Totocalcio, i 75 anni di un mito. Anzi, di un rito

Paso Doble

Il 5 maggio del 1946 vide la luce la prima schedina – Il giornalista Massimo Della Pergola portò il gioco in Italia ispirandosi allo Sport-Toto svizzero

Totocalcio, i 75 anni di un mito. Anzi, di un rito
Milano, 1973: Massimo Della Pergola in ricevitoria © PUBLIFOTO/OLYCOM

Totocalcio, i 75 anni di un mito. Anzi, di un rito

Milano, 1973: Massimo Della Pergola in ricevitoria © PUBLIFOTO/OLYCOM

«Due cose importammo dalla Svizzera in quei primi anni del secondo dopoguerra: il catenaccio e il Totocalcio». Lo ha scritto il maestro Gigi Garanzini. Fu infatti nel nostro Paese che gli italiani trovarono ispirazione per il gioco: quello sul campo, ultradifensivista, e quello in ricevitoria, su cui per decenni hanno riposto sogni e speranze.

A importare sul finire degli anni Quaranta nel Belpaese il catenaccio – rubato al tecnico austro-elvetico Karl Rappan – furono Gipo Viani (Salernitana) e Nereo Rocco (Triestina), che più tardi – assieme – fecero grande il Milan di Rivera, Altafini e Trapattoni. A trafugare nella Penisola le schedine basate su pronostici sportivi fu invece il giornalista triestino Massimo Della Pergola, che le aveva scoperte nel campo di lavoro presso Sion dove aveva trovato...

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