Dalle «stalle» a stella: la storia di un senzatetto in NBA

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Assoluto protagonista della recente finale nella massima lega statunitense di pallacanestro, Jimmy Butler ha vissuto anni nell’assoluta indigenza - Con coraggio e perseveranza degni di un adattamento hollywoodiano, il giocatore ha capovolto un destino che sembrava già segnato

Dalle «stalle» a stella: la storia di un senzatetto in NBA
© EPA/Erik S. Lesser

Dalle «stalle» a stella: la storia di un senzatetto in NBA

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Un’infanzia difficile, un’adolescenza da senzatetto, una forza d’animo incredibile che l’ha spinto ad emergere, nonostante tutto e tutti: quella di Jimmy Butler III, giocatore dei Miami Heat e protagonista della finale contro i Lakers, è una storia degna di un film.

Nato a Houston (Texas) ed abbandonato dal padre prima ancora di venire alla luce, Jimmy ha vissuto i suoi primi anni nel sobborgo di Tomball, zona particolarmente malfamata della metropoli texana. Buttato fuori di casa dalla madre ad appena 13 anni, la futura stella dell’NBA non si è mai dato per vinto ed ha evitato le «scorciatoie» di una delinquenza dilagante nel quartiere per dedicarsi alla sua passione: il basket.

«Non mi piace la tua faccia, devi andartene»

Da ragazzino, Butler ha sempre evitato di mettersi nei guai, ma il suo «rigare dritto» non ha apparentemente convinto la madre, forse stanca di doverlo mantenere da sola. Nel 2002, la donna ha cacciato di casa il figlio 13.enne, dicendogli: «Non mi piace la tua faccia, devi andartene».

Appena adolescente, e dopo un’infanzia già complicata, Jimmy si è ritrovato ad affrontare gli stenti di una vita da senzatetto. Per quattro anni il ragazzo è stato costretto a vivere dell’ospitalità di amici e conoscenti: una settimana qui, una settimana là, una notte nei centri d’accoglienza per «homeless». Sempre, però, con il pallone a spicchi sotto al braccio.

Da rivali a fratelli d’adozione: il rapporto con Jordan Leslie

La svolta, guarda caso, è arrivata proprio da un campo da basket, quello della squadra liceale della Tomball High School. Qui il 17.enne Jimmy ha incontrato Jordan Leslie, un giovane con la passione per il basket ed il football americano (futuro giocatore in NFL). Conosciutisi grazie ad una sfida di tiro a canestro (vinta da Butler), tra i due è poi nata un’amicizia fattasi sempre più stretta, fino a includere Jimmy nella famiglia allargata di Leslie: tre figli dalla parte della madre, tre da quella del patrigno, un settimo dall’unione dei due. Riguardo al suo rapporto con i Leslie, qualche anno più tardi il giocatore ha riferito ai giornalisti di ESPN (emittente televisiva statunitense dedicata allo sport): «Mi hanno accettato nella loro famiglia. E non è stato a causa del basket. Lei - Michelle Lambert, la madre di Jordan Leslie - era semplicemente molto affettuosa. Faceva cose del genere. Non potevo crederci».

«Amo quello che mi è successo. Mi ha reso quello che sono. Sono grato per le sfide che ho affrontato»

Un’ascesa inarrestabile

Passato dal Tyler Junior College (Texas) alla Marquette University (Wisconsin) grazie ad una borsa di studio, Butler è stato draftato nel giugno 2011 come 30. scelta assoluta dalla squadra di NBA dei Chicago Bulls. Il sogno di diventare un professionista del basket si era ormai concretizzato: ad una prima stagione da sole 42 partite (un numero ridotto anche dal lockout) è seguita una seconda «piena» dove ha potuto giocare tutte le 82 partite. Dopo una gioventù così travagliata, Jimmy si è trovato in mano, all’alba della stagione 2015-2016, un contratto da 5 anni e 95 milioni di dollari con i Bulls.

Scambiato nel 2017 ai Minnesota Timberwolves e passato nel 2018 ai Philadelphia 76ers, Butler ha raggiunto nel 2019 i Miami Heat (sua squadra attuale) sempre giocando delle stagioni da protagonista.

Butler (a sinistra) e LeBron James (a destra) in gara 4 della finale (6 ottobre 2020). /© AP/Mark J. Terrill
Butler (a sinistra) e LeBron James (a destra) in gara 4 della finale (6 ottobre 2020). /© AP/Mark J. Terrill

La prima finale e la nascita di un nuovo «recordman»

Alla sua prima finale di NBA e confrontato con talenti quali LeBron James e Anthony Davis, Butler non ha sfigurato ed ha anzi fatto brillare più forte la propria «stella», eguagliando o superando, nelle partite delle «Finals», i record di leggende del basket.

In gara 3, Butler ha finito con 40 punti, 11 rimbalzi e 13 assist ed è diventato il terzo giocatore nella storia delle finali a mettere a segno una tripla doppia da più di 40 punti, in compagnia dell’avversario LeBron James (Cavaliers, 2015) e Jerry West (Lakers, 1969).

In gara 5, Butler ha fatto registrare 35 punti, 12 rimbalzi, 11 assist e 5 palle rubate, diventando il primo giocatore a mettere a referto oltre 35 punti, 10 rimbalzi, 10 assist e 5 palle rubate in una partita delle Finals.

Grazie alle sue prestazioni, Jimmy Butler è divenuto il sesto giocatore con più triple doppie nella serie delle Finals, insieme ai «mostri sacri» James, Magic Johnson, Larry Bird, Wilt Chamberlain e Draymond Green.

Un risultato incredibile per un ragazzo partito dal nulla.

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