato il 23 febbraio, era positivo, come un’altra persona che lavora con me. Non sappiamo chi ha iniziato la catena».

Riguardo alla sensazione che si prova scoprendo di essere stati contagiati, Maldini ha raccontato a Cazzullo: «Sapevo già di avere il virus. Sentivo che non era un’influenza come le altre; e poi per l’influenza avevo fatto il vaccino. Certo, un po’ di preoccupazione ti viene. Un mio amico ha avuto problemi respiratori, è ricoverato all’ospedale di Legnano, non dorme, ha gli incubi... A me è andata meglio. Comunque sono qui confinato da diciotto giorni con la mia famiglia». E in merito a come quest’esperienza cambierà la sua percezione il milanista conclude: «Le persone sensibili rivaluteranno i rapporti con le altre persone. Cose che ci parevano scontate, come cenare con gli amici e abbracciare una persona amata, ora ci mancano moltissimo, e domani le apprezzeremo di più. Magari non cambieremo tutti. Ma sono convinto che le persone sensibili siano la maggioranza. Compresi molti che non sanno di esserlo».

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