Storie di calcio e razzismo

Memorie

Attraverso una ventina di episodi quasi rimossi tra passato e presente due giornalisti ripercorrono in un volume di drammatica attualità il pericoloso rapporto tra il gioco più bello del mondo e l’insidioso veleno della discriminazione

Storie di calcio e razzismo
Mario Balotelli in visita al campo di Auschwitz-Birkenau. © AP/Gregorio Borgia

Storie di calcio e razzismo

Mario Balotelli in visita al campo di Auschwitz-Birkenau. © AP/Gregorio Borgia

Un palcoscenico troppo bello, troppo in vista, troppo specchio (nel bene e nel male) da almeno centocinquant’anni della società europea. Il veleno del razzismo scorre nelle vene del gioco più amato del mondo. Lo fa da tanto tempo e non smette, nonostante la sanguinosa e abominevole lezione della storia, di tornare a insidiarlo. Come un virus da cui non si è mai davvero immuni. Una minaccia vile e oggi più che mai intollerabile che ha origine nei drammi che hanno attraversato la società europea nel secolo scorso e che ancora pulsa nel ricordo di quelle ferite. C’è infatti un filo che collega i maestri danubiani della Serie A epurati in Italia dal regime fascista in quanto ebrei agli ignobili attacchi contro campioni di oggi come Koulibaly, Lukaku o Balotelli. È quello che cerca di spiegare un piccolo ma prezioso volumetto edito da Giuntina a cura di due giornalisti (Massimiliano Castellani e Adam Smulevich) capaci da tempo di occuparsi di calcio in modo intelligente, in un percorso con diversi inediti, che spazia da Giorgio Bassani alle colte citazioni di Lilian Thuram, dal ruolo salvifico del pallone per i reduci dai lager all’abominio di chi oggi propaga odio nelle curve.

Nuova consapevolezza

Un calcio al razzismo è il tentativo, in venti storie, di costruire un percorso che irrobustisca la consapevolezza, specie nei giovani lettori, su un tema di stretta (anzi strettissima) attualità come il razzismo negli stadi. È un percorso che affronta 80 anni di storia europea, mettendo al centro le vicende calcistiche. Un osservatorio particolare, il più trasversale e democratico visto che questo gioco piace un po’ a tutti. Il calcio quindi come formidabile strumento di consenso sotto i totalitarismi, il calcio che esclude chi è «diverso», ma anche il calcio che lancia messaggi di vita e speranza quando tutto attorno si fa buio e il futuro sembra perduto. Storie belle e storie brutte da conoscere insieme. «Riteniamo urgente - ci spiega Smulevich - un deciso scatto di consapevolezza da parte di tutto il sistema. In un mondo del pallone che appare spesso smarrito almeno su un piano di etica e valori, l’esigenza di guardarsi alle spalle, di riflettere sul proprio percorso tra gli alti e i bassi che l’hanno caratterizzato, non è un optional. Anche per affrontare le complesse sfide di oggi. Come il razzismo nelle curve, appunto».

Preoccupanti dinamiche

Certo non è un tema nuovo, anche se la società dagli anni Trenta è molto migliorata. Però alcune dinamiche, con le dovute differenze, si ripropongono. E fondamentale è capire perché ciò accade. La repressione, pur necessaria davanti a certi comportamenti, da sola non basta.

Parola e racconto sono parte imprescindibile di questa battaglia anche culturale, non più procrastinabile. Un calcio al razzismo è un appello al mondo del calcio a fare di più, ad andare davvero nelle scuole, a confrontarsi in modo permanente con gli studenti, anche attraverso queste testimonianze. A partire dall’introduzione, dedicata all’opera di Primo Levi in una prospettiva molto diversa dal consueto approccio al suo messaggio. Gli autori scelgono infatti di ricordare il grande scrittore e testimone attraverso le partite di calcio che descrive nei suoi libri (una gli viene riferita, di un’altra è invece spettatore). Non uno sfizio da calciofilo, il suo, ma un modo per riflettere con immagini alla portata di tutti su alcuni aspetti della realtà concentrazionaria. Sono due match molto differenti quelli raccontati in due libri-pilastro, tappe obbligate per chiunque abbia a cuore una memoria consapevole: I sommersi e i salvati e La tregua. Inferno e rinascita, abisso e speranza: ci si muove tra questi due poli, tra la partita che si svolge nel lager tra SS e Sonderkommando e quella tra italiani e polacchi che viene organizzata per festeggiare la fine del conflitto.

Società polifonica

«In tanti con le loro parole e riflessioni, ci hanno aiutato a realizzare questo percorso», riprende Smulevich. «Penso a Lilian Thuram, l’ex campione di Juventus e Parma che per primo ha scelto di impegnarsi nella battaglia antirazzista e il cui tridente personale, come spieghiamo nel libro, è rappresentato dal Nobel per la letteratura Jean-Marie Gustave Le Clézio, dal paleontologo e suo maestro Yves Coppens e dall’antropologo Tzvetan Todorov, che indaga intorno alla pluralità umana e con il quale già da calciatore si confrontava sul tema della società polifonica».

In Un calcio al razzismo si parte con Levi e si arriva agli ululati razzisti nelle situazioni da ultimo stadio che come nel caso Balotelli in queste settimane hanno fatto il giro del mondo. Invertire la rotta è possibile. Ma a patto di investire davvero in racconto e formazione. Perché per dirla con Thuram: «Non c’è una storia nera né una storia bianca. È tutto il passato del mondo che dobbiamo recuperare per capire meglio noi stessi e preparare il futuro dei nostri figli».

La presentazione del libro

Un antidoto fatto di ricordi

C’è anche tanta Svizzera nel volume di Castellani e Smulevich, dal sogno nel campo di internamento in Svizzera dove era rifugiato il giornalista Massimo Della Pergola da cui nacque il mitico Totocalcio, alla chiacchierata luganese con Zdenek Zeman che ricorda lo zio Cestmír Vycpálek, che lo instradò verso la carriera di allenatore ma che dentro di sé portava le pesanti ferite di Dachau. Il libro verrà presentato venerdì 15 novembre nell’ambito di Book City all’Università Statale di Milano (Aula 113, ore 10).

Massimiliano Castellani e Adam Smulevich. Un calcio al razzismo. 20 lezioni contro l’odio. Giuntina editrice, pagg.102, € 10.
Massimiliano Castellani e Adam Smulevich. Un calcio al razzismo. 20 lezioni contro l’odio. Giuntina editrice, pagg.102, € 10.
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