Sabbatini: «Per alcuni di noi è più complicato»

FC Lugano

Il capitano dei bianconeri commenta la possibile cessione del club: «Il tema è nell’aria e abbiamo imparato a conviverci, però chi è in scadenza s’interroga» – Il centrocampista e il rapporto con Angelo: «Il suo addio? Dispiacerebbe a me e ai tifosi»

Sabbatini: «Per alcuni di noi è più complicato»
Jonathan Sabbatini veste la maglia bianconera dal 2012. ©CdT/Gabriele Putzu

Sabbatini: «Per alcuni di noi è più complicato»

Jonathan Sabbatini veste la maglia bianconera dal 2012. ©CdT/Gabriele Putzu

Jonathan Sabbatini è sereno. Quando varca la porta dello spogliatoio, un tutore copre la caviglia sinistra. Quella infortunata il 3 novembre. «Ma sto bene, corro senza problemi e sarei anche in grado di disputare l’ultima dell’andata» ci confida il capitano prima di recarsi in palestra. «Sabba», tuttavia, non forzerà il rientro. Non avrebbe senso rischiare. Si aggreghera ai compagni all’inizio dell’anno nuovo. Già, il 2020. Per il Lugano potrebbe significare rivoluzione. Sarebbe il termine giusto, qualora il presidente Angelo Renzetti dovesse lasciare le redini della società dopo quasi 10 anni.

Un déjà vu

«L’incertezza che regna attorno al club non sta avendo ripercussioni sulle nostre prestazioni» tiene a precisare Sabbatini. Per poi comunque riconoscere: «Il tema è nell’aria. E in squadra ci si chiede come andrà a finire. Anche perché non tutti hanno la mia fortuna, che ho rinnovato il contratto quest’estate. Diversi compagni sono in scadenza ed è dunque comprensibile che l’eventuale cessione del club occupi i loro pensieri e complichi un po’ le cose. La permanenza o meno di Angelo potrebbe infatti cambiare molto».

A sottolinearlo, d’altronde, era stato lo stesso patron. Prima di firmare altre carte, Bottani, Daprelà e Yao vogliono capire chi da gennaio siederà nella stanza dei bottoni. Un’impasse vissuta in giugno proprio da Sabbatini, con Novoselskiy vicino a rilevare il club e l’uruguaiano ad attendere fino all’ultimo prima di legarsi per altri 3 anni al Lugano. «E quando sei confrontato a una situazione simile è difficile restare tranquillo» indica il centrocampista bianconero. Dalla trattativa tra l’imprenditore russo e Renzetti sono trascorsi sei mesi. Ora ci si risiamo, con l’oramai nota cordata anglo-scozzese a fare pressing sul presidente. «Anche allora sembrava fatta ma alla fine tutto è rimasto invariato» rileva «Sabba», allargando anche il discorso: «Invero è da un paio d’anni che si discute di una possibile cessione. Noi, giocatori, abbiamo imparato a convivere con la questione. È vero, Angelo nelle scorse settimane ci ha fornito alcune indicazioni. Però alla luce dei precedenti penso che ce ne faremo una ragione solo a trattativa conclusa».

I tifosi e la gestione «ticinese»

Giunto a Cornaredo nel 2012, Sabbatini ha i colori bianconeri tatuati sulla pelle. E speciale è pure il rapporto con Angelo_Renzetti, che lo aveva fortemente voluto in squadra. «Per questo motivo se dovesse lasciare sarei dispiaciuto. Tanto. Ma lo sarebbero soprattutto i tifosi. In questi anni ho infatti capito che chi viene allo stadio è confortato e rassicurato dalla gestione “ticinese” del club. E in fondo è giusto. Non dimentichiamoci però che è stato lo stesso Renzetti ad affermare più volte di non potercela fare da solo».

La speranza, sottolinea Sabbatini, è che si faccia chiarezza al più presto. «E soprattutto che si trovi la soluzione migliore per il club, sin qui impossibilitato di compiere un salto di qualità per diverse ragioni: penso ad esempio alle lungaggini per il nuovo stadio». Detto ciò, conclude il capitano, «se vi sono persone o gruppi interessati al Lugano significa che la piazza ha delle potenzialità dal punto di vista sportivo». Resta solo da capire chi e come cercherà di cavalcarle.

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