Quando la fama di Maradona invase la Bahnhofstrasse

Calcio

Domani il Pibe festeggerà il 60. compleanno - Nell’autunno del 1989 il campione argentino segnò la storia del piccolo FC Wettingen, facendo anche le fortune di una boutique di orologi zurighese - Il ricordo di Maurizio Jacobacci, che sfidò Diego al Letzigrund

Quando la fama di Maradona<i> </i>invase la Bahnhofstrasse
Diego Armando Maradona imbrigliato dai giocatori del Wettingen al Letzigrund: era il 18 ottobre del 1989. ©Keystone/Archivio

Quando la fama di Maradona invase la Bahnhofstrasse

Diego Armando Maradona imbrigliato dai giocatori del Wettingen al Letzigrund: era il 18 ottobre del 1989. ©Keystone/Archivio

Il gol più bello della storia dei Mondiali e quello più controverso gli appartengono. Era il 1986 e tre anni dopo, Diego Armando Maradona avrebbe segnato anche la storia di un piccolo club svizzero: il Wettingen. Vogliamo rivivere quella sfida di Coppa UEFA con il Napoli. Sì, perché domani El Pibe de oro festeggerà il 60. compleanno. A modo suo, immaginiamo.

Il 30 ottobre del 1960, a Lanús - periferia di Buenos Aires - «nació la mano de Dios». Colui, per dirla sempre con il celebre brano di Rodrigo Bueno, che «regó de gloria este suelo». Impregnati e innaffiati di tanta grazia furono naturalmente i campi da gioco di tutto il globo. Riconoscenti per aver potuto ospitare le gesta di Maradona, se non il migliore di certo il più talentuoso, coinvolgente e trascinante giocatore del calcio moderno. A godere di un simile privilegio non fu dunque il solo Azteca, teatro della clamorosa doppietta con cui Diego estromesse l’Inghilterra ai quarti prima di alzare al cielo la Coppa del Mondo di Messico 1986. Pure il Letzigrund di Zurigo, il 18 ottobre del 1989, accolse Maradona a braccia aperte. Quel giorno il FC Wettingen, provinciale all’apice grazie ai soldi del presidente Hubert Stöckli, instillò il dubbio nel grande Napoli: quello dei Careca, Ferrara, Alemao, Zola, Carnevale. E naturalmente di Diego, artefice dello scudetto partenopeo nel 1987 e (in parte) di quello discusso del 1990.

«C’erano Mars ovunque»

Impossibile disputare quel turno di Coppa UEFA all’Altenburg, stadio della società argoviese. Non per una partita di questo livello, non con Maradona in città. Gli spettatori paganti al «Letzi» - 100 franchi per un posto seduto - furono in effetti 23.000. Di questi, ventimila solo italiani. «Diversi amici e familiari mi chiesero di procurare loro un biglietto» racconta Maurizio Jacobacci, sangue campano e allora in campo con la maglia del Wettingen. «Riuscirci, tuttavia, fu un’impresa anche per noi giocatori. Gli italiani immigrati in Svizzera erano talmente tanti che i tagliandi andarono subito a ruba». Logica la conseguenza: «Di fatto giocammo in trasferta pure l’andata» ammette «Jaco». L’attuale tecnico del Lugano quella serata la ricorda bene, benissimo. «Parlerei di un evento. Quantomeno lo è stato per me e per tutti i miei compagni. Da un lato perché affrontavamo un club di prestigio, ricco di talenti. Dall’altro, e soprattutto, considerata la presenza in campo di Maradona». Mentre riavvolge il nastro dei ricordi, Jacobacci pesca aneddoti qua e là. «In ogni dove c’erano barrette Mars (sponsor principale del Napoli, ndr.)». E Maradona? «Al solito si presentò in campo con le stringhe degli scarpini slacciate, per poi riscaldarsi individualmente. Vederlo dal vivo mi fece effetto, certo». Il Wettingen, indica il suo ex laterale, non voleva ad ogni modo sfigurare. E, detto fatto, non accadde. «Finì 0-0, ma spaventammo di brutto il Napoli. Colpendo anche una traversa. Insomma, alla fine ne venne fuori un risultato bugiardo». Tradotto: anche il campione argentino impressionò solo fino a un certo punto. «Invero c’incrociammo poco. Tanto che di foto che mi ritraggono in azione con lui, purtroppo, non ne esistono. In un’occasione comunque lo saltai con un bel dribbling, palla da un lato e io dall’altro».

Quando la fama di Maradona<i> </i>invase la Bahnhofstrasse
MAURIZIO JACOBACCI: La maglia di Diego? La volevamo tutti, ma l’assalto vincente fu quello di Rueda. Io conservo gelosamente la mia.

«Ferlaino è il mio padrone»

Curiosità gustosa. Maradona non fu accerchiato dai giocatori del Wettingen unicamente per 90 minuti, ma anche al fischio finale. «Tutti volevano la sua maglia» rileva «Jaco». «Anch’io, non lo nego. Non insistetti comunque più di tanto. L’assalto vincente fu quello di Martin Rueda, il nostro capitano. A quel punto preferii tenermi stretta la mia di divisa. Un cimelio, questo, che conservo gelosamente». E a proposito: lo stesso Rueda di recente ha confessato di custodire in casa la maglietta di Maradona, ma di non ricordare dove sia finita. Mmm... Difficile credergli.

Sta di fatto che quella fu l’unica occasione per mettere le mani sulla numero 10 rossa, griffata «Mars». Il campione argentino la gara di ritorno non la giocò. O meglio: gli fu impedito di scendere in campo. Proprio così. A ridosso del match del San Paolo, Maradona venne ufficialmente punito dalla società «per le assenze dagli allenamenti e la mancata partecipazione al ritiro pre-partita». Si consumò così l’ennesimo strappo nel rapporto con il proprietario del Napoli, incrinatosi durante l’estate quando Diego aveva annunciato di voler lasciare gli azzurri. Per dire: il giorno dopo l’esclusione contro il Wettingen, Maradona si presentò al centro sportivo di Soccavo alla guida di una Ferrari nera e con lo stereo a diffondere a tutto volume Non dimenticar che t’ho voluto tanto bene interpretato da Julio Iglesias. Ma ancor più celebre fu il motivetto fischiettato e cantato davanti ai giornalisti dallo stesso giocatore: «Ferlaino è il mio padrone, quando vuole giocherò».

Contromano in centro a Napoli

Maradona o meno, anche il match di Napoli resta indelebile nella testa di Maurizio Jacobacci. «Il viaggio verso Napoli rappresentò qualcosa d’incredibile. Noleggiamo un jet privato, con tutti i comfort del caso. A colpirmi maggiormente fu però la trasferta dall’aeroporto allo stadio. Ad attenderci c’era la polizia locale. Ecco, se ripenso a come venimmo scortati per le vie della città, a sirene spiegate, mi vengono i brividi. Il nostro bus viaggiava a 80 km/h in centro, contromano, con le auto ai lati della strada nell’ora di punta». Fin qui tutto eccitante. A poche ore dal fischio d’inizio, Jacobacci scoprì invece che non avrebbe giocato titolare: «Una delusione, per me campano. Tenevo tantissimo a quella gara. In tribuna erano presenti diversi familiari. Rispetto alla formazione dell’andata, Udo Klug decise di escludere solo il sottoscritto. Per di più compiendo una valutazione errata. Schierò al mio posto Häusermann con l’obiettivo di bloccare Maradona. Diego, però, quella partita nemmeno la giocò. Bigon lo sostituì con Zola». Finì 2-1 per i partenopei: «E dire che vincevamo 1-0. Io subentrai dopo il pareggio provvisorio del Napoli e prima che l’arbitro, un maltese mi pare, s’inventasse un rigore inesistente per i nostri avversari. Uno scandalo. Forse gli avevano promesso una casa in Campania». Poco male. «Quando lasciammo il San Paolo – rimembra Jacobacci – fummo accompagnati dagli applausi scroscianti del pubblico napoletano. Sapevano che avremmo meritato il passaggio del turno».

Il lusso di Zurigo in dieci orologi

Solo una settimana dopo, il 7 novembre, Buenos Aires sarebbe stato teatro del matrimonio esagerato tra l’argentino e Claudia Villafane. Le cronache di quel tempo narrano di 2 milioni di dollari di spesa e oltre mille invitati, tra i quali Fidel Castro, Franco Califano, Fausto Leali, Alfredo Di Stefano e naturalmente tanti giocatori. E dire che fra loro vi sarebbe potuta essere anche Annette Beyer. La proprietaria della Beyer Chronometrie, il negozio di orologi più antico della Svizzera, incontrò di persona Maradona nei giorni precedenti il match con il Wettingen. Già, poiché Diego raggiunse con un certo anticipo Zurigo, in compagnia della fidanzata e del suo entourage. E per trascorrere il tempo si dedicò allo shopping. «E questo fa capire la considerazione che avevano per il Wettingen» evidenzia Jacobacci: «A loro importava di più fare acquisti, mentre per noi si trattava della partita della vita».

A contatto con il virus, ora Diego è in isolamento preventivo

Contagiato un collaboratore

Uno stretto collaboratore di Diego Armando Maradona ha contratto il coronavirus. L’ex stella del Napoli, per altro soggetto a rischio, martedì è dunque stata posta in isolamento preventivo.

L’intervista a France Football

Tra i calciatori più esposti a livello mediatico durante la carriera, oggi Maradona rifugge le luci dei riflettori. A strappare un’intervista al Pibe in vista dei suoi 60 anni è però stata la rivista «France Football».

Maradona ha ripercorso le tappe salienti della carriera, lanciando altresì uno sguardo al calcio del presente. «Cosa sogno per il mio compleanno? Di poter segnare un altro gol all’Inghilterra, ma questa volta con la mano destra» ha dichiarato, rispolverando la celebre rete siglata ai quarti di finale di Messico 1986.

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