Calcio

Senderos a Chiasso? «C’est bizarre»

Il colpo di mercato dei rossoblù ha sorpreso tutto e tutti – Con il giornalista Daniel Visentini ripercorriamo la carriera del difensore

Senderos a Chiasso? «C’est bizarre»
Philippe Senderos sul campo di Cornaredo durante il ritiro pre Euro 2016. (Foto Keystone)

Senderos a Chiasso? «C’est bizarre»

Philippe Senderos sul campo di Cornaredo durante il ritiro pre Euro 2016. (Foto Keystone)

«C’est bizarre». Daniel Visentini è sorpreso. Non si sarebbe mai aspettato che il Chiasso potesse mettere sotto contratto Philippe Senderos. E invece, l’ex nazionale rossocrociato vestirà la maglia rossoblù. «È una scelta rischiosa, in un senso come nell’altro» dice il giornalista della «Tribune de Genève». «Se dovesse fare bene, la gente direbbe che è normale. In fondo, parliamo solamente di Challenge League. Se al contrario dovesse deludere, i tifosi in coro gli darebbero del bollito».

Visentini, ginevrino, ha seguito da vicino la carriera del difensore. «Ha avuto tanta sfortuna, troppa. Ogni qualvolta era in forma e si era conquistato il posto fisso, beh, si faceva male. È successo non so quante volte. All’Arsenal come in Nazionale. Penso ai Mondiali del 2010, al match contro la Spagna. Era la partita della vita per lui, di origini iberiche. Si infortunò da solo e fu costretto a lasciare il campo. Ricordo le sue lacrime». E ancora: «Nel 2006, in Germania, la Svizzera doveva assolutamente battere la Corea del Sud. Il match era bloccato, servivano soluzioni. Philippe segnò sugli sviluppi di una palla ferma, rimediando una botta pazzesca all’arcata sopraccigliare. Gli vennero applicati tre punti di sutura a metà tempo, ma quando tornò in campo si fece male ad una spalla. Assurdo».

A quei tempi Philippe era amato e adorato da tutti. «All’Arsenal per lui impazzivano» spiega Daniel. «Era il classico difensore inglese, aveva elevazione, fisico, grinta. E a dispetto della sua giovane età era già un leader. Parlava anche ai più anziani, il suo tono di voce e i suoi pensieri erano accettati. A Londra gli assegnarono la maglia numero 6. Non veniva usata dai tempi di Tony Adams, leggenda del club. Peccato, appunto, che anche in Inghilterra come in tutte le sue esperienze Philippe abbia sempre dovuto lottare con il suo fisico. Senderos ha passato gran parte della sua carriera così. Una guerra per essere al 100% del suo potenziale».

Già, se fosse stato sempre al 100% oggi parleremmo di lui «come parliamo di Henchoz». A dargli una chance, nei primissimi anni Duemila, fu Lucien Favre allora tecnico del Servette. «Gli diede una possibilità in Coppa Svizzera o in amichevole, ora non ricordo bene» prosegue Visentini. «Ma il match era a Nyon. E Senderos in quell’occasione giocò terzino. Sia Favre sia Challandes, che chiamò un Philippe ancora diciottenne nella Svizzera U21, riconobbero subito in questo giocatore una sorta di leader naturale. Uno così, va da sé, rimase poco nel nostro Paese. Arsène Wenger venne più volte a Ginevra per vederlo. E ai suoi disse: lo voglio a Londra, lo voglio assolutamente».

Fuori dal campo, per concludere, Senderos è un ragazzo normale. «Viene da una famiglia umile, dà il giusto valore ai soldi» racconta Visentini. Ai tempi, ad esempio, regalò una macchina a suo papà per ringraziarlo dei sacrifici fatti. «Il padre di Philippe era operaio, lavorava sulle strade in Spagna. Un mestiere durissimo».

Già, i soldi. Per giocare a Chiasso Philippe ha rinunciato a offerte ovviamente più allettanti. Dalla Cina e dal Medio Oriente. «Ma lui, di stare lontano da casa, proprio non voleva più saperne».

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