CHALLENGE LEAGUE

Manzo: «In campo solo chi ci tiene a salvarsi»

Giovedì sera il Chiasso ospita l’Aarau, e il tecnico rossoblù incalza i suoi uomini

Manzo: «In campo solo chi ci tiene a salvarsi»
Andrea Manzo sprona i suoi pupilli a giocare con il cuore. (Foto Putzu)

Manzo: «In campo solo chi ci tiene a salvarsi»

Andrea Manzo sprona i suoi pupilli a giocare con il cuore. (Foto Putzu)

CHIASSO - Al Riva IV, i campi laterali sono invasi dai ragazzini, vocianti e spensierati. È un caldo mercoledì pomeriggio: per loro in questo momento il pallone è assoluta allegria. Si allenano, si impegnano, soprattutto si divertono. Poco distante, sul piazzale, sopraggiungono alla spicciolata i giocatori della prima squadra del Chiasso. Passano dalla lavanderia, salutano gli addetti al materiale, ritirano la tenuta di allenamento, e poi filano in spogliatoio a prepararsi. È la vigilia del match contro l’Aarau. Sono concentrati, chissà quanti (e quali) pensieri li occupano in queste ore. «Com’è il morale dei ragazzi? Ci sono sicuramente degli alti e bassi – ci spiega l’allenatore, Andrea Manzo, poco prima di incominciare la seduta pomeridiana – Ad ogni modo la situazione è chiara, sappiamo cosa e come dobbiamo fare per tener viva la fiamma della speranza». Già, a due turni dal termine del campionato, i rossoblù non hanno più diritto all’errore: c’è in ballo la salvezza.

Giovedì sera al Riva IV arriva l’Aarau. Un cliente ostico: la truppa di Rahmen è imbattuta da dodici turni, sconfitta una sola volta nelle ultime 23 uscite (a fronte di 16 vittorie), ciò che le ha permesso di scalzare il Losanna dalla poltrona che vale lo spareggio promozione. Dal canto suo, il Chiasso deve giocare per la propria sopravvivenza, sportivamente parlando. «All’interno dello spogliatoio ci siamo confrontati in modo diretto – prosegue Manzo – Finché non siamo sotterrati non dobbiamo mollare, anzi. Come ci credono gli altri, dobbiamo crederci anche noi». La classifica dice che, ad oggi, non è tutto in mano al Chiasso. «Però noi dobbiamo scendere in campo con la convinzione che invece possiamo ancora essere padroni del nostro destino» incalza il mister. «In carriera ho già vissuto situazioni del genere sia come tecnico sia come giocatore. E allora l’ho detto alla squadra: adesso bisogna essere uniti, non voglio più sentire né ‘‘se’’ né ‘‘ma’’. Adesso c’è una sola strada: giocare l’uno per l’altro, mettendoci il cuore».

Il Chiasso aveva mostrato una reazione d’orgoglio due settimane fa, nel confronto casalingo contro il Rapperswil (vittoria per 2-1). Giovedì scorso, però, la battuta d’arresto di Winterthur ha riacceso la preoccupazione in casa rossoblù, anche se tutto rimane possibile in questo finale di stagione. «Io penso che questa squadra abbia un cuore, sebbene in certi momenti abbia dato l’impressione contraria», osserva Manzo. «E non alludo a intere partite, ma ad alcuni sprazzi di gara che però poi ci sono costati cari. Tolto quel paio di incontri in cui abbiamo rimediato delle sconfitte eclatanti, nelle altre circostanze siamo rimasti in partita sino all’ultimo. Contro il Vaduz nei primi 60-70 minuti ci siamo creati diverse occasioni per chiudere il match a nostro favore. E lo stesso si può dire delle partite contro lo Sciaffusa. Anche il secondo tempo di Winterthur, di recente, non era affatto male. Però non siamo stati sufficientemente abili per raccogliere quanto seminato. Adesso quindi dobbiamo metterci più concretezza, credendoci di più».

La ricetta di Andrea Manzo è presto detta. «Il calcio deve essere vissuto con delle emozioni importanti. Solo così, giocatori e allenatori possono crescere insieme, e solo così puoi portare il pubblico dalla tua parte. Se in campo ci metti il cuore e tutto te stesso, ecco, difficilmente sbagli la prestazione. Poi a volte capita che il risultato non la rispecchi. Però quello è il primo passo. Soprattutto, in questo momento ci vuole positività. Dobbiamo prendere tutto quanto di buono abbiamo fatto negli scorsi mesi e metterlo in un calderone, e tirar fuori la prestazione che ci permetterà di sperare ancora». Quindi il mister rincara la dose: «Nel nostro cammino c’è stato anche del negativo: l’importante è non portarselo dietro, ma lasciarlo dov’è. Non voglio vederlo all’interno dello spogliatoio, né dentro il rettangolo verde, ma, caso mai, lontano da Chiasso».

Vicino alla squadra, intanto, stringe i denti uno zoccolo duro di tifosi. Quelli rimasti, dalle parti del Riva IV, ci tengono. E non hanno esitato nel recente passato a manifestare il loro disappunto, al di là dei modi (a volte da censurare). «Qual è la mia percezione? Beh, quando vengo al campo, sul volto dei nostri sostenitori vedo alcuni sorrisi forzati, com’è normale che sia considerata la situazione», dice il tecnico. «Molti tifosi comunque ci sono sempre stati vicini, anche se in certi momenti si sono lasciati trasportare in alcune reazioni sopra le righe. Non li giustifico, però posso capirli. Hanno a cuore questi colori. Ma devono sapere che io, personalmente, ci tengo, e pure la maggior parte del gruppo ci tiene a rimanere in questa categoria». Oibò, come sarebbe a dire solo ‘‘la maggior parte’’? «Dico così perché magari per qualcuno non è il caso. Ma i giocatori che metto in campo sono tra quelli che sicuramente vogliono raggiungere la salvezza».

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