Cereda: «Non vedo perché non si debba iniziare il 18 settembre»

Hockey

L’allenatore dell’Ambrì spera che lo sport possa ritrovare presto una certa normalità: «Non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per la gente comune che ha bisogno di emozioni forti» - LE FOTO

Cereda: «Non vedo perché non si debba iniziare il 18 settembre»
© CdT/Gabriele Putzu

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«La stagione inizia il 18 settembre e noi ci stiamo preparando per quella data». Luca Cereda non è di certo un ingenuo, ma vuole che i suoi giocatori lavorino con un chiaro obiettivo temporale in testa. «Come staff tecnico abbiamo ovviamente preparato dei piani di riserva in caso di slittamento, ma personalmente non vedo perché non si debba poter cominciare il giorno previsto. Spero che si possa tornare presto a una certa normalità, non solo per noi addetti ai lavori, ma anche per la gente comune che ha bisogno di vivere delle forti emozioni e dei bei momenti attraverso lo sport, rispettando chiaramente le norme di igiene e di distanziamento che abbiamo imparato».

Il messaggio dell’Ambrì, come di tutto l’hockey svizzero, non cambia: con un limite di mille spettatori non si può andare avanti. I club, del resto, sono pronti a garantire la sicurezza in pista per un numero maggiore di tifosi. A livello pratico, l’HCAP si è già abituato a fare i conti con il virus: «Qui a Biasca – spiega Cereda – abbiamo suddiviso i giocatori in tre spogliatoi, mentre alla Valascia ci stiamo organizzando per averne due, limitando così i contatti ravvicinati. I meeting di squadra sono molto corti, sempre sotto i dieci minuti. Ai giocatori abbiamo inoltre chiesto di evitare situazioni di pericolo e luoghi chiusi affollati. La parola chiave è adattamento».

Per Elias Bianchi, la situazione non è di facile interpretazione: «C’è poca chiarezza, nessuno sa come evolveranno le cose e un po’ di preoccupazione si avverte. La cosa più importante è che si possa giocare in condizioni sostenibili, con un pubblico che permetta di mantenere in vita le società sportive e di salvaguardare la salute di tutti. Noi vorremmo giocare dal 18 settembre, non ci piace l’idea di restare fermi più a lungo del previsto, ma le finanze dei club ci riguardano da vicino e con mille spettatori non si va avanti. In ballo c’è il nostro lavoro. Oggi come oggi, l’unica cosa sensata per noi giocatori è affrontare questa fase da professionisti: il nostro lavoro è andare in pista ad allenarci, come se ci trovassimo in condizioni normali. Per quanto riguarda sacrifici e rinunce da parte nostra, siamo in contatto con la dirigenza in attesa che si delinei uno scenario più preciso. Uno sforzo dovremo farlo tutti».

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