Calcio regionale

Tacchi? Meglio i tacchetti

A tu per tu con Sandro Pedrazzini, presidente dell’Associazione Calcio Femminile Ticino

Tacchi? Meglio i tacchetti

Tacchi? Meglio i tacchetti

LUGANO - Sempre più spesso, facendo zapping tra i canali sportivi, capita di imbattersi in partite del calcio femminile, una realtà in grande crescita. Il calcio non è più solo uno sport per maschi, piaccia o meno. Sempre più ragazze preferiscono i tacchetti ai tacchi. Nazioni come l’Italia stanno investendo in maniera massiccia nel pallone, al fine di colmare il gap con le migliori squadre del panorama mondiale. Tra qualche mese la Francia ospiterà i Mondiali, dove purtroppo - e un po’ a sorpresa - mancherà la squadra elvetica. Anche in Ticino il movimento è vivo e soprattutto mira a migliorare e formare al meglio le calciatrici di domani. È il caso dell’Associazione Calcio Femminile Ticino, che conta due formazioni, la Under 15 e la Under 17. Abbiamo incontrato il presidente Sandro Pedrazzini per avere una fotografia del panorama. Lui al calcio è arrivato quasi per caso, complice il percorso delle figlie. Padrazzini è però uno sportivo, avendo militato in Serie A nella pallanuoto e conosce le dinamiche dello sport d’élite.

Signor Pedrazzini, com’è diventato presidente dell’Associazione Calcio femminile Ticino?

«Grazie alla passione per il pallone delle mie figlie. Ho seguito il loro percorso e ho capito la necessità di creare qualcosa di concreto. Per questo, insieme ad altri amici e genitori, sostenuti dalla Federazione ticinese e da due società cantonali, abbiamo fondato l’Associazione, nata nell’aprile dello scorso anno. Non ho mai giocato a calcio (in maniera attiva), ma ho sempre fatto sport, insomma, non vengo da un altro pianeta. Grazie al mio passato capisco anche le difficoltà di conciliare un’attività sportiva di alto livello e il percorso sportivo».

Quante ragazze conta la vostra Associazione?

«Attualmente abbiamo due formazioni, la Under 15 e la Under 17, per un totale di quasi quaranta ragazze».

Quali sono i vostri obiettivi?

«Fare in modo che la ragazze di talento del nostro Cantone possano ricevere la miglior formazione calcistica. Una formazione d’élite, con il supporto e le direttive della Federazione svizzera di calcio, e garantire alle nostre calciatrici di avere uno “sbocco” nel calcio dei grandi. Per questo abbiamo una proficua collaborazione con il Lugano (che milita in Serie A) e il Gambarogno (attualmente in Seconda Lega)».

Le ragazze, una volta ultimata la formazione, sono pronte al salto nel calcio dei grandi?

«Ovviamente bisogna fare un discorso individuale, in base al livello di ognuna e al grado di maturità. Possiamo dire che le migliori ragazze, terminata la stagione nella Under 17, sono pronte per giocare stabilmente in Serie B. In Ticino, e con le nostre collaborazioni, abbiamo il massimo livello e la Seconda Lega. Quest’anno le migliori si stanno confrontando e stanno trovando spazio nel Lugano e per noi è motivo di grande soddisfazione. È un bel salto, ma non impossibile».

Pensate a inserire in futuro un ulteriore tassello formativo? Penso a una squadra Under 21.

«Una U21 sarebbe per noi la soluzione ideale, abbiamo già avviato i discorsi con le squadre con cui collaboriamo, ma allo stato attuale non ci siamo ancora riusciti. La situazione migliore sarebbe quella di avere una Under 21 in Prima Lega».

Il calcio femminile è in grande crescita, tra qualche mese ci saranno i Mondiali in Francia. Qual è il livello della Svizzera?

«Il livello è buono. La nostra nazionale ha partecipato alle ultime competizioni internazionali. Non ci saremo ai Mondiali ed è un po’ una sorpresa, ma l’evoluzione è importante. Pensi che le tesserate nel nostro Paese sono quasi 30’000, come i maschi tesserati nell’hockey su ghiaccio. Numeri comunque importanti. Ovviamente alcune nazioni sono avanti, paesi in cui già vi è il professionismo anche per le donne. Questa è la vera differenza e sembra di tornare indietro a trent’anni fa per gli uomini».

Ha una nazione modello?

«In Germania il livello è altissimo (seconda nel ranking FIFA, dietro agli Stati Uniti) e tante calciatrici svizzere si sono trasferite per giocare. Anche in Italia il movimento è in crescita e oggi tutte le grandi squadre devono avere parallelamente un team femminile e questo sta permettendo un grande salto di qualità».

Tra qualche anno il calcio femminile arriverà al livello di quello maschile?

«Non lo so, il calcio femminile ha un approccio completamente diverso e per questo è difficile fare un confronto».

Da presidente qual è la soddisfazione più grande che ha avuto finora?

«Vedere le nostre ragazze che se la giocano tranquillamente a livello nazionale. Fanno tanti sacrifici, si allenano quattro volte la settimana, ma non hanno nulla da invidiare alle coetanee, nonostante i numeri ridotti del Ticino».

Ha un auspicio?

«Mi piacerebbe avere ancora una maggiore collaborazione con le altre squadre del Cantone. Idealmente, so che non è possibile, mi piacerebbe ci fosse un tesseramento unico che permetta alle ragazze di giocare nella categoria più idonea al loro livello. Una sorta di raggruppamento, anche per le squadre di attivi. E in ultimo che il calcio femminile acquisisse maggiore visibilità”.

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