«Manteniamo i piedi per terra»

Calcio

Domenica il Lugano sfida lo Young Boys dopo l’esaltante successo contro il Basilea - Maurizio Jacobacci chiede però alla squadra di restare umile - «Non è il momento di rovinare tutto, il nostro primo pensiero deve essere la salvezza e non il quarto posto» avverte il tecnico bianconero

«Manteniamo i piedi per terra»
L’allenatore dei bianconeri, Maurizio Jacobacci. ©CdT/Gabriele Putzu

«Manteniamo i piedi per terra»

L’allenatore dei bianconeri, Maurizio Jacobacci. ©CdT/Gabriele Putzu

Il Lugano post pandemia è un’isola felice. Il successo inebriante contro il Basilea, va da sé, ha fatto benissimo all’ambiente. Lo ha caricato. Tanto. Anche Maurizio Jacobacci sorride, ma al contempo predica calma. «La squadra deve restare con i piedi ben ancorati a terra» afferma il tecnico dei bianconeri. «È vero, la serata di mercoledì è stata intensa ed entusiasmante. Ed è giusto che i ragazzi se la siano goduta. Ora però è già tempo di pensare all’YB».

Già, domenica pomeriggio Sabbatini e compagni saranno chiamati a una nuova impresa al cospetto di un’altra «big». E, perché no, a non sfigurare in occasione del grande ritorno del Wankdorf. «Vogliamo giocarcela» sostiene «Jaco» con sicurezza. «I gialloneri non ci sottovaluteranno. A mio avviso nemmeno Marcel Koller - che mi conosce bene perché sono stato suo assistente - ha preso sottogamba lo scontro dell’altra sera. Detto ciò è chiaro che l’YB giocherà con più pressione rispetto a noi, perché deve assolutamente fare i 3 punti».

Sulla stessa lunghezza d’onda

Pure al Lugano fa gola la posta piena. O meglio, potrebbe farla maggiormente alla luce dell’ultima - per certi versi clamorosa - comunicazione dell’ASF. A staccare l’ultimo biglietto per i preliminari di Europa League non sarà infatti il vincitore della Coppa Svizzera ma la quarta classificata di Super League. Il motivo? L’UEFA ha obbligato le Federazioni a comunicare la lista delle squadre qualificate entro il 3 agosto. E così, graduatoria alla mano, il Servette a quota 41 risulta più vicino del Sion, penultimo con 24 punti. Jacobacci, tuttavia, frena ancora. «Restiamo umili e non roviniamo tutto proprio adesso. Abbiamo il dovere di salvarci il prima possibile. La nostra priorità dev’essere questa, non il quarto posto. E ciò dal momento che non possiamo ancora dirci fuori pericolo».

Su sirene e tentazioni, il mister bianconero tiene comunque a rassicurare: «Io e i ragazzi siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Non siamo nella situazione di poter regalare punti e partite».

Tocca a Jefferson?

A Berna il tecnico sarà costretto a cambiare di nuovo la fisionomia del suo Lugano. «Ma lo ribadisco, possiedo delle valide alternative» indica il diretto interessato. Dietro mancherà sua maestà Mijat Maric, mentre il reparto offensivo resterà orfano di Mattia Bottani sino al prossimo campionato. «Non ho ancora deciso se schierare una difesa a 3 o a 4. Nella prima ipotesi, Yao potrebbe ricoprire senza problemi questo ruolo». Sull’out si libererebbe così una maglia da titolare, con il brasiliano Jefferson in pole position. «Forse non ha ancora i 90 minuti nella gambe, ma è pronto» conferma Jacobacci. Nella scelta dell’undici di partenza l’allenatore del Lugano terrà poi in considerazione un altro importante elemento. «Ci sono singoli decisamente più adatti a giocare sul campo sintetico. È un altro calcio, dove precisione e qualità tecniche risultano cruciali. Ecco perché dovremo essere bravi a ricalibrare anche il nostro gioco, evitando di cercare solo la profondità».

«Fisicamente ci siamo»

In questa stagione contro lo Young Boys i bianconeri si sono già tolti un paio di soddisfazioni. L’ultima volta a Cornaredo, in febbraio, prima dello stop imposto dal coronavirus. E guarda caso, allora come mercoledì con il Basilea, sul tabellino dei marcatori sono finiti Alexander Gerndt e Filip Holender. Proprio loro. I due con ogni probabilità a Berna guideranno l’attacco del Lugano. «L’andamento del match dipenderà molto dalla nostra aggressività» avverte Jacobacci. Sulle capacità atletiche dei suoi uomini il tecnico non ha comunque dubbi. «Fisicamente stiamo reggendo, segno che la preparazione è stata pianificata e svolta al meglio. Penso altresì agli infortuni muscolari, che sin qui non si sono praticamente presentati in rosa». Dal corpo alla mente le risposte restano positive. «Dopo la sconfitta di Zurigo si è vista una grande reazione anche dal punto di vista mentale» conferma «Jaco». «Siamo subito riusciti a evitare di entrare in una spirale negativa. E qui è fondamentale che la squadra continui a credere fortemente nel lavoro portato avanti da fine maggio». Solo così Cornaredo potrà continuare a essere un’isola felice.

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