Renzetti il giorno dopo: «Celestini? Non conto le sconfitte»

Calcio

Il presidente del Lugano a ruota libera all’indomani della sconfitta in Europa League – Dalla posizione dell’allenatore agli infortunati

Renzetti il giorno dopo: «Celestini? Non conto le sconfitte»
Il presidente del Lugano Angelo Renzetti. © Keystone/Samuel Golay

Renzetti il giorno dopo: «Celestini? Non conto le sconfitte»

Il presidente del Lugano Angelo Renzetti. © Keystone/Samuel Golay

(Dal nostro inviato) Difficile dire se quella bianconera sarà una fiaba a lieto fine. Dopo alcune peripezie e i protagonisti finiti sull’orlo del burrone, quantomeno la storia sembra tendere al positivo. Il colpo di scena atteso da tutti è arrivato. E ha permesso ai primattori di vincere le proprie paure. All’orizzonte, però, si staglia già la battaglia finale, con il drago che sputa fuoco e un palazzo da riconquistare. A Cornaredo, domenica pomeriggio, arriva il Lucerna e il Lugano non può sbagliare. Serve dare continuità alla prova mostrata in Danimarca, in Europa League. Almeno per quanto concerne l’atteggiamento. Senza girarci troppo attorno, a questo giro servirà però anche il risultato. O no? Alla luce della prestazione andata in scena al Telia Parken il presidente Angelo Renzetti è decisamente più sereno. «Non era facile tenere testa al Copenhagen, un club solido, vincitore dell’ultimo campionato danese e abituato alla vetrina internazionale. Sì, sono decisamente soddisfatto. È stato fatto un passettino in avanti. Poi è chiaro, per guarire del tutto dobbiamo battere il Lucerna». Un obiettivo che per il patron bianconero non deve ad ogni modo fare rima con obbligo. «Servirà essere noi stessi, senza dare un significato eccessivo alla partita. Sarà fondamentale, una volta di più, la prestazione. Di certo non sono un presidente che conta le sconfitte per allontanare il proprio tecnico. Anzi, se l’atteggiamento sarà quello visto a Copenhagen possiamo perdere ancora due o tre partite».

Il paziente, come detto, non è comunque guarito del tutto. «Venivamo da sconfitte di serie, equivoci che si sono creati, siamo arrivati a non capirci più niente e l’imbarcata all’esordio in Europa League non era da escludere» rileva Renzetti. Per poi aggiungere: «Non tutti i mali vengono per nuocere e di fronte a questa situazione critica abbiamo dimostrato di esserci». Una reazione che ha consolidato pure la posizione di Celestini. «Ma Fabio in fondo ha semplicemente voluto fare un passo avanti sul piano del gioco, forte di una rosa più attrezzata. E, va detto, in parte ci è anche riuscito viste le partite comunque convincenti con Zurigo, Thun e Sion. Con l’inserimento dei nuovi arrivati non tutto è girato come doveva, ma in spogliatoio non ho mai ravvisato il desiderio di fare fuori il mister. Semplicemente non è ancora stata trovata l’amalgama del finale della scorsa stagione». La difficoltà, sottolinea Renzetti, è però stata compresa da tutti. «I giocatori hanno capito di averla combinata grossa e hanno fatto un passo indietro. E anche Celestini probabilmente ha accettato che per la sua evoluzione dovrà aspettare ancora un po’». Il presidente svela dunque un retroscena: «Prima del match contro i danesi sono entrato in spogliatoio e non volava una mosca, l’Europa League ha avuto il merito di cancellare tante brutte sensazioni».

Già, ma che giorni sono stati quelli che hanno portato alla sfida di Copenhagen? «Con il Losanna non abbiamo perso una partita, ma un obiettivo. In quel modo catastrofico poi. E questa non è una cosa da poco. Ecco perché ero delusissimo. Ci siamo quindi detti tante cose, anche se alla fine si trattava di sistemare nel migliore modo possibile dei dettagli. Per intenderci: non ho ravvisato nulla di mortifero. Siamo quindi riusciti a sfruttare l’opportunità dell’Europa League per rimetterci in carreggiata e lanciare un messaggio importante anche ai tifosi». Il Lugano riabbraccia tuttavia la Super League in condizioni tutto fuorché ottimali. «Oltre che per l’assenza di risultati, dispiace soprattutto per i diversi infortunati con i quali ci troviamo ad affrontare questo tour de force» conclude il presidente. «Bottani, per esempio, non doveva nemmeno scendere in campo, ma ci teneva troppo. Alla fine è uscito tra le lacrime, perché sa che l’infortunio lo terrà lontano da tutto questo». E dalla sfida contro il Lucerna per la quale, forzatamente, Celestini dovrà cambiare qualche pedina.

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