Calcio

Mirko, Antonio e quel Conte in sospeso

Il viceallenatore del Lugano nel 2006 fu guidato dall’attuale tecnico dell’Inter: «Eravamo ad Arezzo e lui cercava la scintilla»

Mirko, Antonio e quel Conte in sospeso
Mirko Conte, a sinistra, assieme a Fabio Celestini. (Foto Putzu)

Mirko, Antonio e quel Conte in sospeso

Mirko Conte, a sinistra, assieme a Fabio Celestini. (Foto Putzu)

ASIAGO – Ad Asiago l’estate stenta a decollare. Fa freschino, a 1.000 metri d’altezza e soprattutto se nubi e pioggerellina hanno la meglio sui raggi di sole. Il Lugano, noncurante, continua a lavorare e resta focalizzato sull’obiettivo. Manca poco più di una settimana all’esordio stagionale a Zurigo e l’1-1 in amichevole contro l’Ingolstadt non ha scalfito l’umore dei bianconeri. Dopo i 90’ di Bolzano ieri gli uomini di Celestini non hanno forzato: l’allenamento mattutino è volato via tra corsetta defaticante, torelli e brevi partitelle. Oggi, archiviata un’ultima seduta sul bucolico campo di Gallio, è invece previsto il rientro in Ticino. Sì perché domenica c’è l’Inter, esigente banco di prova prima dell’inizio del campionato. Ne abbiamo parlato con il viceallenatore Mirko Conte, uno che Antonio Conte lo conosce bene. Dell’Arezzo, nella stagione 2006-2007 in B, il primo era senatore in campo e in spogliatoio, il secondo mister alla prima panchina.

Quella in Toscana fu una stagione tormentata, iniziata a -6 punti – prezzo da pagare per il coinvolgimento nello scandalo Calciopoli – e terminata con la retrocessione in Serie C. E pensare che nel giro di un campionato la guida dell’Arezzo venne affidata a due tecnici oggi al top in Italia: Antonio Conte, appunto, e Maurizio Sarri. «Entrambi in realtà erano alle prime esperienze a un certo livello, in particolare Antonio» rileva il vice di Fabio Celestini. Difficile, insomma, trovare delle differenze. «Avendo già guidato altre squadre forse Sarri partiva da basi un po’ più solide» aggiunge. Conte iniziò la stagione, mentre l’ex Napoli e Chelsea gli subentrò già in ottobre. Poco male, perché Antonio tornò in sella durante il girone di ritorno ma senza riuscire a evitare l’onta della Serie C. «Se devo individuare una dote che accomuna i due, direi la grande capacità nel trasmettere ai giocatori la personale idea di calcio, spingendoli a immedesimarsi in tale filosofia e a dare il 110%» nota Mirko Conte. Ma l’ex ct della nazionale riuscirà a fare l’exploit già alla prima stagione sulla panchina dei nerazzurri? «Non credo, la qualità della Juve resta superiore e Sarri è un valore aggiunto. Detto ciò Antonio Conte saprà sicuramente portare a Milano dei principi sin qui assenti».

Mirko Conte sul campo. (Foto Putzu)
Mirko Conte sul campo. (Foto Putzu)

Concentriamoci sul mister dell’Inter. Che tipo era? E come si pose nei confronti del suo Arezzo? «Beh – riconosce chi ci sta di fronte – che disponesse di un importante potenziale lo si capì ben presto. Già all’epoca aveva molto temperamento, oltre al fatto di essere un grande lavoratore». I risultati però non lo premiarono, tanto che pagò con l’esonero. «Ma questo fa parte del naturale ciclo di un allenatore, la cui carriera è intimamente legata alla classifica» sottolinea Conte. Per poi precisare: «Le sue idee di calcio erano ottime e con il passare degli anni Antonio è stato bravo a svilupparle e migliorarle. Il tempo gli ha dato ragione». Le cronache di quei tempi narrano di frizioni neanche troppo velate tra il mister dell’Arezzo e alcuni pezzi grossi della squadra, tra cui Mirko Conte. I rapporti si deteriorano per davvero? «Diciamo che quando hai in squadra profili con grande personalità alla fine è normale che prima o poi si vada allo scontro» spiega il viceallenatore del Lugano. «Ma – prosegue – lo scontro tra giocatori e allenatore ci deve essere, a maggior ragione se poi viene trasformato in energia positiva. E in alcune occasioni Conte cercò proprio di fare scattare la scintilla, andando ad ‘‘attaccare’’ i senatori con l’obiettivo di stimolare anche il resto della squadra. Un atteggiamento senz’altro sinonimo di grande carattere».

Nessun rancore, ad ogni modo. «Ci mancherebbe, domenica ci saluteremo sicuramente» conferma Conte, per altro grande fan nerazzurro alla luce delle giovanili giocate proprio nel club milanese: «Sì, la fede è rimasta. Me ne accorgo quando vado allo stadio ed emerge il bambino tifoso». Mirko Conte vivrà dunque l’amichevole di Cornaredo con emozioni particolari? «No no, si tratterà di un importante test per capire dove siamo a una settimana dalla prima di Super League. Ma le emozioni sono altre. Conquistare l’Europa League con il Lugano all’ultima giornata ad esempio».

Già i bianconeri. A Mirko Conte chiediamo un bilancio del ritiro ad Asiago. «A Lugano il clima è molto sano e in tal senso questa settimana ci sta servendo per consolidare ulteriormente lo spogliatoio». Parola di chi, di preparazioni in altura, ne ha svolte davvero parecchie. «Il ritiro – evidenzia il viceallenatore dei bianconeri – è senz’altro un momento utile per le squadre. In particolare se, come nel caso nostro, dal mercato sono arrivati diversi nuovi giocatori. Una convivenza settimanale, 24 ore su 24, non può infatti che favorire la conoscenza tra neoacquisti e staff tecnico e tra giocatori stessi. Senza dimenticare che questo genere di esperienze, in un clima ideale, creano come detto ambiente, cementano il gruppo. Il tutto agevolando la continuità nel lavoro». Per Conte, insomma, «i ritiri servono eccome, purché naturalmente non si prolunghino oltremodo».

Non esattamente quanto vissuto da Mirko Conte durante una brillante carriera spesa in club come Sampdoria, Messina e Napoli, oltre alla stessa Inter. «In effetti i ritiri di allora, quelli veri, non sono paragonabili a quelli odierni. Innanzitutto erano molto più lunghi: 3-4 settimane lontani da casa. Un aspetto, questo, che a lungo andare pesava anche un po’ a noi giocatori. Inoltre ai nostri tempi non esistevano le tournée in Cina o negli Stati Uniti. Di norma si andava in Trentino, cosa che le attuali squadre di Serie A fanno sempre meno, prediligendo anche le proprie strutture che sono all’avanguardia».

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