Calcio

«Ora chiediamo un calcio propositivo»

Il direttore generale del Chiasso Nicola Bignotti commenta la decisione di affidare la panchina a Stefano Maccoppi

«Ora chiediamo un calcio propositivo»
Il direttore generale del Chiasso Nicola Bignotti. (Foto Maffi)

«Ora chiediamo un calcio propositivo»

Il direttore generale del Chiasso Nicola Bignotti. (Foto Maffi)

LUGANO - Basta soffrire. Il nuovo corso dovrà fare rima con calcio propositivo, padronanza del campo e supremazia sugli avversari. All’osso, e parafrasando, è questo il Chiasso che la dirigenza e il neoallenatore Stefano Maccoppi hanno deciso di plasmare insieme. Mano nella mano, il percorso sarà intrapreso formalmente giovedì prossimo, quando è in agenda la ripresa degli allenamenti. Tuttavia è ormai da alcuni giorni che le parti hanno iniziato a gettare le basi per la prossima stagione di Challenge League. Un torneo che, dopo la salvezza strappata all’ultima con la forza della disperazione, al Riva IV si vuole affrontare seguendo una chiara filosofia. A testa alta se vogliamo.

«Vista la passata esperienza, Maccoppi non dà del tu solo al campionato svizzero» rileva il direttore generale Nicola Bignotti al termine del vertice a Capo San Martino: «Conosce anche bene il Chiasso, è venuto a vedere molte nostre partite e ci segue da molto tempo». Questione di feeling, insomma. Non solo. «Incarna il giusto mix tra la conoscenza della categoria degli adulti e la capacità di formare i giovani». Ed è proprio su quest’ultimo punto che è stata costruita l’intesa. «Maccoppi lavorerà con noi a 360 gradi, non sarà solo l’allenatore della prima squadra» spiega Bignotti. Per poi precisare: «Si occuperà anche della direzione tecnica, ciò che significa attività di scouting. Allo stesso tempo fungerà da trait d’union con il settore giovanile. Non dimentichiamoci che Maccoppi oltre ad aver guidato diverse prime squadre ha pure coordinato i vivai di Neuchâtel Xamax e Servette».

Sin qui il biglietto da visita. Cosa verrà richiesto però concretamente all’ex allenatore di Locarno e Bellinzona. Sentite Bignotti: «Da Maccoppi la proprietà e la dirigenza si aspettano che sappia dare una chiara identità alla squadra. E che quando scenderà in campo, sia in casa sia in trasferta, possa essere riconoscibile un marchio di fabbrica “Chiasso”». Un’impronta tecnica che per il direttore generale significa «del calcio costruttivo, fatto di possesso palla e attraverso il quale, se possibile, cercare di dominare l’avversario».

Pur senza fare parallelismi con il passato il messaggio di Bignotti è chiaro: «Vogliamo raggiungere il risultato attraverso il bel gioco». A promuoverlo, come detto, dovrebbe però essere una rosa giovane e affamata, senza la stella di turno. «Se si vuole fare calcio di formazione parlare di innesti non deve essere assolutamente la priorità» chiarisce in tal senso Bignotti. Il tutto rilanciando: «Prima di tutto deve venire il lavoro sui giovani a disposizione, puntando su una precisa metodologia di allenamento che possa essere funzionale alla filosofia di calcio che vogliamo perseguire». Un obiettivo, di fatto, non centrato compiutamente da Andrea Manzo. Nel comunicato con il quale è stato annunciato l’arrivo di Maccoppi, l’ex allenatore dei rossoblù è stato ringraziato per il lavoro svolto e «la professionalità» dimostrata negli scorsi mesi. Né più né meno. E in merito pure Bignotti non si sbottona più di tanto: «Ora dobbiamo pensare al presente e al futuro, cercando di progredire e fare il meglio possibile. Fare dei parallelismi o soffermarsi su quanto fatto di giusto o di sbagliato nella precedente gestione non ha senso in questo momento».

Sì perché l’inizio della preparazione è dietro l’angolo. I tempi stringono e tra contratti scaduti e prestiti i tifosi si chiedono quale sarà il volto del Chiasso alla ripresa degli allenamenti. «Non faccio nomi, ci stiamo lavorando. Posso però dire che settimana prossima al Riva IV dovrebbe essere già presenti 6-7 nuovi acquisti. Belometti? È in scadenza di contratto e nei prossimi giorni ci incontreremo anche con il suo agente per decidere se continuare assieme o meno. I matrimoni, comunque, si fanno in due».

E la collaborazione con il Lugano di Renzetti e Novoselskiy? Al vertice di ieri è spuntato anche l’imprenditore russo. «Ma la presenza di Leo all’incontro – sottolinea Bignotti – va ricondotta unicamente alla forte amicizia che lo lega al proprietario del Chiasso Andrey Ukrainets. Conosceva già Maccoppi e ha dunque avuto piacere di passare a condividere questo momento». Il presidente del settore giovanile dei bianconeri, detta altrimenti, non ha avuto voce in capitolo nella scelta del nuovo mister. I buoni rapporti con Maccoppi e soprattutto con Ukrainets spingono comunque a credere che la collaborazione tra prime squadre maturata durante la scorsa stagione – ad esempio con i prestiti di Manicone e Guidotti – dovrebbe uscirne ulteriormente rinforzata.

Maccoppi: "I giocatori avranno capito la lezione"
Stefano Maccoppi in passato ha guidato Bellinzona e Chiasso. (Foto Archivio CdT)
Stefano Maccoppi in passato ha guidato Bellinzona e Chiasso. (Foto Archivio CdT)

In che misura la visione di Stefano Maccoppi e il progetto di rilancio del Chiasso viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda?

«Trovo bellissima la strategia che mi è stata presentata. Si vuole porre l’accento sui giovani e sulla formazione, mettendo loro a disposizione una struttura e un campionato di un buon livello come la Challenge League. E il mio compito sarà quello di mettere in condizione questi giocatori affinché possano esprimersi al meglio e crescere».

Rispetto all’ultima, tormentata stagione le verrà però chiesto di far progredire il Chiasso. È pronto?

«Mi adopererò affinché il Chiasso disputi un campionato meno sofferto. Ora voglio prendere coscienza di quanto è stato fatto, evidenziando gli errori commessi e facendo in modo che non si ripetano. Sono convinto che troverò giocatori più consapevole e che hanno capito la lezione. Non dovesse essere così significa che c’è qualcosa che non va. Una stagione così tribolata non può che temprare una squadra. E da queste basi vogliamo partire per faticare meno e tentare di proporre un calcio fatto di personalità e con l’obiettivo di essere padroni del campo. Naturalmente Grasshopper, Aarau e Losanna permettendo».

Quanto impiegherà Maccoppi per riprendere confidenza con il campionato svizzero?

«La rosa, tenuto ovviamente conto dei possibili cambiamenti, la conosco. Ho seguito da vicino il Chiasso di Mangiarratti prima e di Manzo. In fondo sono stato solo tre mesi a Malta. In ogni caso una bellissima esperienza. Anche perché parliamo di un campionato al quale partecipano molti giocatori stranieri validi e il cui livello può senz’altro essere paragonato a quello della nostra Challenge League».

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