Vietato ai minori

Un piccolo tributo alla tribù del pallone

Rubrica a cura di Gianluca Pusterla

Un piccolo tributo alla tribù del pallone

Un piccolo tributo alla tribù del pallone

MUZZANO - Ogni mattina una marea di persone nel nostro Cantone si sveglia e in testa ha solo il calcio. Niente lavoro, scuola o famiglia, ma solo quella magica sfera, la sua leggerezza e le emozioni che sa regalare. Ogni mattina c’è un mondo che si muove per questo sport magico. Papà, mamme, nonne, zie e famigliari vari. «Mamma, voglio iniziare a giocare a calcio». Un orgoglio per i padri, ma spesso una brutta gatta da pelare. I figli vanno portati agli allenamenti, ed è un bell’impegno. I piedi crescono, e con loro anche l’esigenza di un nuovo paio di scarpini. Le partite in televisione e tanto altro. Quando entrambi i genitori lavorano, come spesso per necessità accade, serve quindi avvalersi di parenti per un preziosissimo aiuto. È per questo che il calcio coinvolge un numero mastodontico di persone, da chi lo pratica in prima persona e chi ci ruota attorno. Ognuno lo fa per passione. O per lo sport, o per la passione tradotta in amore verso qualcuno. Perché, diciamocelo, per vedere felice un nostro caro faremmo i salti mortali. Alzi la mano il genitore che non ha mai dovuto portare il proprio pupillo a una partita il sabato mattina, a un orario improponibile e a svariati chilometri dal proprio domicilio. Cinque giorni di lavoro estenuanti e quando hai la possibilità di goderti il meritato riposo ti tocca preparare il borsone, allacciare le scarpe al vostro Messi in miniatura e via, verso qualche campetto spellacchiato. Match improbabile che il vostro pupetto interpreterà come se fosse la finale della Coppa del Mondo, con conseguente sveglia anticipata per la tensione. Sappiate che avete tutta la mia stima. Il calcio, disse qualcuno, non è una questione di vita o di morte, è molto di più. Attenzione, cogliete solo il positivo di questa frase, evitando comportamenti senza senso che mai si dovrebbero vedere su un manto erboso. È successo ancora. Sono situazioni sporadiche, per fortuna, ma speriamo possano scomparire una volta per tutte. Per colpa delle solite mele marce si mette in discussione tutto il movimento, si mette l’accento sui problemi e non su quanto di positivo avviene ogni settimana. Ci troviamo in un bel periodo dell’anno. O brutto, a dipendenza. Piano piano il campo sta delineando i primi verdetti. C’è chi fa festa, come gli Azzurri, ed è ripagato per gli allenamenti duri, gli sforzi, le arrabbiature e tutto il resto. Altri invece sono delusi. È l’altra faccia della medaglia, di uno sport in cui la differenza tra vittoria e sconfitta è spesso sottile, ma fa tutta la differenza del caso.

Il fine settimana è appena terminato. Questo gioco bellissimo ha portato via i vostri fidanzati per qualche ora, voi vi siete sobbarcati viaggi e partite che mai avreste voluto vedere. O siete a casa a lavare i panni di vostro figlio, grattando come dannate per colpe delle innumerevoli scivolate sul fango. Gioie, dolori, sentimenti e tante emozioni. Il calcio, è però anche vita, una palestra utile. Più dai e più ottieni. E la meritocrazia è forse più presente che in molti posti di lavoro. Certo, ci vuole anche un pizzico di fortuna, un po’ di follia e un briciolo di ignoranza. Metteteci sempre il cuore e continuate ad alimentare un movimento bellissimo!

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Calcio
  • 1