Se è un sogno, allora non svegliateci

Ritorno al futuro

Lo sport è fermo: quale occasione migliore per viaggiare fra i ricordi e gli archivi del Corriere del Ticino? Ripercorriamo il successo della Svizzera contro la Spagna a Sudafrica 2010 – IL VIDEO

Se è un sogno, allora non svegliateci
©AP/Julie Jacobson

Se è un sogno, allora non svegliateci

©AP/Julie Jacobson

L’abbiamo chiamata «Ritorno al futuro», invero senza troppa fantasia. È una rubrica figlia dell’emergenza e, va da sé, della mancanza di eventi sportivi live. E allora, se non possiamo vivere il presente proviamo almeno a correre indietro con la memoria. Ripescando, stavolta, l’esordio della Svizzera a Sudafrica 2010: un successo, contro ogni pronostico, sulla Spagna futura vincitrice del torneo. Riviviamo quella partita epica grazie all’articolo di Tarcisio Bullo, inviato a Durban per l’occasione.

Se questo è un sogno, allora per favore state tutti zitti zitti e fate bene attenzione a non svegliarci. Lasciateci così, a cullarci dolcemente dentro questa serata morbida, magica, memorabile, straordinaria. Lasciateci inebriare di gioia dentro la notte carezzevole di Durban, che ci accompagna fuori dallo stadio coi suoi colori pastello, il cielo ocra che rimarrà per sempre indimenticabile, come la prestazione della Svizzera contro la Spagna.

È la serata perfetta, la serata che ribalta le previsioni, stravolge valori dati per sicuri. La piccola Svizzera, fino a ieri tremebonda e indecisa, si trasforma camaleonticamente in una squadra rapace, determinata, a tratti aggressiva. E che ti combina questa Svizzera? L’avete visto tutti, che razza di partita i nostri sono stati capaci di vincere, lottando in trincea, soffrendo, facendo proprio il motto dei tre moschettieri, esattamente come avevano detto loro, i giocatori; come voleva il loro tecnico, Ottmar Hitzfeld, uno che se fosse sulla panchina di un’altra nazionale dopo un risultato del genere sarebbe già oggetto di una richiesta: santo subito.

«Uno per tutti e tutti per uno!» persino l’ex-tecnico Köbi Kuhn gliel’aveva detto ai ragazzi che giocando così, uniti da tanta solidarietà, avrebbero potuto scalare un ottomila.

E la Spagna era - è ancora - un ottomila, la favorita dei Mondiali. Gli iberici non ci hanno sottovalutato. Hanno cominciato col loro classico tiki-taka e noi a non veder la palla, ma uniti, compatti, seguendo il piano che Sant’Ottmar aveva disegnato: spingeteli sulle fasce, teneteli lontano dall’area.

È successo così, salvo che il nostro tecnico, beffando da quel gran cerimoniere che è le previsioni dei giornalisti, non ha schierato l’atteso centrocampo a cinque, ma Eren Derdiyok. Un attaccante, certo, che per tutto il primo tempo si è però sacrificato sulla linea di centrocampo, tanto che alla pausa ci si domandava dove avrebbe giocato la Svizzera se Hitzfeld avesse scelto l’opzione difensiva...

Però era l’unico modo di affrontare gli spagnoli cullando l’illusione di potergli tener testa. Loro alla lunga hanno cominciato a mostrare segni di nervosismo: prima Villa, poi David Silva, quindi persino Iniesta. Dietro, mentre Senderos cominciava il suo calvario (caviglia malconcia, capsula o legamenti, prosieguo del Mondiale incerto, ma si vedrà oggi dopo le verifiche in ospedale), Benaglio rassicurava tutti, imbattibile nell’uno contro uno e nelle uscite.

La Spagna, spavalda, ci ha sempre creduto, ha sempre pensato che sarebbe stata solo questione di tempo. Possesso palla della «roja», ma la Svizzera non è stata a guardare e Ziegler ha piegato le mani a Casillas su punizione. La Spagna sul finire del primo tempo ha cominiciato a sbagliare qualche passaggio, ma Xavi, «El Machina», era sempre temibile, col suo sguardo lungo, i suoi cambi di gioco e il piede vellutato. Noi un muro di cemento armato a centrocampo, una squadra attentissima e abile a chiudersi, a non lasciare spazio all’avversario. E quando la Spagna lo trovava, lo spazio, c’era sempre Benaglio in versione saracinesca, come al 24’ su Pique.

Mentre sugli spalti cominciava a farsi largo l’illusione del possibile 0-0 (che già sarebbe stato un miracolo) ecco che un rilancio del portiere, prolungato da Nkufo e ben gestito da Derdiyok, mette fuori causa la retroguardia spagnola. Sarebbe stato rigore, Pique toccava la palla con la mano, ma Fernandes chiudeva ogni discorso scaraventando la palla in rete. La banderillas del torero che s’infila al collo del torero, tieh, la Spagna con tutta la supponenza dei suoi tifosi sicuri della vittoria. «Non ci sarà partita» ci diceva un giornalista iberico prima del calcio d’inizio. E invece c’è stata partita e se loro hanno spedito un missile di Xabi Alonso sulla traversa al 70’, noi abbiamo risposto al 75’ con un palo pieno di Derdiyok dopo uno splendido scambio con Nkufo. Lo sguardo fisso sul cronometro, il tempo che non voleva saperne di trascorrere, l’adrenalina incontenibile, il cuore che batte sino ad arrivare in gola, siamo arrivati al 95’ prima di esultare dopo che l’ultimo tentativo spagnolo, su punizione, è stato sventato dall’eroica difesa rossocrociata. Che partita, ragazzi. Che sofferenza per tutti. E che giornata per il nostro calcio!

Le fasi salienti del match. © FIFA
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