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Quella maledetta «sfortuna»

Rubrica a cura di Gianluca Pusterla

Quella maledetta «sfortuna»

Quella maledetta «sfortuna»

MUZZANO - Oggi vi parlo di una problematica che chiunque ha giocato a calcio, almeno una volta, ha vissuto nella sua vita. L’infortunio. Spesso e volentieri arriva quando stai da Dio, hai uno stato psicofisico che ti fa sentire onnipotente e tutto ti riesce alla perfezione. Poi ti ritrovi, magari all’ultimo scatto della partita, come se un cecchino posizionato su un palazzo ha puntato il mirino su di te. Cadi a terra. Problema muscolare e stop. Ecografie, fisioterapie e mille cure che nonostante il tuo livello sia bassissimo ti senti un professionista. Eri in alto, prima dell’infortunio, torni ai piedi della scala. Il problema, però, è al rientro. Dopo qualche settimana, al tuo ritorno al campo, ti sentirai come se non hai mai giocato a calcio. Prima di tutto devi indossare gli scarpini, che nel frattempo sono diventati duri come il marmo e poi via di corsa. Che fatica mamma, sembra quasi di dover scalare l’Himalaya a piedi nudi e con la canotta. Ti passano il pallone a due centimetri dal piede e niente, non ci arrivi. Sudi come a Dubai in giugno. Corri come un maratoneta per recuperare e rimugini, nella testa, le occasioni perse, le partite che hai dovuto saltare. Ti senti la versione ticinese di Pato, che al Milan ha visto più volte il lettino di Milan Lab del campo e a causa del suo fisico di cristallo ha scialacquato molte opportunità. Oppure Julian Ross, fuoriclasse della saga di Holly e Benji, che a causa dei suoi innumerevoli stop non ha potuto far vedere tutto il suo talento (il suo personaggio era ispirato a Johan Cruijff). Gli infortuni fanno parte del gioco più bello del mondo, ma sono la parte più crudele e dolorosa. A eccezione delle volte che a causa di queste spiacevoli situazioni siete stati «costretti» a rimanere a casa dal lavoro. Probabilmente è in questa occasione che hanno coniato il termine «non tutti i mali vengono per nuocere». Poi ci sono gli infortuni strani. Indimenticabile quello di Canizares a cui cadde il dopobarba sul piede e gli costò un Mondiale. Ancora peggio andò al puma Emerson a cui venne la brillante idea di destreggiarsi in porta. Quest’esperimento non andò benissimo: lussazione alla spalla, con i suoi compagni che vinsero la Coppa del Mondo. Niente medaglia per lui! C’è poi Nesta che lamentò fastidi al polso a causa del troppo utilizzo della PlayStation. Gonzalo Higuain, invece, tornò da Capri con otto punti di sutura per un tuffo maldestro dal motoscafo. Per iniziare la sua avventura al Napoli poteva scegliere un modo migliore. O l’inglese Bent, che si dilettò in cucina maldestramente e per tagliare delle cipolle si lacerò i tendini. Il peggiore, però, è stato Dida. Lui ha un primato storico e difficile da battere. È riuscito a infortunarsi dalla panchina. Come? E chi lo sa. Mentre in un’occasione è stato «colpito» da un invasore con un buffetto. Una specie di carezza, roba che nel derby di Scozia tra Rangers e Celtic viene considerato un gesto di pace. Lui, però, si è accasciato al suolo ed è uscito in barella. A tutti coloro che giocano a calcio è capitato di farsi male in circostanze particolari e in quel caso è giusto trovare una buona scusa per evitare figuracce. Qual è stato il vostro infortunio più strano?

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