“Pochi errori, pagati a caro prezzo”

Il tecnico della Nazionale Vladimir Petkovic stila un bilancio per il 2018: "Dopo un caos organizzato, abbiamo saputo rialzarci"

“Pochi errori, pagati a caro prezzo”

“Pochi errori, pagati a caro prezzo”

BERNA - L'appuntamento è per le quattro di pomeriggio a Berna, al Bellevue Palace. Uno degli alberghi più belli e lussuosi della Capitale. Un autentico pezzo di storia a pochi passi da Palazzo Federale. Vladimir Petkovic fa il suo ingresso dalla porta girevole. Sorride. Quindi sale le scale, saluta i giornalisti presenti e si accomoda. Marco Von Ah, il portavoce dell'Associazione svizzera di football, distribuisce dei fogli. Numeri, reti, partite. È un manifesto pro «Vlado».Fra pochi giorni la Svizzera conoscerà le avversarie delle qualificazioni ad Euro 2020 e la nazionale che affronterà nella semifinale di Nations League. Ma quella è musica del futuro. A Vladimir Petkovic preme innanzitutto lanciare un messaggio a mo' di retrospettiva: il 2018 è stato un anno positivo per la Nazionale. Nonostante le polemiche e il «solito» ottavo di finale gettato alle ortiche. Il confronto parte proprio dai mesi più caldi, durante e dopo il Mondiale in Russia. Dal «caos organizzato» volendo usare le parole del selezionatore. La Svizzera ha pagato «a caro prezzo» i pochi errori commessi. «Ma la squadra ha saputo rialzarsi e ottenere subito nuovi risultati» puntualizza Petkovic. «Prima e durante i Mondiali ci sono state alcune situazioni che, con il senno di poi, avremmo potuto gestire meglio. E con più calma. Penso alla questione Serbia. Quella partita ci è costata molte energie mentali». La Svezia e la controprestazione di San Pietroburgo? «Rimango della mia idea e cioè che di fronte avevamo un avversario di valore. Non certo un outsider. Dopo essere passati in svantaggio non siamo più riusciti a trovare le forze se non negli ultimi dieci minuti, quando abbiamo provato qualcosa di diverso».

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