Nome, cognome e temperatura: la nuova normalità

Qui Cornaredo

Anche fotografi e giornalisti al seguito del Football Club Lugano devono sottostare ad un rigido e dettagliato protocollo

Nome, cognome e temperatura: la nuova normalità
La conferenza stampa post allenamento. © CdT/Gabriele Putzu

Nome, cognome e temperatura: la nuova normalità

La conferenza stampa post allenamento. © CdT/Gabriele Putzu

Nome, cognome e temperatura: la nuova normalità

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Nome, cognome e temperatura: la nuova normalità

Nome, cognome e temperatura: la nuova normalità

Nome, cognome e temperatura. È la prassi, per giornalisti e fotografi a bordocampo. C’è chi si è scordato la mascherina. Tuttavia, un inserviente del Lugano interviene subito: «Prendine una delle nostre» dice con gentilezza. Al cancello della tribuna Monte Brè è un viavai continuo. Allenarsi ai tempi del coronavirus, per certi versi, è una vera impresa. Cambiano le distanze, i rapporti fra i giocatori, le dinamiche, i famosi (e temuti) contatti. Eppure, in campo i sorrisi si sprecano. Angelo Renzetti, il presidente, si lascia scappare un commento entusiastico: «Li vedo motivati» afferma guardando i suoi ragazzi.

Il Lugano è tornato, sì. Con tutte le sue fragilità e i suoi dubbi, ma anche con la passione e la precisione che – ormai da anni – contraddistinguono il club. Al di là delle reti di protezione, lungo via Ciani, qualche appassionato si ferma ad osservare la prima seduta di allenamento. L’impressione, dalla tribuna, è che mister Maurizio Jacobacci voglia subito recuperare il tempo perduto. Intanto, le battute fra i giornalisti si sprecano. È tanta, anche fra i colleghi, la voglia di abbracciarsi e riavvolgere il nastro, al grido «dove eravamo rimasti?». Da casa, per contro, i tifosi curiosano attraverso le dirette social. Frazionata e frastagliata, la famiglia bianconera riesce comunque ad essere un tutt’uno. Un’altra impresa, a suo modo.

I minuti passano, arriva il momento delle interviste. Gli addetti stampa bianconeri allestiscono una sala conferenze all’aperto, in tribuna. Da una parte un tavolino e il tradizionale pannello pubblicitario, dall’altra file di sedie. Vale, anche qui, il concetto del distanziamento e infatti i giornalisti sembrano a bordo di un aereo semivuoto tanto è lo spazio fra un posto e l’altro. Ci lanciamo in alcune riprese video, ma ci accorgiamo che l’audio, dalla nostra postazione, arriva male. Fa nulla. Andrà meglio la prossima volta. Già, il bello è proprio questo: fino a venerdì, perlomeno, il Lugano si allenerà sui campi laterali di Cornaredo. Un lento, difficile ma graditissimo ritorno alla normalità. Nell’attesa di sapere (e capire) se nonostante le mancanze della Swiss Football League questa stagione potrà riprendere e concludersi.

Nome, cognome e temperatura. Pare un mantra, da ripetere per farsi forza. È la prassi. Lo sarà ancora per un po’.

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In questo articolo:

  • 1 Marcello Pelizzari
  • 2 Massimo Solari
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