Calcio regionale

Voglio una vita spericolata, voglio una vita come... Censi

Intervista all’attaccante del Gordola

Voglio una vita spericolata, voglio una vita come... Censi

Voglio una vita spericolata, voglio una vita come... Censi

GPRDOLA - Il personaggio di questa settimana, Gabriele Censi, ha molto da raccontare. Negli anni è stato una sorta di nomade del pallone. Ha giocato in Spagna e in Australia, a livello professionistico in Svizzera (con Bellinzona e Chiasso) e in tante squadre ticinesi (spicca la lunga militanza nel Losone in Seconda Lega Interregionale). Lui stesso ci dice «se doveste citare tutte le formazioni in cui ho militato vi riempio la pagina». Si è divertito un mondo, per anni ha lavorato intensamente per fare il calciatore e poi, a un certo punto della sua vita, ha deciso di concentrarsi sulla sua professione. «Le priorità cambiano» afferma con il sorriso. Un lavoro, quello di Gabriele, interessante e avvincente. E da qui la (semi)citazione del titolo. Con la sua Gc Events organizza eventi di alto livello. Il periodo è di quelli intensissimi, con alle porte il Connection Festival e Castle On Air; appuntamenti di grido nel panorama musicale ticinese. Anche calcisticamente, però, gli impegni non mancheranno. Oggi Censi milita nel Gordola (Terza Lega Gruppo 2), dopo aver iniziato l’annata 2018/2019 con la maglia del Cadenazzo, e la sua squadra è in piena lotta promozione.

Gabriele, ti aspetta un tour de force mica da ridere, tra lavoro e calcio...

«È vero, ma sono pronto. Ci giochiamo la promozione in Seconda. Attualmente siamo secondi e questo risultato ci permetterebbe di giocarci lo spareggio con la seconda dell’altro gruppo (attualmente sarebbe il Malcantone, ndr). Non sarà evidente ma ci proveremo. Dal punto di vista professionale si avvicina il momento probabilmente più avvincente dell’anno. Speriamo che Salmo e Ultimo (i biglietti disponibili su mediatickets.ch, ndr) riescano a far vivere una splendida serata agli appassionati di musica. Come anche i concerti nella suggestiva cornice di Castelgrande a Bellinzona. Non è facile, ci sono tante incognite, ma eventi del genere ti regalano grandi emozioni. In ultimo, ma non per importanza, tra qualche giorno mi sposerò. Non ho il tempo di annoiarmi quindi...».

Nel corso degli anni hai indossato tante casacche. Anche in questa stagione hai cambiato maglia. Come mai?

«È vero, ho giocato in tante squadre e a citarle tutte ci vorrebbe una pagina. Ho giocato, tra le altre, a Chiasso, a Bellinzona, a Morbio, in Australia e a Losone. La stagione attuale l’ho iniziato in Seconda Lega con il Cadenazzo. C’era grande ambizione e gli obiettivi erano di fare un campionato di vertice. Alla fine non è stato così e complici i numerosi impegni professionali ho deciso di fare un passo indietro. A Gordola, dove tra l’altro sono cresciuto, tutto è andato nel migliore dei modi e nonostante sia arrivato solo nel ritorno sono già in doppia cifra. Speriamo di riuscire a ottenere la promozione. Il nostro mister, Di Zio, è un vero fuoriclasse, la società e il gruppo meriterebbero davvero questo grande salto».

In passato hai avuto la fortuna di realizzare il sogno di tanti: giocare nell’Ibiza, la squadra in cui oggi milita Marco Borriello. Com’è andata?

(Ride ricordando il bel periodo, ndr) «È stato fantastico. In realtà io nemmeno sapevo di andare a Ibiza. Un amico procuratore mi ha proposto una squadra estera. Cercavano giocatori ed erano in ritiro a Roma. Sono andato nella capitale, mi sono allenato e poi mi sono ritrovato nella famosa località estiva delle Baleari. Un sogno. Facevo il professionista in un posto da cartolina. Era sempre caldo, c’era il mare e giocavo a calcio. A Ibiza non ci si annoia mai. Sono rimasto sei mesi e conservo un fantastico ricordo».

Con il tuo lavoro hai avuto la possibilità di incontrare tanti fuoriclasse della musica. Quale ti ha segnato maggiormente?

«Sicuramente quello con Antonello Venditti. Con lui è nato un bel rapporto e spesso ci sentiamo in maniera amichevole. Altri big della musica mi hanno lasciato un segno, da Ennio Morricone (con duecento musicisti sul palco) a Ludovico Einaudi, passando per Bob Dylan. Un grande orgoglio poterli avere in Ticino. È anche il bello del mio lavoro e un vero privilegio».

Con quale sportivo, invece, vorresti fare due chiacchiere?

«Sarò scontato, ma dico Roger Federer. Un signore in tutto e per tutto e la sua carriera è lì a testimoniarlo. Cito anche Ronaldinho, il mio idolo, con cui sicuramente mi divertirei. Dev’essere un tipo simpatico».

Se tu fossi un cantante, chi saresti?

«Mi piacerebbe essere uno alla Vasco o Bono degli U2. Essere un po’ rock, un tipo con la capacità di riempire gli stadi e con il pubblico che canta le tue canzoni».

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