Piccolo, grande «Lord» Nicklas Bendtner

Il personaggio

Il danese è tornato a casa, a Copenhagen, dopo una vita logorante e spericolata: dalle promesse mai mantenute all’Arsenal alla rinascita in Norvegia, passando per le sbronze e le risse – Ripercorriamo la carriera di un attaccante atipico in cui talento ed eccesso hanno cercato la convivenza

Piccolo, grande «Lord» Nicklas Bendtner
Nicklas Bendtner durante un allenamento con il Copenhagen. ©EPA/Niels Christian Vilmann

Piccolo, grande «Lord» Nicklas Bendtner

Nicklas Bendtner durante un allenamento con il Copenhagen. ©EPA/Niels Christian Vilmann

Ha provato tutte le ebbrezze. Come i poeti maledetti o gli attori hollywoodiani. «Ho speso gran parte dei miei soldi per alcol, donne e macchine veloci, il resto l’ho sperperato». La frase fu pronunciata da George Best. Ma appartiene anche a lui, Nicklas Bendtner da Copenhagen. Gloria, amori, miseria sportiva, sbandate e rinascite improvvise. Ne ha viste e vissute tante, l’Ibrahimovic danese. Sì, Zlatan. Prima che gli dessero del fallito, dell’arrogante, dello sciupafemmine, prima che il calcio lo archiviasse come l’ennesimo bad boy incapace di equilibrio e continuità, prima dei saliscendi, insomma, Bendtner era quella roba lì: una versione oltreconfine di Ibra. Merito del fisico, innanzitutto. Un metro e novantaquattro centimetri di altezza. Muscoli, tatuaggi, strafottenza.

La promessa mai...

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