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Paolo Casarin, l’arbitro senza peli sulla lingua

L’ex fischietto internazionale è stato il protagonista assoluto di una serata-incontro lunedì alla SUPSI di Canobbio: «Le nuove regole? Dovrebbero essere chiare e comprensibili, invece sono difficili» afferma

Paolo Casarin, l’arbitro senza peli sulla lingua
L’ex arbitro internazionale Paolo Casarin. (Foto Zocchetti)

Paolo Casarin, l’arbitro senza peli sulla lingua

L’ex arbitro internazionale Paolo Casarin. (Foto Zocchetti)

Lunedì, la Commissione Arbitri della Federazione ticinese di calcio ha organizzato una serata-incontro con l’ex arbitro internazionale Paolo Casarin presso l’Aula Magna della SUPSI a Canobbio. Un appuntamento imperdibile, per direttori di gara e non solo. La serata è stata introdotta da un altro ex fischietto, Francesco Bianchi, il quale ha spiegato i cambiamenti del regolamento che entreranno in vigore a partire dal primo luglio. Sparirà la palla a due, il calciatore sostituito dovrà uscire dal punto più vicino e soprattutto non si potrà segnare con le braccia, anche se il tocco è involontario. Non finiscono qui le novità, ma ci torneremo. Al termine della sua relazione ha preso la parola Paolo Casarin che, ricordiamo, è stato tra i più apprezzati fischietti italiani a cavallo tra gli anni Settanta e la fine degli Ottanta. Arbitro internazionale (diresse due partite al Mondiale di Spagna 1982) è stato in seguito designatore arbitrale e oggi fa l’opinionista. Adora parlare e ha molte cose da dire. La domenica è ospite della storica trasmissione «Quelli che il calcio», il lunedì fa il punto per il «Corriere della Sera» su quanto accaduto nel fine settimana. E tanto altro. È nato vicino a un campo di calcio e i rumori del gioco l’hanno fatto innamorare. Casarin è un vulcano, un fiume in piena. Ad imbeccarlo c’era l’ottimo Sergio Ostinelli, ma a dire il vero non ce n’era bisogno, perché Casarin sarebbe andato avanti a parlare per ore. «Mio figlio ha studiato filosofia e ogni giorno a casa mi fa una testa così, forse è per questo che parlo così tanto», afferma ridendo. La simpatia di certo non gli fa difetto, come pure la sincerità. È schietto, non ha peli sulla lingua quando critica le nuove regole: «Devono essere chiare e capite da tutti, invece sono difficili». Il racconto dell’ex arbitro azzurro è partito da lontano, dall’invenzione di questo splendido gioco. «All’inizio, pensate, l’arbitro nemmeno c’era. Le regole fondamentali erano due: il fair play e il fuorigioco. La prima permetteva lo svolgimento della partita, la seconda un gioco fluido. Chi ha inventato il calcio era un genio, estremamente intelligente». Casarin è istrionico. Ostinelli vorrebbe porgli una domanda ma è immarcabile, come Ronaldo il fenomeno nelle sue giornate migliori, e via con un’altra storia. Qual è la qualità più importante che un arbitro deve avere? Non ha dubbi: l’onestà. «La categoria non importa. Potete dirigere una gara di Quinta Lega o una di Super League, ma se avrete fatto il vostro lavoro con onestà andrete a casa felici; questo è l’aspetto più importante». Calcio, regole e arbitraggio potremmo dire che si rincorrono. Il calcio, infatti, anno dopo anno evolve. Le regole devono andare di pari passo. «Dobbiamo favorire il bel gioco e lo spettacolo». Per questo Casarin ha osteggiato il fuorigioco a zona, quello, per intenderci, del Milan di Sacchi. «Ho arbitrato una partita tra Anderlecht e Stella Rossa con le due formazioni che giocavano in appena dieci metri. Un fuorigioco dietro l’altro e ovviamente pochissimo spettacolo. La regola andava rivista, considerando i giocatori attivi».

È stato Casarin a inserire un rimborso (poi diventato stipendio) per gli arbitri. «In settimana gli arbitri si allenavano per restare in forma e avere una condizione fisica che permettesse loro di rimanere nel vivo del gioco. Per arbitrare spesso dovevano prendere dei giorni di ferie, meritavano un riconoscimento». Inoltre ha inventato il recupero. Casarin è un uomo di mondo e il pianeta l’ha girato in lungo e in largo per lavoro. Era attivo in una azienda petrolifera italiana e fu chiamato per un big match in Italia. Prese l’aereo, poi il treno. Si addormentò. «Al capolinea un signore mi svegliò. Sia benedetto per tutta la vita! All’incontro mancava pochissimo. Presi un taxi e poi di corsa in campo. Per fortuna pioveva e la pioggia mi ha tenuto sveglio (ride, ndr). Penso sia stata la mia miglior partita». Arbitrare, per il 79.enne, è potere. Ma anche autorità e competenza. Impossibile non parlare di futuro, di tecnologia e VAR. «Il VAR sarà il successo. C’è un però. Gli arbitri devono accettare di dirigere la partita in due. In ogni caso non c’era alternativa. Nel 2019 non è possibile falsare un incontro. Ogni persona deve andare a casa e poter affermare di aver visto una partita regolare. Il risultato dev’essere indiscutibile; l’arbitro non può fare e vedere tutto, è fisiologico e fa parte della natura umana e ben vengano quindi gli aiuti».

Casarin ama parlare, lo ha dimostrato anche quando era in attività e gli è costato più di un problema. Sono passate quasi due ore. Il triplice fischio della serata è alle porte. Lui, probabilmente, vorrebbe andare ai tempi supplementari. Il moderatore Sergio Ostinelli alza la bandierina, ferma l’azione per fuorigioco e decreta la fine della serata.

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