Rapid e FCL femminile in coro: sì al Polo sportivo

Lugano

Quarta puntata della nostra serie sulle società sportive interessate dal progetto della Città

Rapid e FCL femminile in coro: sì al Polo sportivo
© CdT/Chiara Zocchetti

Rapid e FCL femminile in coro: sì al Polo sportivo

© CdT/Chiara Zocchetti

Il Polo sportivo e degli eventi di Lugano è un progetto che abbraccia molteplici discipline. E, di riflesso, interessa da vicino numerose società e organizzazioni che con impegno promuovono lo sport in città e nella regione. In vista dell’importante voto del Consiglio comunale sulla richiesta di credito di 14 milioni per il piano definitivo delle strutture a Cornaredo e al Maglio, il Corriere del Ticino continua il suo viaggio tra le diverse realtà che potrebbero beneficiare dell’opera. La quarta puntata è dedicata al Football Club Lugano femminile e al Football Club Rapid Lugano.

Anche il calcio femminile sogna il nuovo stadio

Il pallone è femmina. Anche, se non soprattutto, a Lugano. Bisogna risalire agli anni Settanta per trovare le prime avvisaglie di calcio femminile a Cornaredo. Erano tempi difficili, quelli. Carichi fra le altre cose di luoghi comuni e tanti, troppi preconcetti. Eppure, fra mille difficoltà anche le ragazze hanno trovato il loro spazio. E hanno trovato, di riflesso, le vittorie. Conquistando, negli scorsi anni, la promozione in Lega Nazionale A. Il massimo dei massimi, sì.

Fondato nel 1976 come Armonia femminile, con il passare del tempo trasformatosi in Rapid Lugano, Football Femminile Lugano 1976 e, infine, FC Lugano femminile, questo sodalizio non gode di moltissima visibilità sui media. Si dice, spesso e a torto, che il «prodotto non tira». Peccato che i Mondiali femminili o gli Europei attirino sempre grandi audience. Detto ciò, il Lugano esiste e resiste. Non solo, vanta altresì un palmarès notevole: un titolo nazionale nella stagione 1988-89, una finale (sfortunata) di Coppa Svizzera nel 2018 e una prima, storica partecipazione alla Champions League nel 2019 grazie al secondo posto in A nella stagione 2018-19. Non male, per una realtà piccola che, appunto, esiste e resiste in mezzo a mille difficoltà.

A livello di cifre, il Lugano femminile ha circa duecento soci attivi, mentre il budget stagionale si aggira sui 200 mila franchi. I volontari attivi per contro sono dieci. Le sponsorizzazioni? Erano un problema prima, figuriamoci adesso con una pandemia e uno stop ai campionati di mezzo: significativo, in tal senso, l’apporto storico di partner istituzionali come AIL e Città di Lugano.

Dove sono gli spogliatoi?

Renato Belotti, direttore sportivo ma autentico factotum delle bianconere, colonna del club volendo sintetizzare, spinge per la creazione del Polo sportivo. Anche perché, ad oggi, il Lugano femminile a Cornaredo «ha a disposizione solamente due spogliatoi». Pochi, pochissimi considerando fra l’altro che il movimento giovanile coinvolge un centinaio di calciatrici. «La nostra prima squadra, che milita in Lega Nazionale A, dovrebbe inoltre avere uno spogliatoio esclusivo». Proprio come i colleghi maschili, per intenderci. Di più, «per riporre il nostro materiale disponiamo di un solo box» aggiunge Belotti. «È veramente pochissimo».

Sia benedetto il sintetico

Insomma, anche il Lugano femminile sembra incastrato: le strutture attuali, oramai vetuste, non consentono al club di crescere e di espandersi, anche perché il campo principale è quasi sempre occupato dalla prima squadra maschile. Giocare una partita di LNA su un campo laterale non è un certo un bel biglietto da visita. «Trasferire l’attività del nostro settore giovanile al futuro Centro sportivo del Maglio rappresenterebbe un’ottima soluzione» sottolinea Belotti con forza. «Ci sarebbero anche degli ottimi collegamenti con i mezzi pubblici e posteggi a sufficienza per i genitori». Quanto alla prima squadra, il direttore sportivo afferma: «Deve restare a Cornaredo». Dove, in futuro, potrebbe allenarsi e giocare nel nuovo stadio. Già, il terreno sintetico consentirebbe a femmine e maschi uno sfruttamento maggiore e migliore.

La crescita di un talento richiede tempo e spazio

Settant’anni. E non sentirli. Peccato, però, che la pandemia abbia costretto la dirigenza a rinviare i festeggiamenti. È stata una stagione strana, questa, per il Football Club Rapid Lugano. Ma il futuro sarà ancora a tinte biancoblù. Di più, quella rapidina è – probabilmente – la realtà più legata al territorio e alla Città. È così sin dagli albori. Ed è proprio pensando al periodo d’oro, alla Serie B conquistata negli anni ‘50 e, ancora, ai gol firmati da Geo Mantegazza, ad oggi capocannoniere storico del sodalizio, che il Rapid trova l’energia per andare avanti.

Una piccola, grande famiglia

Con venti formazioni all’attivo, di cui diciassette a livello giovanile, il Rapid è presente in forze a Cornaredo. La punta è rappresentata dalla prima squadra, da diverse stagioni in Seconda Lega, approdo per molti giovani del vivaio. Non mancano le vittorie prestigiose come non mancano i nomi importanti: Raffaele De Rosa, attuale Consigliere di Stato, nella stagione 2005-06 sollevò al cielo la Coppa Ticino in qualità di allenatore. Tanti i calciatori cresciuti nel Rapid capaci poi di fare carriera ad alti livelli: Vito Gottardi, Pier Boffi, Ivan Parini, Luca Pedrotti, Mirko Bertoli, Mirko Di Nicolantonio, Christian Grandi, Marco «Bobo» Padalino, Mladen Vidovic, Henri Siqueira Barra, Mario Santillo, Mattia Bottani, Alessio Bellante, Nicola Vlasenko

Quella rapidina, insomma, è una piccola, grande famiglia. Con, al centro, la buvette. Luogo di ritrovo e socializzazione. Il budget annuale si attesta sui 300 mila franchi, mentre i soci sono oltre 300. Come detto, il vivaio è il fiore all’occhiello: «Ha anche una valenza sociale» afferma Claudio Rusconi, il presidente. «Molti giovani abitano nei quartieri a pochi passi da Cornaredo». Anche per questo, il Dicastero Sport in futuro dovrebbe mantenere gran parte dell’attività di base a Lugano. Spostando per contro le fasce di età più alte al Maglio. «La struttura di Cornaredo – aggiunge Rusconi – è sfruttata e concettualmente è limite delle sue possibilità. Persino la tribuna Monte Brè, realizzata nemmeno tanti anni fa, in epoca moderna, mostra un logorio francamente inaspettato. Il Rapid riesce ad approfittare al meglio della struttura esistente. Tuttavia, è vero che le esigenze attuali, a prescindere dal livello di formazione e competizione, sono più ampie e richiedono una migliore ottimizzazione delle risorse a disposizione».

Senza dimenticare gli eventi

In particolare, Rusconi sposa l’accoppiata Polo Sportivo e Maglio poiché consentirebbe una gestione dei campi e degli orari differente. Verrebbero a crearsi nuovi spazi e nuove possibilità. «Penso a uffici e magazzini per le società, sale riunioni, capannoni per feste ed eventi, nuove lavanderie e sale pesi». Non solo, anche un club amatoriale come il Rapid ha bisogno della tecnologia e, nello specifico, di poter filmare allenamenti e partite. «Al momento non abbiamo modo di posare videocamere sui campi di Cornaredo, non all’altezza giusta». E ancora: spazi nuovi, moderni e funzionali potrebbero attrarre nuovi sponsor e, in estrema sintesi, migliorare la qualità degli allenamenti offerti. «Avremmo vantaggi sul piano dell’immagine» conclude Rusconi.

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