Parla Sabbatini: «Il rinnovo? Ecco com’è andata»

Calcio

Il capitano del Lugano rompe il silenzio e spiega le ragioni che lo hanno spinto a prolungare di 3 anni l’avventura in bianconero – Le incomprensioni, le altre offerte e il peso della famiglia - IL VIDEO

Parla Sabbatini: «Il rinnovo? Ecco com’è andata»
Il capitano del Lugano Jonathan Sabbatini. (Foto Putzu)

Parla Sabbatini: «Il rinnovo? Ecco com’è andata»

Il capitano del Lugano Jonathan Sabbatini. (Foto Putzu)

ASIAGO - Sì, Jonathan Sabbatini avrebbe potuto lasciare il Lugano. Il rischio c’è stato, lo ammette lo stesso uruguaiano. Dopo settimane di silenzio e incertezza per il capitano bianconero è il momento di tornare a parlare. Meglio, di spiegare quello che a molti tifosi è parso un brutto incubo. Uno di quelli dopo il quale ci si risveglia madidi di sudore. Perché ha atteso così a lungo per legarsi altri 3 anni al club? Ed è vero che sulle tracce del centrocampista c’erano Sion, Grasshopper e i turchi dell’Antalyaspor, tutti con offerte economicamente importanti? Con Asiago e le sue pianure alle spalle, «Sabba» infine apre il libro.

Il suo rinnovo sembrava una semplice formalità, ma al termine della scorsa stagione il tutto si è incagliato. Cosa è successo?
«L’accordo in effetti era stato trovato già a maggio. A differenza di quanto si è detto, le condizioni però sono cambiate in un secondo momento. Una situazione, questa, che non ho condiviso e che in parte ha frenato la trattative, creando alcuni problemi. Il presidente Renzetti ha fatto le sue considerazioni in merito, che naturalmente ho rispettato. Personalmente ho invece preferito non esprimermi sulla questione, aspettando che la società e il mio procuratore trovassero finalmente un’intesa. E alla fine tutto è andato per il meglio, dal momento che quella trovata è la soluzione che ho sempre voluto».

Ma è vero che le sono state fatte offerte anche allettanti da altri club svizzeri e dall’estero?
«Lo confermo. Delle proposte concrete mi sono state presentate e non nego come sul piano economico si trattasse di contratti importanti».

Perché, dunque, non ha accettato?
«Il bene della mia famiglia però veniva prima di tutto. È vero, da un lato il mestiere del calciatore lo svolge il sottoscritto, ma dall’altro dovevo prendere in considerazione anche il futuro di mia moglie e dei miei figli. E in tal senso non esiste miglior posto al di fuori di Lugano. Sia come scelta di vita, sia sul piano sportivo. Non aveva senso tirare troppo la corda di fronte a un’opportunità che, come ho detto al presidente e ai compagni di squadra, fa la mia felicità».

La stagione è alle porte. Che sensazioni ha Jonathan Sabbatini circa la qualità e la competitività del Lugano?
«Ho visto una buona squadra. Sono arrivati dei nuovi giocatori, molto validi, ma l’ossatura della rosa che ha terminato l’ultimo campionato è rimasta. E questo in fondo è un bene, visto che l’innesto di diversi profili necessità di essere compensato con una buona dose di stabilità. La stagione che scatta fra una settimana sarà molto, molto importante. In Europa League, dopo la prima esperienza di due anni fa, non vogliamo sfigurare. Anzi, sono certo che molti di noi ambiscono a fare un passo in più. Con campionato e Coppa svizzera disputeremo tre competizioni, e per questo dovremo essere molto intelligenti. Soprattutto i primi sei mesi non saranno semplici».

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