I ticinesi ai Mondiali di hockey

Baldi: «Quando gli americani mi aprirono la fronte»

Il primo ospite della nostra rubrica «Ricordi iridaTI» è l’ex attaccante di Ambrì Piotta, ZSC Lions e Ginevra

Baldi: «Quando gli americani mi aprirono la fronte»

Baldi: «Quando gli americani mi aprirono la fronte»

Con Mattia Baldi si inaugura la nostra rubrica dedicata ai ticinesi che hanno disputato i Mondiali A di hockey su ghiaccio. L’ex attaccante di Ambrì Piotta, ZSC Lions e Ginevra ne ha giocati tre: nel 1998 in Svizzera, nel 1999 in Norvegia e nel 2002 in Svezia.

L’ANEDDOTO

«È legato al mio esordio, al Mondiale casalingo del 1998. Ero molto giovane: 21 anni ancora da compiere. L’avversario erano gli Stati Uniti e dopo aver visto quanta classe ci fosse nel loro roster, pensai bene di metterla sul piano della grinta e della faccia tosta. Decisi di giocare senza visiera protettiva, come facevano i veterani. All’epoca era obbligatoria per quelli della mia età, dunque dovetti firmare carte su carte per ottenere l’autorizzazione. I miei genitori cercarono di fermarmi, dissero che ero matto. Col senno di poi avrei fatto meglio ad ascoltarli, visto che già al terzo cambio un avversario mi aprì la fronte. Non me ne accorsi, ero troppo gasato. Furono i compagni a dirmi che perdevo sangue. Porto con fierezza una bella cicatrice».

LA PARTITA DEL CUORE

«Sembrerò ripetitivo, ma è sempre Svizzera-USA del 1998. Esordire ad un Mondiale, oltretutto in casa, ti segna per la vita, al di là delle cicatrici. L’Hallenstadion di Zurigo era strapieno, vestito a festa, con delle tribunette supplementari allestite per l’occasione. Un clima da playoff. Perdemmo 5-2, ma nel resto del torneo ci riscattammo alla grande. Furono due settimane pazzesche: perdemmo la semifinale contro la Svezia in due sfide di andata e ritorno, mentre nella finalina fu la Cechia a sottrarci il bronzo. Esperienze simili ti fanno crescere tantissimo e ti danno ancora più voglia di lavorare duramente».

IL PERSONAGGIO

«Il primo che mi viene in mente è un compagno di Nazionale: Misko Antisin. Era il mio idolo sin da ragazzino, avevo il suo poster, sceglievo sempre il suo numero, lo veneravo. Giocare con lui ai Mondiali del 1998 fu la realizzazione di un sogno. Ricordo che Peter Jaks, pure lui selezionato, mi fece fare una figuraccia: avevo appena messo il piede in quello spogliatoio, dove tutti erano più grandi di me, e fu proprio Peter a presentarmi Misko. Andò a dirgli che io non parlavo inglese, ma che ero il suo più grande fan. Mi presero tutti in giro per qualche giorno. Tra gli avversari, citerei Jaromir Jagr, leggendario attaccante ceco. Non me lo immaginavo così grosso. Un vero bestione».

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