«Se resto al timone rifondo la squadra»

la reazione

Il presidente del Lugano Angelo Renzetti non ha nascosto la propria delusione dopo il brutto k.o. interno contro il Vaduz: «Non c’è gioco, oramai non mi arrabbio nemmeno più»

«Se resto al timone rifondo la squadra»
@CDT/Gabriele Putzu

«Se resto al timone rifondo la squadra»

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La sconfitta contro il Vaduz è di quelle brutte, che lasciano ben più che l’amaro in bocca. La quinta nelle ultime sei partite, che suggella di fatto una mini-crisi – proprio sul più bello, nel finale di stagione – e riduce ad un lumicino le speranze di tornare in Europa. Al di là della pallida reazione mostrata rispetto al netto k.o. di Zurigo, il Lugano ha proposto ben poco. E ancora una volta, la terza di fila, ha terminato l’incontro senza segnare neanche un gol: «Non mi arrabbio nemmeno più, perché non ne vale la pena – afferma il presidente Angelo Renzetti, poco dopo il fischio finale -. La riga si tira sempre alla fine, l’ho sempre detto, ma nelle ultime partite abbiamo gettato al vento davvero troppi punti».

L’impressione è che al di là dell’impegno, gli uomini di Jacobacci abbiano finito la benzina: «Quando le cose non girano e si fa fatica, dovrebbe subentrare il gioco a sorreggere il tutto – prosegue Renzetti -. La verità però, è che questa squadra di gioco non ne ha. Quando vedi Oss e Covilo in attacco, Custodio in difesa o l’entrata in campo di Facchinetti - il cui cambio non l’ha capito nessuno - significa che non c’è un’idea precisa dietro». Una lettura forte, quella del numero uno bianconero, che potenzialmente potrebbe rimettere in discussione anche quanto fin qui raccolto dal proprio gruppo: «Diciamo che il gioco è anche organizzazione e noi spesso ci siamo aggrappati a quella – ammette il presidente -. Però abbiamo avuto la fortuna di avere una difesa ermetica e nessun infortunato, oltre ad un Bottani che un campionato così non lo aveva mai fatto, aiutandoci a coprire alcune lacune offensive. Ora che però stiamo accusando dei problemi, anche a livello di organico, state vedendo tutti come sta andando a finire». Una questione di assenze, dunque, ma anche di atteggiamento di alcuni elementi. Renzetti fa un esempio lampante: «Quando Lungoyi è entrato, sembrava andare a cento all’ora rispetto ai compagni...».

Dopo il k.o. di Zurigo, il presidente aveva affermato di credere ancora nel possibile ritorno in Europa. Oggi? «È evidente che non puoi perdere una partita come quella di questa sera – si rammarica Renzetti -. Adesso dobbiamo andare a Basilea, poi avremo il Sion che ha bisogno punti, e poi saremo ospiti del Lucerna. Con che cosa andiamo lì? Con questa organizzazione di gioco? Senza un’idea chiara? Non esiste. E fa male veder gettare alle ortiche una stagione andata così bene fino a qualche partita fa». Parole pesanti, insomma, che rimettono in dubbio anche la posizione del tecnico Maurizio Jacobacci, fino a qualche settimana fa – a detta di Renzetti stesso – candidato numero uno al rinnovo qualora il presidente restasse al timone della società bianconera, invece che cedere. E ora? «Se rimango, rifondo la squadra. Quella attuale non saprei come metterla a posto» taglia corto il «Pres». E Jacobacci? «Questo non lo so», chiosa Renzetti.

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