«Spero che non stia succedendo una frode»

Lo sfogo

Ospite di Luca Sciarini a EcoTV, il presidente del Lugano Angelo Renzetti ha lasciato intendere che la situazione in casa bianconera è allarmante

«Spero che non stia succedendo una frode»
© CdT/Gabriele Putzu

«Spero che non stia succedendo una frode»

© CdT/Gabriele Putzu

Intervenuto durante EcoTV, la trasmissione social dell’Eco dello sport di Luca Sciarini, Angelo Renzetti si è soffermato tanto sulla prestazione della Svizzera contro la Turchia ad Euro 2020 quanto sul momento, complicatissimo, che sta vivendo il Football Club Lugano. Alla richiesta di tranquillizzare l’ambiente, espressa proprio da Sciarini, il presidente bianconero ha risposto così: «È impossibile tranquillizzare tutti, soprattutto se il primo a non essere tranquillo sono io». E ancora: «Spero che non stia succedendo una frode. Una frode, sì».

Teoricamente, nelle scorse settimane il 60% del capitale azionario della Football Club Lugano SA, la società anonima che regge le sorti della prima squadra, è passato di mano. I volti e i nomi nuovi sono due: Giammarco Valbusa e, soprattutto, Thyago Rodrigo De Souza. Due nomi scomodi, che tuttavia sulle prime avevano rassicurato tifosi e vecchio proprietario: siamo qui per fare bene, il mantra. Peccato che le garanzie per ottenere la mini-licenza dalla Swiss Football League, ad oggi, manchino. E che lo stesso Renzetti non abbia visto i soldi promessi. Com’è possibile che un presidente scafato come «Angelone» si sia cacciato in un casino simile? «È che io sono un furbo onesto» afferma Renzetti in collegamento con Sciarini. «Non è questione di essere creduloni o altro. Io ho sempre cercato di trovare soluzioni che vadano bene a tutti. Se poi qualcuno non ha la volontà di rispettare ciò che ha promesso, non posso farci niente. Non posso mica andare lì con la pistola. Lo so, è vero, mi sono fidato. Ma il calcio di oggi va a una certa velocità. I pagamenti dovevano essere immediati e invece non sono avvenuti. Ci troviamo unicamente a far fronte a determinate spese. E io, Angelo Renzetti, devo cercare di tenere la barca a galla».

La speranza, come si suol dire, è l’ultima a morire. Ma Renzetti, a sentirlo, sembra davvero abbacchiato: «Spero che i soldi arrivino. Avevo fatto una settimana di vacanza dopo la conclusione delle trattative, pensando di essermi tolto un fardello. E invece quel fardello me lo ritrovo ancora, e rischia di essere pure più pesante di prima. Ho dato la mia fiducia, forse non avrei dovuto farlo. Quando dai la fiducia, beh, dai tutto. Se gli altri non vogliono rispettare i patti e non arriva questa mini-licenza, se hanno degli scheletri nell’armadio o se non hanno la volontà di andare avanti, è anche colpa mia. Mi assumo le mie responsabilità. Mi dispiace per tutti. Per i giocatori, per la società stessa, per gli impiegati che venerdì sono venuti da me molto preoccupati. Per i tifosi. Per me stesso».

Il problema nel problema è rappresentato dalla campagna acquisti pesante: Demba Ba, di certo, non arriva a Lugano con un contratto normale. «Sono stati firmati contratti pesanti, senza che la nuova proprietà potesse farlo. E dietro c’è stato il supporto di Novoselskiy (il socio di minoranza del Lugano, ndr). Il che non aiuta a mettere a posto le cose. Di solito, però, io mi esalto nelle difficoltà. Mi fregano nelle cose semplici, in quelle difficili invece come detto mi esalto». Lunedì, intanto, riprenderanno gli allenamenti. «Ma vorrei che l’allenatore, Abel Braga, restasse a Milano o tornasse in Brasile finché le cose non sono a posto. È un personaggio importante, non possiamo fare queste figure da cioccolatai». La paura è quella più grande di tutte: il fallimento. «Spero proprio di no» chiosa Renzetti. «Ho fatto sacrifici per dieci anni e non vorrei scivolare proprio adesso su una buccia di banana».

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